By

BIANCAMARIA FRABOTTA

MIMESI DELLA CASUALITÀ DEL VIVERE

Il bisogno di connettere il fare poetico con gli imprevedibili casi dell’esperienza vissuta

di Maria Clelia Cardona 

 

Se tu sei ancora sveglio, / scrivimi ti prego una poesia / che vinca la vita che si ostina / che mi affretti l’alba / un inizio di non vita. / Una poesia che non mi si chiu­da addosso come una / tenaglia»: così scriveva Biancamaria Frabotta in Affeminata, la plaquette che nel 1976 segna il suo esordio poetico, e che diviene poi una delle sezioni della successiva raccolta, Il rumore bianco (1982). A rileggere ora le poesie di quegli anni, ci si accorge che vi compaiono non pochi motivi chiave, destinati a proiettarsi sui lavori successivi intuizioni programmatiche disseminate nella galassia ancora in formazione del mondo poetico dell’autrice. Il rifiuto della poesia-tenaglia, che imprigiona l’esisten­za, chiudendola nella costrizione innaturale della versificazione, nasce certamente dalla predilezione novecentesca per la forma aperta, ma trae linfa e motivazioni interiori soprattutto dal bisogno di con­nettere il fare poetico con gli imprevedibili casi dell’esperienza vissuta. La “tenaglia”, in breve, è rifiutata in quanto gravame di falsità nella poesia come nella vita: «Era bello passeggiare la domenica senza corretta grafia», leggiamo ancora in Affeminata*, dove poe­tica e realtà appaiono inscindibili dall’impegno femminista dell’autrice che, però, elude il rischio della tenaglia ideologica facendo deflagrare nei versi conflitti fra l’ordine perentorio delle idee e l’irriducibile, emozionante disordine dei sensi e delle passioni («Fu la protesta, la guerra, lo scontro del cuore col / cervello» p. 38). Talvolta lo scontro si concretizza in immagini flash o rapide sequenze narrative: «… e io che li ho visti dietro l’angolo / rossi di maglie e di giornali venire / alla quotidiana propaganda mi chino sull’orlo di un / zampillo di piazza vittorio scoprendo i nastri fiammanti del / reggicalze…» (p. 49). Non a caso Affeminata è coerentemente inserita nella più complessa raccolta Il rumore bianco, che già nel titolo, tratto dal nome di una legge fisica, dà conto di una consapevolezza formale ormai maturata: nel riferimento metafo­rico al moto casuale di una particella all’interno di un fluido, e al fluttuare delle collisioni che le molecole del fluido hanno con la particella stessa, è implicita la dichiarazione di una poetica che mira alla mimesi della casualità e della dispersione del vivere, e quindi alla varietà degli stili e dei linguaggi. Un istinto erratile, non disciplinabile, governa lo scontro-incontro della coscienza (o meglio, dell’occhio) con la realtà, che nel suo frantumarsi o moltiplicarsi rimane inafferrabile come totalità, incognita dolorosa che solo l’accensione del verso può talvolta illuminare di senso.

Ma la pura emozione, o il gesto ribelle e sfrontato, non bastano all’autrice, che fa appello alla propria sapienza retorica e a quei fari interiori che sono per lei i poeti o i filosofi più letti e amati, per portare alla luce un altrove della psiche destinato diversamente a immiserirsi nelle secche della quotidianità. Così, ad esempio, nella sezione “La mia credulità”, forse la più investita dalla vivezza di umori e di toni che virano dall’autoironia alla malinconia, al coinvolgimento polemico, al sarcasmo accusatorio, il “cimento” di un amore scontroso e conflittuale è giocato, ora in di­fesa ora in attacco, con una lama tanto più tagliente e crudele quanto più affilata da immediatezza espressiva e scaltrezza re­torica: «[…] Un galeone notturno / in mezzo a un mare di parole. Il cuore in mano / dicevi, la mano sul cuore. Ma l’unico cuore / che oggi batte alla tua porta / sfortunato imitatore delle canzo­nette antiche / è la forma a cuore delle tue labbra» (p.100). Variamente dislocate, compaiono in questa sezione molte delle più condivisibili ragioni del risentimento femminile rivolto contro l’inveterato ripetersi delle peggiori inclinazioni maschili — narcisismo, egoismo, vanagloria, incostanza amorosa, ricorso agli spergiuri e alle doppiezze: il “cimento” però è con­dotto con una sapienza che mescola e ricontestualizza toni leggeri da arietta settecentesca (evocati già in epigrafe dai versi scritti da Da Ponte per il Don Giovanni di Mozart) e affondi acuminati, ironia e modi colloquiali, dolore di multiple ferite, stupore di fronte all’indifferenza dell’epilogo («Ribatti leccandoti i baffi / il chiodo freddo dell’indifferenza» p. 104 e p.106). Ma al di là delle accensioni irose e dei colpi inflitti e ricevuti, al di là della legge che governa in miseria i rapporti umani, ecco affiorare la consapevolezza che solleva l’indisciplinato viavai degli umori a un più alto grado di elaborazione e di pensiero: «È vero. Non come te poeta io sono /io sono poetessa e intera non ap­partengo a nessuno. / Da me, come da te la pura stella dell’inizio del mondo / è lontana la menzogna primaria, vestita di nero e / maschile nella voce» (p.101). Nasce da questa maturazione concettuale lo scarto che dà luogo al bellissimo poe­metto Eloisa, che conclude il libro, proiettandone le molte voci vive e attuali in quella della donna medievale e del suo sventurato amore per il monaco-filosofo Abelardo al quale si rivolge: «Qui dimora l’intero e tu disperso / ci ragioni.» (p.127).

