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PRIMOPIANO / MATERINTA’

Qualcun* sta seguendo “L’amore e la vita” (pessimo melenso titolo dell’originale “Call the midwife”) sceneggiato BBC ora in onda su Rete4? Ebbene, la serie nasce dalla straordinaria trilogia di Jennifer North, ora disponibile in italiano (Sellerio). Eccovi la recensione di Nadia Tarantini su Leggendaria n. 106 (www.leggendaria.it)

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L’INCREDIBILE AVVENTURA DI PARTORIRE IN CASA

di Nadia Tarantini

Le case, modeste ad essere generose, venivano preparate giorni prima per l’evento. La levatrice aveva già intensificato le sue visite, a seconda dello stato della partoriente preoccupandosi di provvedere alla migliore riuscita del parto. L’evento apparteneva alle donne, gli uomini – spesso al piano di sotto, perché le case erano lunghe e strette come pilastri, con l’unica camera da letto al piano di sopra – badavano agli altri/e figli e figlie, trepidavano ed erano ammessi soltanto alla fine di tutta l’avventura. Sì, era un’avventura, per molteplici aspetti, quella raccontata in Chiamate la levatrice con penna da scrittrice, dalla ex levatrice londinese Jennifer Worth (dalla sua trilogia è tratta una serie BBC dal titolo Call the midwife, già alla terza stagione, su Rete4 con il titolo L’amore e la vita).

Quello delle levatrici era un viaggio ben organizzato, ridotti i rischi delle epoche precedenti, più che sicure le donne, nelle mani delle giovani ostetriche istruite dalle suore di Nonnatus House, nel cuore delle Docklands di Londra. In quelle strade piene di case sventrate dai terribili bombardamenti della capitale britannica, le levatrici e le suore penetravano su pesanti biciclette, da portare a mano – e, a volte, da lanciare oltre l’ostacolo quando il ponte mobile sul Tamigi cominciava ad alzarsi e loro avevano troppa fretta per aspettare. Allora passavano sulle chiatte al di sotto del ponte, chiatte ancora più mobili, e il passaggio dall’una all’altra poteva aprirsi all’improvviso sotto le loro vesti. Suore e giovani levatrici incontravano topi, immondizia accumulata di ogni genere, e dentro le case, a volte, sporcizia o violenza domestica, ma le salvava, oltre alla convinzione (quasi una passione), il protocollo. Gli interventi – nonostante l’imprevedibilità dell’evento – non erano improvvisati, bensì rispondevano a un preciso giornale di bordo: le donne gravide venivano prese in carico molto presto, e via via nei mesi controllate ogni settimana. Le visite erano approfondite, e pur senza ecografia, con le mani e semplici strumenti, battiti del cuore del futuro neonato e sua posizione prima del travaglio venivano esaminati, studiati, se ne traevano previsioni e conclusioni. E, miracolo di quell’epoca non più ripetibile oggi, anche il giorno di Natale potevi nascere, perché il medico era sempre disponibile, nel caso si fossero ravvisati pericoli nel partorire. Emozionante il racconto di quel parto podalico, col medico che fa due passi indietro, e si affida alle più abili mani della suora esperta per le incredibili, avventurose manovre che ne permettono la riuscita.
Rivisitato senza nostalgia per quei tempi, il parto in casa è raccontato da Elena Zaccherini con la consapevolezza dell’oggi, in pagine emozionanti anch’esse. Quando diventa una scelta forte, a proprio rischio e pericolo si direbbe, perché la società non ne riconosce il valore; perché i medici non fanno più due passi indietro rispetto all’esperienza di una suora levatrice (!), ma anzi inducono timori, se non terrori, in chi voglia avventurarsi per quella strada. Eppure pian piano, grazie a donne come Elena e a ostetriche giovani e meno giovani, l’evento può svolgersi da anni di nuovo – e in piena garanzia di salute – nel salotto di casa. Anche oggi, nessuna forzatura ideologica, ma esame delle condizioni che possono consentirlo in sicurezza. Per Elena, autrice e personaggia del suo libro, insieme ai due nati in casa, Elia e Francesco Sole, è il recupero dell’energia e della forza femminile, piegata nei nostri tempi da pratiche mediche che rendono la partoriente passiva, timorosa, non protagonista. «Non è qualcosa che meno la si sente meglio è, come le dentiere, o il lavoro del dentista. È qualcosa di nostro, profondamente nostro, che forgia, che serve; serve, ha un senso, sennò sarebbe stata prevista come funzione neutra e indolore, come soffiarsi il naso. Non è una conquista non accorgersene; come non è una conquista non vedere un panorama, o non sentire un profumo, o non conoscere nessuno per non misurarsi con gli altri, o non andare da nessuna parte perché si teme il nuovo.» Scrive Maria Rosa Cutrufelli nell’Introduzione a Siamo nati in casa: «È ancora Marìa Zambrano a sottolineare che la nascita, a differenza della morte, è un evento relazionale. La nascita coinvolge due persone e inaugura la relazione, l’incontro con l’Altro. Ma l’intrusione della tecnica nel modo stesso in cui si nasce cambia la relazione fra madre e figlio, e non sempre in modo positivo. Spesso, ad esempio, impedisce alla madre di elaborare l’accoglienza del nascituro.» Rischio inscritto in tanti fatti di cronaca dei giorni nostri.

