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TEMA / APERTURA

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COSÌ VICINE, COSÌ LONTANE

Così vicine, perché condividiamo le stesse strade delle stesse città. Così lontane perché dalle sponde opposte del Mediterraneo condividiamo una storia parallela ma dalle narrazioni spesso contrastanti, in nome di un unico Dio che continua a dividere le tre grandi religioni monoteiste

di Luciana Dimauro e Giovanna Pezzuoli

… … … 

Ci siamo accostate a un tema così complesso timidamente, consapevoli di quanto poco sappiamo della storia, della cultura, nonché dei costumi, delle donne che vivono o provengono dai paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, dal Nord Africa al Medio Oriente. Una storia parallela ma dalle narrazioni spesso contrastanti. Ci siamo fatte aiutare da altre donne, molto più esperte di noi, nella speranza di contribuire ad andare oltre il velo del pregiudizio.

Abbiamo colto piccoli cambiamenti, lenti, faticosi ma (si spera) inarrestabili. Sicuramente ha una valenza simbolica il fatto che in Arabia Saudita, la monarchia assoluta di stampo islamista più repressiva di tutto il Medio Oriente, almeno 20 donne siano state elette nelle elezioni municipali che si sono tenute il 12 dicembre 2015, le prime nella storia aperte al sesso femminile, che ha conquistato l’1 per cento dei seggi. Elette ma con quale potere effettivo? Le donne non potranno partecipare alle riunioni se saranno presenti degli uomini, né potranno avere delle vere relazioni politiche con gli altri membri della municipalità. «Candidate fantasma», ha sostenuto il Saudi Gazette, ricordando che gli unici strumenti a loro disposizione per fare campagna elettorale sono stati Internet e i social media.

Saudite segregate e ribelli, come scrive Silvia Neonato raccontando una polifonia di voci femminili in Nonostante il velo, il libro della giornalista Michela Fontana che ha vissuto due anni e mezzo a Riad. E sottolinea le contraddizioni di un Paese dove il prestigio delle famiglie si basa soprattutto sull’onore e la reputazione delle donne, la parte più vitale della società nonostante la loro esistenza sia costellata di divieti proibizioni e ingressi separati.

Come dicevamo, passi in avanti, piccoli, piccoli. Altre elezioni in Iran, venerdì 26 febbraio 2016, con forse più significativi segnali di cambiamento. Sono 15 le donne che entrano in Parlamento: un record dalla fondazione della Repubblica islamica dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. Se hanno vinto i moderati del presidente Hassan Rouhani, sostenuti dai riformisti, è sicuramente merito della partecipazione di donne e giovani. Che hanno votato per le speranze trasmesse dalle deputate e dai deputati della “nuova generazione” su questioni che vanno dalla libertà di espressione alla possibilità di negoziare regole islamiche, come il fatto che la testimonianza di una donna in tribunale valga la metà di quella di un uomo o che non ci sia parità di diritti nell’eredità.

Per noi è importante vedere e comprendere i mutamenti in corso, come osserva Claudia Mancina nella sua riflessione sui fatti di Colonia, perché è evidente che le donne musulmane stanno seguendo, nei loro modi e nei loro tempi, un percorso di autoaffermazione. Altrettanto importante però è difendere, senza mitizzarle, le conquiste civili e morali che trovano la loro origine nella tradizione occidentale.

Ma quale atteggiamento abbiamo noi femministe occidentali nei confronti del “femminismo islamico” contemporaneo, di quel movimento di donne che separano il patriarcato dagli ideali e dai testi sacri, combattendo per un’emancipazione femminile all’interno del paradigma religioso? Due islamologhe, Roberta Pepicelli e Anna Vanzan, ci invitano a guardare a questi movimenti senza pregiudizi, valutando la forza che possono rappresentare per una visione dell’Islam democratica e pluralista.

Sulla “questione femminile” nel mondo islamico riflette anche Biancamaria Scarcia Amoretti introducendo il libro Il protagonismo delle donne in terra d’Islam. E ripercorre la divisione tra lo spazio harem (protetto, inviolabile) e lo spazio in cui i due sessi s’incontrano (ad esempio il mercato) sottolineando come paradossalmente – se considerate con i nostri parametri – le vere recluse siano le donne dei ceti abbienti che non necessitano di avere contatti con i maschi nello spazio pubblico. Ma per scoprire forme inattese di protagonismo, basta ricordare come dal diritto a gestire il proprio patrimonio, senza condividerlo con il consorte, derivi una straordinaria opera di mecenatismo, la cui rilevanza economica e sociale si inizia a comprendere solo da poco tempo.