La viandanza, libro uscito nel 1995, ci propone un’altra parola-chiave per in­tendere la poesia di Frabotta. Ne spiega il senso la stessa autrice in un testo compreso nel volume miscellaneo Scrittori, tendenze letterarie e conflitto delle poetiche in Italia (1960-1990): «La poesia in “viandanza”, come la statua della Gradiva, ferma e in cammino nello stesso tempo, guarda avanti e pensa indietro. Oppure guarda indietro, ma viene trascinata avanti, rapita quasi». Il riferimento all’interpretazione freudiana della Gradiva di Jensen allude al possibile superamento della “forma aperta” della poesia novecentesca «diventata la principale responsabile dell’indeterminatezza del suo status, della sua subordinazione di fondo alle forme astratte dell’arte, all’atonalismo della musica dodecafonica, o alla prevalenza spettacolare del gesto sulla voce». Permettere alla poesia di «camminare sulle proprie gambe», diviene possibile solo ponendola al centro di quel paradosso che ne assegna l’ap­partenenza sincronica al passato e al fu­turo (situazione che già Walter Benjamin aveva delineato attraverso l’immagine dell’Angelus novus di Paul KIee).

Ma al di là delle implicazioni concettuali, c’è da dire che la poetica della vian- danza appare assolutamente congeniale all’autrice, la cui prerogativa resta quella di dare vita a testi in movimento, mossi dal vento di una irrequietezza, che non sa­rebbe così convincente se non appartenesse in primo luogo alla sua psicologia, ma fondati poi su un’attenta lettura dei maestri del passato, da lei frequentati anche nel suo lavoro, tutt’altro che collaterale, di critica letteraria. Dal Secretum di Petrarca a Dante, da Penna, Bertolucci, Caproni, René Char, Celan, ad Amelia Rosselli, presenze antiche e recenti occhieg­giano nei versi di Frabotta, in un contro­canto di voci segretamente partecipi. Dalla Roma loquace e infebbrata degli anni giovanili, si passa ora a più raccolti luoghi di campagna, vissuti ed esplorati con la cu­riosità di chi cerca nelle leggi della natu­ra un qualche senso da dare alle cose (e anche i princìpi che governano la poe­sia). Ne Gli eterni lavori (2005), la natura insegna che «è dalla ferita / che vigorosa s’alza d’estate la ricrescita» (p. 24) e che «La pianta è un cantiere sempre aperto» (p. 13). Ed è tutto un silenzioso osservare e imparare e metaforizzare in questa campa­gna dove si aggira un po’ spaesata la proprietaria neofita, che vorrebbe l’aiuto di “un libro di rimedi”, guardata con comprensibile diffidenza dal vecchio proprietario (p. 27). La dimora campestre sarà ben presto invasa da poeti che vi porteranno il sale della loro arbitraria presenza: acquattati come le pulci nel pelo del mondo, mordono e vanno scovati e stanati uno a uno (p. 19), e sono «come i fantasmi / [..] che ritornano / fra chi meno li aspetta». E di fatto questa presenza umbratile, che ha ormai sostituito gli affollati e vocianti gruppi dei movimenti cittadini degli anni giovanili, riporta la poesia al suo antico contatto con la natura e con le sue leggi, che investigano il senso del vivere e del morire, cercandovi le ragioni della parola poetica e della stessa civiltà: «E lontano / dalle selve m’inselvatichisco» (p. 64).