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JENNIFER WORTH

Chiamate la levatrice

Sellerio, Palermo 2014
493 pagine, 15 euro

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ELENA ZACCHERINI

Siamo nati in casa
Parto naturale
ed energia femminile

Introduzione di
Maria Rosa Cutrufelli
Stampa Alternativa, Viterbo 2014
180 pagine, 13 euro

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LEGGENDARIA N. 106/2014

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Non poteva che essere blu, questa nostra Leggendaria estiva. Blu in tutte le sue declinazioni, dal turchese al celeste, nei collage di Marina Cianetti che abbiamo scelto per la copertina e per illustrare le pagine delle nostre Letture. Blu come quel mare cangiante che Anna Maria Ortese tanto amava. A lei infatti dedichiamo l’Apertura del fascicolo, con Maria Vittoria Vittori che ci racconta la sua meno nota attività di poeta e ci regala una poesia inedita del 1937, intitolata, appunto, “Se io vedessi il mare”. Quel mare che bagna Napoli – anche se non sempre, non per tutti, come la stessa Ortese ci ha ricordato – perché la città partenopea è anche scenario in cui si muovono tanti personaggi della Toledana (Monica Farnetti). E in mare trovò la morte giovanissimo Percy B. Shelley, compagno di Mary – l’autrice di Frankenstein – quando si imbarcò da Lerici per raggiungere Viareggio e la tempesta lo colse. La passeggiata letteraria, compreso un tragitto per mare, prevista per il primo fine settimana di settembre ripercorrerà i luoghi di Mary e Percy e dei loro amici, compreso Lord Byron.

In bianco e nero è invece lo straordinario docu-film dedicato al massacro di Srebrenica, alle donne che da anni cercano di identificare i loro cari – mariti, figli, padri, fratelli – tra la montagna di ossa ritrovate nelle fosse comuni dove furono gettati i corpi degli 8-10.000 musulmano-bosniaci dell’enclave che doveva essere protetta dai Caschi Blu dell’Onu. Massacro avvenuto quando erano già in corso le trattative che avrebbero portato alla fine della guerra. Massacro che il bellissimo e dolente romanzo di Marco Magini racconta dalla parte di tre personaggi apparentemente minori.

Una bella mostra sulle biblioteche dell’antichità, di cui ci parla Jolanda Leccese, ci consente di interrogarci sulla dissennata politica del nostro Paese in materia di beni culturali, mentre Emma Rolla ha visto per noi Maleficent, riscrittura della Bella Addormentata nel Bosco di disneyana memoria, con un finale del tutto diverso e sorprendente.

In Primopiano, spazio alla musica, all’opera in particolare, con una carrellata di Barbara Petrucci sulle protagoniste – dalla Serpina di Serva padrona, a Rosina, Susanna, Medea, Norma, fino alla Violetta de La traviata – osservate alla luce del pensiero femminista. Ma sull’opera c’è anche una nuova collana per bambini che vi segnaliamo nelle pagine di Under-15. La veneziana Lucrezia Cornaro fu la prima donna al mondo ad ottenere una laurea: ce la racconta Laura Levi. E zoom su tre poete: Anna Ruchat (Bianca Tarozzi), Nadia Campana (Maria Pia Quintavalla) e Cetta Petrollo (Daniela Matronola). Bia Sarasini torna sul tema delle relazioni e della cura recensendo un bel libro di Carol Gilligan mentre del parto in casa si occupa Nadia Tarantini segnalando l’uscita della trilogia di Jennifer North, cui si ispira una serie della BBC appena arrivata sulla TV italiana. Silvana Maja è andata al convegno dei lacaniani e ha intervistato per noi la psicoanalista Céline Menghi.

Romanzi, saggi, memoir e ancora poesia per tutti i gusti nelle nostre Letture, e romanzi anche negli Under-15, compresa la storia di Habiba la Magica firmata da Chiara Ingrao, quella di una grande matematica russa, e tre racconti molto particolari sulle cellule, trattate con penna poetica e visionaria da Chiara Mezzalama. Infine, tra le rubriche, vi segnaliamo l’articolo di Enzo Palmisciano che si e ci interroga su come lavorare con gli uomini che maltrattano le donne.

