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Discutiamo gli ultimi 2 numeri di Leggendaria (“Per Mariella” e “Femminismi”) a Roma, Bologna e Milano

a ROMA – MARTEDÌ, 24 FEBBRAIO – ore 17,30: Sala della Fondazione Brodolini, via Solferino 32, con inGenere.it

a BOLOGNA – GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO – ore 18,00: Centro Donna, via del Piombo 5

a MILANO – MERCOLEDÌ, 18 MARZO – ore 18,00: Casa delle Donne, via Marsala, 8

Vi aspettiamo!

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Primopiano / Tatiana Crivelli

SOTTRATTE ALL’OBLIO 

Un prezioso volume di Tatiana Crivelli riporta alla luce scrittrici e poete italiane tra Sette e Ottocento che le storie letterarie hanno finora lasciato nell’ombra, rilanciando anche la questione del canone

di Novella Bellucci

Volume denso, complesso e al tempo stesso di gradevolissima lettura (a riprova che il rigore scientifico può essere coniugato mirabilmente con la dimensione della scorrevole leggibilità) La donzelletta che nulla temea di Tatiana Crivelli affronta una serie di questioni cruciali di teoria e storiografia letteraria italiana. Percorsi alternativi nella letteratura italiana fra Sette e Ottocento, recita il sottotitolo a esplicitazione di quanto il titolo occulta: attraverso le pagine vergate con la esemplare competenza dell’autrice, viene infatti proposto un attraversamento non tradizionale, controcorrente rispetto a quello della storia letteraria canonizzata. Si è qui chiamati a percorrere le affascinanti tappe di una “storia letteraria periferica”, pressoché sconosciuta ma non per questo meno degna di attenzione e di riconoscimento rispetto a quella divenuta, dal secondo Ottocento in poi, la storia ufficiale, accettata entro il canone e replicata, nei generi, nelle forme, negli autori, all’interno delle tante e tante storie letterarie nazionali, a partire da quella fondativa di Francesco De Sanctis fino alle più recenti (magari di taglio antidesanctisiano, come l’Atlante della Letteratura italiana, curato da Pedullà/Luzzatto per Einaudi).

La “storia periferica” qui proposta da Crivelli è quella tracciata da scrittrici e poetesse che la tradizione storiografica ha ritenuto di poter passare quasi del tutto sotto silenzio, operando una forma di censura che oggi appare inaccettabile, se non scandalosa (mi piace citare da Franco Fortini che, a proposito di Paolina Leopardi, faceva riferimento allo «scandalo di una cultura organizzata su un uso discriminato del genere umano», all’ «orrore per l’ineguaglianza non già dei destini, ma dei criteri e livelli della loro interpretazione»); una censura che ha agito tramite la negazione oppure tramite la marginalizzazione, collocando le figure femminili, almeno fino a tutto l’Ottocento, in rare zone ritagliate, entro paragrafi a parte, in una sorta di sguardo sbieco tra sociologia, antropologia, produzione letteraria.

Frutto di una ricerca perlopiù di prima mano cui Crivelli attende da anni e della quale sono già noti alcuni risultati importanti (in primo luogo il lavoro pioneristico sulle poetesse d’Arcadia), il libro in questione nasce su uno sfondo teorico assai vasto caratterizzato da una interlocuzione multipla con autori di diversi orientamenti e con strumenti critici quali quelli offerti dagli studi postcoloniali, segnalati dall’autrice come assai utili per parlare della interazione fra modelli culturali (colgo qui l’occasione per raccomandare la fitta bibliografia, di straordinaria utilità per chi si occupa di tali argomenti, in appendice al volume). La ricchissima parte esemplificativa è preceduta da una riflessione sulla questione del canone, a proposito della quale l’autrice propone una ridiscussione radicale: non si tratta, nella sua ottica del tutto condivisibile, di chiedere ai futuri storici della letteratura italiana, a coloro che indosseranno le non facili vesti di sistematori delle figure e delle opere (generi, forme) significative del sistema Letteratura, un ampliamento del panorama storiografico con varie giustapposizioni e aggiunte declinate al femminile, ma piuttosto di operare una revisione integrale del concetto di canone, tenendo conto dei “parametri sessuati”. La prospettiva qui presentata richiede una rilettura radicale dell’insieme dove la produzione femminile non sia relegata in capitoletti ghettizzanti ma faccia parte integrante del quadro storico-culturale.