Riflessioni da cui nascono le Poesie per Giovanna, nelle quali il ricordo dell’amica scomparsa e della sua poesia introduce il tema pervasivo della morte, ingenerando la convinzione che «alla resa conta / soltanto ciò che più non si racconta» (p. 43). Come in una staffetta o work in progress, testi degli Eterni lavori, insieme ai Nuovi climi (2007) tornano con qualche variante nella raccolta Da mani mortali (2012), trovandovi coerente epilogo: è soprattutto nella sezione “Come staccarsi dalla propria ombra” che il tema della morte, e della interconnessione fra passato e futuro, è sviluppato con l’apprensione e la felicità creativa di una «lettrice profana di un testo sacro». Nel poemetto Il gesto più gentile dell’amicizia (p. 112 ss.), una visita alla villa La Rondinaia, dove per quasi trent’anni era vissuto Gore Vidal insieme a Howard Austen, offre all’autrice l’occa­sione di porre a fronte, con l’azzeramento di quasi tre millenni di storia, l’antico impetuoso dolore di Achille per la morte dell’amato Patroclo, con il lutto non meno cocente vissuto da una mente «brillante e polverosa» in una moderna «storia senza storia» (p. 120). La morte, l’implacabile limatura del tempo («da ciascuno staccherà la sua ombra la lima del tempo» p. 125) sono però ancora occasioni per imparare – o almeno interrogare – le lingue ignote dell’universo, «perché un poeta sa / che l’opera finisce / dall’inizio».

 

===============================

BIANCAMARIA FRABOTTA

Affeminata

Geiger Editore; Rivalba-Torino 1976

—— —— —— —— ——

Il rumore bianco

Feltrinelli; Milano 1982

—— —— —— —— ——

Laviandanza

Mondadori; Milano 1995

—— —— —— —— ——

Gli eterni lavori

San Marco dei Giustiniani; Genova 2005

—— —— —— —— ——

Da mani mortali

Mondadori; Milano 2012

===============================

By

APPUNTAMENTI LEGGENDARI

TORINO – GIOVEDI; 3 APRILE 2014 – ORE 18.30: Libreria Borgopò – via Ornato, 10 – Cristina Bracchi presenta “Passaggi d’età” a cura di Anna Maria Crispino e Monica Luongo (Iacobelli editore, 2013). Introducono Luisa Ricaldone e Liliana Maida, partecipa Giuliana Misserville (presidente della Società Italiana delle Letterate).

BOLOGNA – SABATO; 5 APRILE 2014 – DALLE ORE 10.30: “Legami e libertà. Riflessioni a un anno dalla scomparsa di Francesca Molfino” – Interventi di Annamaria Tagliavini, Carla Faralli, Patrizia Violi, Rosi Braidotti, Mariella Gramaglia, Bia Sarasini, Silvia Vegetti-Finzi, Angela Romanin, Chiara Risoldi, Daniela Bolelli, Maria Grazia Minetti, Maria Grazia Ruggerini, Alessandra Campani, Flavia Zucco, Elena Gagliasso, Bice Fubini, Marina Cacace. Biblioteca Italiana delle Donne – Aula Magna di Santa Cristina – via del Piombo 5. Info: bibliotecadelledonne@women.it

> VITERBO – LUNEDÌ 7 APRILE 2014 – ORE 17.30:  Libreria Etruria – via Pacinotti (Località Tribunale) – “Caro Francesco, parla con noi”, discussione intorno al n. 103 di Leggendaria. Con Bia Sarasini e Matilde Passa (co-curatrici del Tema), Maria Brutti (biblista), coordina Elvira Federici. Partecipa Anna Maria Crispino (direttora di Leggendaria) – www.leggendaria.it  – Info@leggendaria.it

ROMA – VENERDÌ; 11 APRILE 2014 – ORE 16.30: “Un pomeriggio in onore di Biancamaria Frabotta” organizzata dalla Sil e dalla Casa delle Letterature. Interventi di Maria Clelia Cardona (poeta e cirtica), Laura Fortini (Università di Roma Tre), Maria Ida Gaeta (responsabile Casa delle letterature), Gabriella Musetti (poeta e saggista), Laura Pugno (scrittrice e poeta) e Marco Corsi (curatore di alcuni libri d’arte su opere di Frabotta). Sarà presente la stessa Biancamaria Frabotta. La rivista Leggendaria ha dedicato alcune pagine del suo numero di marzo alla poeta. Casa delle Letterature, Piazza dell’Orologio, 3 – Roma – www.societadelleletterate.it

 

SEGNATEVI LE DATE

LA FORZA DELLA POESIA

IV° EDIZIONE

EMILY DICKINSON

5-9 maggio 2014

Auditorium Scuderie Aldobrandini

FRASCATI (RM)

RESIDENZE ESTIVE 2014

XV° EDIZIONE

Incontri residenziali di Poesia e Letteratura a Trieste e in Friuli Venezia Giulia

25-30 giugno 2014

PERCORSI DI COSTA E DI MARE, MARY E PERCY SHELLEY

Genova 11 giugno 2014

Lerici e Viareggio 5,6,7 settembre 2014

 

Vi aspettiamo! La redazione