Buona estate e buone letture!

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LEGGENDARIA N. 106/2014

PER ANNA MARIA ORTESE

LUGLIO 2014, 60 PAGINE, 8 EURO

Non poteva che essere blu, questa nostra Leggendaria estiva. Blu in tutte le sue declinazioni, dal turchese al celeste, nei collage di Marina Cianetti che abbiamo scelto per la copertina e per illustrare le pagine delle nostre Letture. Blu come quel mare cangiante che Anna Maria Ortese tanto amava. A lei infatti dedichiamo l’Apertura del fascicolo, con Maria Vittoria Vittori che ci racconta la sua meno nota attività di poeta e ci regala una poesia inedita del 1937, intitolata, appunto, “Se io vedessi il mare”. Quel mare che bagna Napoli – anche se non sempre, non per tutti, come la stessa Ortese ci ha ricordato – perché la città partenopea è anche scenario in cui si muovono tanti personaggi della Toledana (Monica Farnetti)…

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LEGGENDARIA N. 106/2014

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APERTURA Anna Maria Ortese: Ritratto dell’artista da poeta (Maria Vittoria Vittori, p.06); Se io vedessi il mare (Anna Maria Ortese, p.09); Pensare Napoli come scenario (Monica Farnetti, p.19).

A MARGINE Carcere: Rebibbia, 16 maggio ’14 (Chiara Mezzalama, p.12) – Cinema-Srebrenica: Una storia da trasmettere, e da dimenticare (Serena Guarracino, p.13); Nessuno è innocente (Anna Maria Crispino, p.14) – Mostre: La biblioteca infinita (Jolanda Leccese, p.14) – Cinema: Malefica, o della potenza materna (Emma Rolla, p.16) – Convegni: Mary Shelley torna a Genova (Massimo Bacigalupo, p.17).

PRIMOPIANO Lucrezia Cornaro: Uno sproposito dottorar una donna (Laura Levi, p.19) – Musica: Serpina, Rosina e le altre (Barbara Petrucci, p.21) – Anna Ruchat: Libera dalla prigione del tempo (Bianca Tarozzi, p.25) – Maternità: L’incredibile avventura di partorire in casa (Nadia Tarantini, p.27) – Carol Gilligan: Liberare la democrazia dal patriarcato (Bia Sarasini, p.28) – Nadia Campana: La mente come unico oggetto di osservazione (Maria Pia Quintavalla, p.30) – Cetta Petrollo: Corrispondenze negate (Daniela Matronola, p.32) – Donne E Lavoro: La singorina Kores e le altre (Margherita Marcheselli, p.33) – Editoria: Piccoli, curati, eleganti libriccini (Alida Airaghi, p.34).

INCONTRO Céline Menghi: La Donna non esiste, le donne sì Intervista (Silvana Maja, p.35).

TERRE MUTATE Che succede a L’Aquila (p.34) – Terremoto: Irpinia, 23 novembre 1980 – L’Aquila, 6 aprile 2009 (Eleonora Giordano, p.38).

LETTURE Donna Tartt: Strappo del cuore (Monica Luongo, p.41) – Biancamaria Frabotta: Uno sguardo più puro (Alida Airaghi, p.41) – Gillian Flynn: Coppia in crisi (Anna Mainardi, p.42) – Paola Izquierdo: Genio crudele (Alida Airaghi, p.43) – Paola Springhetti: Immagini da cliché (Elvira Federici, p.43) – Aurelio Picca: Una tigre tra le pagine (Daniela Matronola, p.44) – Simona Sparaco: Una scelta terribile (Anna Mainardi, p.45) – Chiara Valerio: Amore e matematica (Daniela Matronola, p.45) – Elizabeth Von Arnim: Cronache di un naufragio del cuore (Anna Maria Crispino, p.46) – Massimo Carlotto: Diversamente ladri, ma tutti perdenti (Anna Mainardi, p.47) – Anna Maria Riviello: Chiedi alla vita (Anna Maria Crispino, p.47) – Adriana Assini: Le dame della Conocchia (Anna Maria Crispino, p.48) – Olivia Agostini: Indietro non si torna (Anna Mainardi, p.49).

UNDER-15 Musica: L’Opera per i più piccini (A.M.C, p.51) – Scienza: La sfida di Sofia (Sara Bennet, p.51) – Storie: La Magica con le treccine (Anna Maria Crispino, p.52); Piccole donne 2.0 (Emma Rolla, p.52) – Scienza: Da dove veniamo? (Sara Bennet, p.53).