E a ragione l’autrice dà inizio alla parte esemplificativa, ampia, ricca di riferimenti perlopiù ignoti, di straordinario interesse letterario e culturale, con la questione del ruolo delle scrittrici nella costituzione identitaria del nostro paese. Non voglio ripetere quanto sia inaccettabile l’esclusione delle poetesse dalla produzione di area risorgimentale così come appare nelle storie letterarie e, peggio, nelle antologie tematiche, dove esse sono molto poco rappresentate o escluse del tutto: in anni recenti il peso e il valore quantitativo e qualitativo della produzione poetica femminile patriottica è stato ampiamente, se pure forse non esaustivamente, illustrato (cito qui soltanto il libro di Silvia Mori dedicato alle Figlie d’Italia) e, sulla base di tante recenti acquisizioni, si auspica una risistemazione del quadro storiografico che tenga in debito conto la forte, specifica presenza delle scrittrici.

Crivelli narra di un caso singolare legato al nome di una sconosciutissima letterata italiana di primo Ottocento, Ginevra Canonici Fachini, che volle rispondere polemicamente alle accuse rivolte alle donne italiane dalla scrittrice inglese Lady Morgan, la quale, dopo il viaggio in Italia, aveva scritto Italy, un’opera molto critica sul nostro paese. Siamo nei primi anni venti del diciannovesimo secolo; anzi l’opera della Canonici è coeva a quel leopardiano Discorso di un italiano sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani, nato anch’esso dall’esigenza di rispondere ai tanti interventi degli stranieri sull’Italia. La risposta dell’italiana alla più celebre inglese prende forma, piuttosto che attraverso difese teoriche (pur presenti nelle pagine di premessa, Risposta a Lady Morgan), attraverso la compilazione del tutto inedita di un vero e proprio repertorio di italiane “illustri nelle scienze e nelle lettere” (per la precisione si tratta di ben 468 nomi che si snodano dal XIV secolo agli anni della compilatrice). Facendo «emergere dall’oscurità le tracce» di tante voci subalterne di cui si rivendica l’esistenza e si difende la memoria, Ginevra Canonici Fachini opera una sistemazione storica delle donne colte, in particolare delle scrittrici, mostrando la continuità della produzione delle italiane e l’ampia distribuzione delle donne illustri sul territorio. L’operazione travalica l’ambito della letteratura delle donne e va a costituire un esempio rimarchevole di come «una nazione intera concepisce la propria relazione con la cultura, con il passato e con il presente». Crivelli rivendica il valore di questa operazione che si traduce in una innovativa «messa a fuoco di un patrimonio nazionale negletto».

Alle tante figure femminili che abitano questo volume, l’autrice restituisce visibilità e valore, sottraendole all’ingiusto oblio cui la storiografia ufficiale le ha secolarmente condannate. L’opera di restituzione ha richiesto in primo luogo un lungo lavoro di ricerca di base (si pensi che ancora molte delle poetesse, scrittrici, letterate vissute tra Sette e Ottocento non hanno neanche dati biografici certi, vista la cancellazione dei loro nomi dalle memorie patrie e la perdita di tanta documentazione pubblica e privata) nonché una originale ottica storica e critica (ad esempio, una nuova attenzione ai temi e alle pratiche nonché la ridiscussione dei generi letterari che significa apertura verso forme scrittorie relegate ai margini della letteratura ufficiale, come le forme di scrittura private, diari, memorie, epistolografia, ma anche saggi giornalistici e pedagogici, poesia all’improvviso).

A proposito di improvvisazione, le molte pagine dedicate da Crivelli a questo genere che tanta fortuna ha riscosso tra Sette e Ottocento, vanno dalla rilettura critica di Corinne, per l’appunto poetessa all’improvviso, il personaggio cui Madame de Staël affida l’incarnazione dell’Italia, (per tale rilettura Crivelli propone, sulla scorta dell’orientalismo di Said, la categoria di “Italismo”, funzionale a considerare la poesia all’improvviso «come un tratto pertinente a definire non solo una cultura e una nazione ma più in generale un rapporto tra nord e sud») alla “narrazione” di un “caso storico”, quello legato al nome della improvvisatrice lucchese Teresa Bandettini Landucci, esemplificazione dello straordinario successo arriso all’arte estemporanea e dell’immediato suo oblio. Le molte pagine tramite le quali Crivelli restituisce la fisionomia intellettuale di questa poetessa, soffocata e annullata nelle sistemazioni storiografiche ottocentesche e successive (con l’eccezione dell’ancora indispensabile Settecento di Natali) invitano a riflettere anche sulle tante sparizioni documentali che impediscono per molte di queste figure una messa a fuoco storiografica idonea: Crivelli riporta all’attenzione la raccolta di Tommaso Trenta, ritenuta perduta, che contiene la trascrizione di oltre trecentocinquanta testi poetici della poetessa lucchese, accompagnata da preziose notizie di contestualizzazione e da annotazioni ai testi: materiali caduti nell’oblio e che risultano preziosi nel quadro storiografico e letterario proposto dall’Autrice.

Molti altri nomi, assenti dalle sistematizzazioni letterarie correnti, affollano le fitte pagine di Crivelli: Fortunata Sulgher Fantastici, livornese, nata nel 1755, che godette di ampia celebrità fra i suoi contemporanei (fino a diventare soggetto di una pièce di Madame de Staël) e che fu ritratta dalla più celebre pittrice del tempo colla quale intrattenne rapporti di amicizia profonda, Angelika Kauffmann; Pellegra Bongiovanni, nata a Palermo all’inizio del Settecento, autrice di un originalissimo canzoniere, Risposte a nome di Madonna Laura alle rime di Messer Francesco Petrarca in vita della medesima; la nobile Giacinta Orsini Boncompagni Ludovisi, morta di parto a diciotto anni, che lamenta la condizione femminile moderna legata alle penose costrizioni sociali, così distante dalla età della felice naturalezza:

Misere! Usar dobbiam l’arti più fine

I guardi a regolar, gli atti, gli accenti,

E a un vetro adulator comporre il crine.

Nomi dimenticati, espulsi dalla memoria e dalla storia. Nel chiudere queste riflessioni su un libro importante, fondato su un inedito lavoro di ricerca di ampie dimensioni e su una riflessione militante, meditata, imprescindibile, si comprende meglio il senso dell’appello di Cristina di Belgiojoso a essere salvata dall’oblio. Se la morte condanna alla dimenticanza, nessuno sembra aver sperimentato tale sorte più delle donne illustri che hanno affollato le scene della storia negli ultimi tre secoli, destinate a essere totalmente dimenticate e a scomparire, al massimo accompagnate da qualche applauso subito interrotto.

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TATIANA CRIVELLI 

La donzelletta che nulla temea.
Percorsi alternativi nella letteratura
italiana fra Sette e Ottocento

Iacobelli editore, Roma 2014
283 pagine, 14,90 euro

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ULTIME NEWS

ROMA, 17 FEBBRAIO 2015: Casa delle Letterature (P.zza dell’Orologio,3) – ore 18,30

Anna Maria Crispino e Chiara Valerio presentano il libro di Liliana Rampello “Sei romanzi perfetti. Su Jane Austen” (il Saggiatore 2014). Coordina Bia Sarasini, sarà presente l’autrice.