RUBRICHE La Politica: Come lavorare con uomini maltrattanti? (Enzo Palmisciano, p.37) – TopFive (Maria Vittoria Vittori, p.50) – News & Buone Notizie (cura Giulia Crispino, p.54) – Elenco librerie (p.56) – Le nostre leggendarie Madrine (p.57) – Campagna Abbonamenti 2014 (p.58)

ABSTRACTS vai su/go to>>> www.leggendaria.it

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IL SENSO DI FRANCESCO PER LA SOLITUDINE

Ha vinto il Premio Strega 2014 con “il desiderio di essere come tutti” (Einaudi). Vi riproponiamo la recensione di Luciana Di Mauro uscita su Leggendaria N. 104/2014

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Un giorno di giugno del 1973. La visione dall’alto, inusuale, dell’ampio parco della Reggia di Caserta ormai svuotata dal pubblico al tramonto, squarcia la consuetudine dando al bambino, che si attarda a guardare, una sorta di vertigine insieme all’intuizione: «proprio mentre ero solo al mondo, mi stavo accorgendo che non ero solo mondo» (pag. 11).

Lo scoppio del colera a Napoli nel settembre 1973. L’Italia ha paura e a Caserta, luogo vicino alle prime manifestazioni del vibrione, ancora di più. Il bambino nasce una seconda volta e scopre la leggerezza, nell’accorgersi che la sua diarrea non è dovuto dal virus, ma dalla purga che la madre gli ha somministrato.

Una partita dei mondiali calcio del 1974, Germania Ovest contro Germania Est, quest’ultima segna il gol che nessuno si aspetta. Il bambino poco più che decenne prova un tuffo al cuore e si ritrova comunista, dalla parte de più deboli, di quelli su cui nessuno avrebbe scommesso, e lontano dal campo avverso dove il padre che guarda la partita insieme a lui sta ben piantato.

L’11 settembre del 1973 Salvador Allende muore suicida in seguito a un golpe militare all’altro capo del mondo. Tra settembre e ottobre Enrico Berlinguer scrive su Rinascita, l’autorevole settimanale del Pci, tre articoli consecutivi “Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile” che segnano l’inizio della politica del compromesso storico.

Da questo grumo di eventi, individuali e collettivi, prende avvio l’ultimo romanzo di Francesco Piccolo Il desiderio di essere come TUTTI, dove quel “tutti” scritto in rosso sulla copertina richiama il cubitale titolo de L’Unità nel giorno dei funerali di Berlinguer. Un racconto di formazione individuale e generazionale stato definito, ma c’è di più. Piccolo costringe narratore e lettore a stare insieme dentro la loro vita, dentro la sua autobiografia ripercorriamo la nostra e la storia degli ultimi quarant’anni di questo Paese, inseminate di dubbi.

Il libro si divide in due parti “La vita pura: io e Berlinguer” e “La vita impura: io e Berlusconi”. Due fasi politiche ed esistenziali, raccontate con lo sguardo di chi le ha vissute e, nel frattempo, continua a vivere, si dichiara comunista, litiga con il padre fascista, si schiera con la zia insegnante iscritta al Pci, raffredda il feeling con lo zio, dirigente della Dc. «Il compromesso storico, nella mia vita, era concreto e visibile: il matrimonio di zio Nino e zia Rosa» (p. 50).

S’innamora di Elena nei giorni del rapimento Moro, quando l’Italia sprofonda in una cupa sensazione da fine del mondo. Si separeranno, come Katie e Hubbel, i protagonisti del film Come eravamo, lei appassionata, dura e pura, lui che avrebbe voluto essere come lei, ma non ce la fa. Il suo sentimento della politica lo colloca vicino Partito comunista, e si fa “intimo” il legame con Berlinguer, nei cui occhi vede rispecchiato l’isolamento del Pci dopo l’assassinio di Aldo Moro. Nello scontro sulla scala mobile che oppone Craxi e Berlinguer sta con quest’ultimo. Ma questo è nel tema e nel tempo della nostalgia.

Intanto si vive e si cambia e il personaggio accetta di perdere la purezza, dentro un mondo che non cambia nel modo che aveva desiderato. Di due articoli: l’intervista di Scalfari a Berlinguer e un articolo di Rosellina Balbi “Vecchie carte da gioco” sulla “tragedia dell’uguaglianza” e cosa voglia dire essere di sinistra, è quest’ultima che rilegge. L’ultimo Berlinguer, sconfitto e indignato, «lascia in eredità l’etica della politica » (p. 155) necessaria ma non sufficiente, se sostituisce la politica invece di affiancarla.

Nell’eterna sfida tra etica dei principi ed etica della responsabilità, preferisce la fragilità di chi si assume la responsabilità attiva. Accettando, con Milan Kundera, le antinomie che sono dentro ciascuno di noi. E come aveva intuito il bambino: «Di diversità e solitudine, e di desiderio di essere come tutti, è fatta la nostra infelicità», la citazione di Natalia Ginzburg è messa in epigrafe al libro e ne racchiude il senso.