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LEGGENDARIA N. 109/2015

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Echeggia di richiami interni, di parole, domande, idee che si rincorrono tra di loro questo numero di Leggendaria: non l’abbiamo fatto di proposito, ma attualità politica e riflessioni che sono nell’aria hanno evidentemente fatto corto circuito, così che la “Lettera da Parigi” di Nadia Setti sulla manifestazione dell’11 gennaio a Parigi, che abbiamo messo in Apertura, si riallaccia ai temi sollevati da Monica Luongo nel suo articolo all’interno del Tema dedicato ai “Femminismi”, dove peraltro ciò che scrive Giovanna Pezzuoli dialoga con i pezzi di Silvia Neonato e Barbara Bonomi Romagnoli; e la questione del rapporto tra generazioni è messo a tema nell’intervista a Clotilde Barbarulli e Liana Borghi, che ci riporta alla recensione di Anna Maria Crispino all’ultimo libro di Ida Dominijanni. Le domande su dove ciascuna/o si colloca, che cosa del mondo ci riguarda, tornano in grande evidenza nell’intervista all’artista kuwaitiana Shurooq Amin (Cristina Pagliarusco e Lisa Marchi) e, per altri versi, nel reportage di Francesca Caminoli sul Nicaragua così come nell’analisi di Alessandra Riccio su alcune esperienze di trasmissione dei saperi nativi in America Latina. Insomma, anche solo sfogliando questa Leggendaria, vi accorgerete che ha un andamento labirintico, che riflette probabilmente ciò che sta accadendo e la necessità di non semplificare, non ridurre la complessità di cui siamo portatrici e in cui siamo immerse.

L’altra robusta direttrice di questo fascicolo è la letteratura, nostra grande inesausta passione: proseguiamo la lettura critica dell’opera di Elena Ferrante (Marina Vitale) e suggeriamo molti altri bei romanzi e raccolte di versi nello spazio Letture. Ma di libri parlano anche l’artista Rebecca Forster nel suo memoir – e Lia Giachero che ci racconta le sue opere. E ancora, in Primopiano le poete italiane tra Sette e Ottocento, che Tatiana Crivelli sottrae all’oblio con un gesto di pensiero e scrittura che mette fortemente in discussione il canone (Novella Bellucci). Connessioni di pensiero si evidenziano tra l’antologia di varie riscritture della figura di Penelope curata da Brigidina Gentile (Nadia Tarantini), e la rilettura di Antigone nel saggio di Cecilia Sjoholm letto per noi da Caterina Vezzoli. E ancora, si ragiona sulla qualità delle relazioni tra uomini e donne nell’ultimo libro di Barbara Mapelli (Marina Piazza) e sulla necessità di una nuova modalità di convivenza in Sovrane di Annarosa Buttarelli (Monica Farnetti): due testi che parlano anche di quella “trasformazione” che fa da filo rosso nel percorso di Giuliana Savelli dentro le opere di Maria Zambrano (Francesca Lisi).

Ringraziamo tutte/i coloro che hanno rinnovato l’abbonamento a Leggendaria, in particolare quelle lettrici e quei lettori che hanno scelto la formula “Madrine”. Chi non l’avesse ancora fatto, a pagina 64 troverà le nostre ragioni per chiedervi ancora una volta di sostenere questa nostra piccola grande impresa di cultura e di senso. Non è un lusso, è una necessità.

Intanto, buone letture!

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LEGGENDARIA N.109/2015

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APERTURA Lettera Da Parigi: Marchons, marchons (Nadia Setti, p.6); Non mi sento tanto bene (Pat Carra, p.9).

IN MEMORIAM Grazia Livi: La Grazia di essere donna regnando al centro di sé (Nadia Tarantini, p.10).

TEMA Femminismi: Quando il re è nudo (Anna Maria Crispino, p.12); Per tracciare nuovi sentieri (Barbara Bonomi Romagnoli, p.15) ; 40enni irriverenti (Silvia Neonato, p.17); Affetti in rete a cura (Anna Maria Crispino, p.18); Meglio fermarsi? (Giovanna Pezzuoli, p.20); Vicino e lontano: da dove, da chi? (Monica Luongo, p.21).

A/MARGINE Rebecca Forster: Libri Letture Linguaggi (Lia Giachero, p.23); I libri di Clifton Street (Rebecca Forster, p.25) Maria Luigia Raggi: I capricci di una pittrice (Laura Levi, p.27) Shurooq Amin: Artista e donna in Kuwait intervista (Cristina Pagliarusco e Lisa Marchi, p.29).

PRATICHE Saperi: Epistemicidio (Alessandra Riccio, p.32) Memoria: Pan Doktor (Anna Maria Crispino, p.33).

PRIMOPIANO Elena Ferrante: La doppia natura della “finzione” letteraria (Marina Vitale, p.34); Il non detto e l’indicibile (A.M.C., p.35) Barbara Mapelli: Interrogare vecchi e nuovi stereotipi (Marina Piazza, p.37) Annarosa Buttarelli: Un trono tutto per sé (Monica Farnetti, p.39) Giuliana Savelli: La trasformazione delle ragione (Francesca Lisi, p.40) Carcere: Detenute, tra pena e riscatto (Ivana Rinaldi, p.42) Cecilia Sjoholm: Antigone, eroina desiderante (Caterina Vezzoli, p.44); Sangue e mito a Scampia (Nadia Tarantini, p.45) Tatiana Crivelli: Sottratte all’oblio (Novella Bellucci, p.46) Brigidina Gentile: Alla ricerca di Penelope (Nadia Tarantini, p.48).

REPORTAGE Nicaragua: Sandino non abita più qui? (Francesca Caminoli, p.49).

LETTURE Irene Paganucci: Piccole emozioni (Maria Grazia Furnari, p.5) Francesca Ramos

Quasi un thriller (Anna Mainardi, p.55) F. Chiaromonte/A. Tomassini: Sarai tu la mia voce? (Silvana Maja, p.56) Susan Vreeland: Arte che espande la vita (Maria Vittoria Vittori, p.56) Elisabetta Moro: Il Italia il cibo è sentimento (Matilde Passa, p.57) Miki Bencnaan: Storia di chi fugge col circo (Maria Vittoria Vittori, p.58) Bianca Dorato: Canzone della neve (Luisa Ricaldone, p.58) Jennifer Egan: Incantevole pauroso labirinto (Maria Vittoria Vittori, p.59) Ciller Ilhan: Da luoghi d’esilio (Maria Vittoria Vittori, p.59).

RUBRICHE Top Five (Bia Sarasini p.60) News (Giulia Crispino p.62) Le nostre Leggendarie Madrine (p.61) Campagna abbonamenti 2015 (p.64) Elenco Librerie (p.66)

ABSTRACTS vai su/go to>>> www.leggendaria.it

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LEGGENDARIA N. 109/2015

FEMMINISMI

GENNAIO 2015, 68 PAGINE, 10 EURO

Lettera da Parigi Omaggio a Grazia Livi Reportage Nicaragua – Elena Ferrante – Cristina Campo – Maria Zambrano

Legg.109-2015_Cover

Echeggia di richiami interni, di parole, domande, idee che si rincorrono tra di loro questo numero di Leggendaria: non l’abbiamo fatto di proposito, ma attualità politica e riflessioni che sono nell’aria hanno evidentemente fatto corto circuito, così che la “Lettera da Parigi” di Nadia Setti sulla manifestazione dell’11 gennaio a Parigi, che abbiamo messo in Apertura, si riallaccia ai temi sollevati da Monica Luongo nel suo articolo all’interno del Tema dedicato ai “Femminismi”, dove peraltro ciò che scrive Giovanna Pezzuoli dialoga con i pezzi di Silvia Neonato e Barbara Bonomi Romagnoli; e la questione del rapporto tra generazioni è messo a tema nell’intervista a Clotilde Barbarulli e Liana Borghi, che ci riporta alla recensione di Anna Maria Crispino all’ultimo libro di Ida Dominijanni. Le domande su dove ciascuna/o si colloca, che cosa del mondo ci riguarda, tornano in grande evidenza nell’intervista all’artista kuwaitiana Shurooq Amin (Cristina Pagliarusco e Lisa Marchi) e, per altri versi, nel reportage di Francesca Caminoli sul Nicaragua così come nell’analisi di Alessandra Riccio su alcune esperienze di trasmissione dei saperi nativi in America Latina …

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