Uno sguardo senza pregiudizi. Se Monica Luongo capovolge il punto di vista, raccontando la sua esperienza di femminista occidentale, sempre coperta da shalwaar kamiz e dupatta, in un paese come il Pakistan, l’oscillazione tra due mondi cappratterizza l’esperienza delle giovani musulmane in Italia. Sono percorsi biografici complessi, spiega Nadia Tarantini, riflettendo sul libro curato da Ivana Acocella e Renata Pepicelli: attratte dalla diversità in cui vivono, ma a volte respinte dalla nostra stessa intolleranza verso un ritorno alle radici spesso foriero di amare delusioni.

Passi significativi anche da parte della comunità islamica in Italia. Dal 5 marzo scorso, grazie al Caim (Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza-Brianza) gli imam saranno formati per parlare ai fedeli, padri mariti fratelli, di rispetto delle donne, nei sermoni del venerdì. Un’iniziativa voluta dalle giovani di seconda generazione impegnate nel “Progetto Aisha”, ideato da Sumaya Abdel Qader, di origine palestinese nata a Perugia e cresciuta a Milano, sociologa, madre di tre bambini, che indossa l’hijab e pone tra gli intenti del progetto il superamento della segregazione femminile, persistente in alcuni ambienti della comunità islamica in Italia.

Se fissiamo lo sguardo sull’universo femminile arabo emergono enormi distanze e forti contrasti non esenti da ambiguità. A partire dagli interrogativi che Monica Ruocco pone nel suo articolo sulle scrittrici arabofone. Che cosa accumuna Fatima Naoot, la scrittrice egiziana accusata di oltraggio all’Islam per aver criticato l’uccisione di animali durante una festività religiosa, e Mariah Idrissi, alla modella marocchina-pakistana, che ha inaugurato la collezione “velata” di H&M, scelta anche da Dolce&Gabbana per la linea Abaya? O cosa accomuna l’egiziana Mona Eltahawy, che invoca una rivoluzione sessuale nel mondo arabo, alle seguaci di Munirah al-Quabaysiche, la siriana fondatrice di un movimento revivalista e pietista tra i più seguiti?

Interrogativi che ne evocano altri. Per esempio, che senso avrebbe la rivendicazione «il privato è politico», in Paesi in cui la sfera pubblica e quella privata sono spesso intrecciate e le regole del clan sono spesso più forti per l’individuo di quelle pubbliche. Forse sì, aiuterebbe, a leggere i dati che riferisce Mona Eltahawy nel suo libro Perché ci odiano. Un’inchiesta del 2013 delle Nazioni Unite da cui risulta che il 99,3 per cento delle egiziane ha subito molestie sessuali nei luoghi pubblici. E un’altra inchiesta, condotta dall’Egyptian Center for Women’s Rights nel 2008, da cui emergeva che il 60 per cento degli uomini ammette di molestare le donne e l’80 per cento delle donne dichiara di essere stata molestata.

Nel variegato mondo arabo (sono 22 i Paesi aderenti alla Lega araba) si assiste alla netta divisione tra chi sostiene una partecipazione al dibattito pubblico e culturale fondata sui principi religiosi (è anche il caso delle femministe islamiche) e chi, al contrario, invoca una distinzione tra la sfera pubblica e quella religiosa. Si colloca decisamente tra questi ultimi il poeta siriano Adonis nel suo Violenza e Islam – Conversazioni con Houria Abdelouahed, che invita i musulmani «a ripensare i fondamenti della nostra religione: le donne, la schiavitù, l’adozione, la filiazione», in pratica tutta la costruzione sociale. Così come la scrittrice marocchina, psichiatra e antropologa, Rita El Kayat, che nel suo articolo sull’essere artiste nel mondo arabo, arriva a sostenere, contro ogni vague islamista, che la colonizzazione ha rappresentato un fattore di liberazione per le donne musulmane.

Con gli articoli di Marina Vitale, che presenta estrapolazioni da testi di Fatema Mernissi e Assia Djebar, ci affacciamo sui fermenti che hanno agitato e agitano le autrici di lingua araba e non, sia che vivano in patria, sia nei paesi di immigrazione. Sono sguardi incrociati tra Oriente e Occidente con la sociologa e narratrice marocchina che dimostra come la “taglia 42” – sul piano simbolico se non ovviamente su quello concreto e reale nei suoi effetti – sia l’equivalente occidentale, sessista e umiliante, del velo islamico; mentre la scrittrice algerina in L’amore e la guerra ricostruisce l’irresistibile fascinazione reciproca fra dominati e dominatori.

Marta Cariello, esplorando testi di poete anglofone come Nathalie Handal, Micaela Raen e Mohja Kahf, ci suggerisce un attraversamento della doppia identità linguistica, «la lingua dell’altro per scrivere e respirare» di cui parla Djebar, per approdare a un «multilinguismo radicale», una strategia per costruire identità femminili complesse e mobili.

Una carrellata sul cinema di mano femminile, dalla Turchia all’Iran, dalla Tunisia all’Arabia Saudita, ci consegna ritratti inediti di donne e ragazze, dai sogni spezzati o realizzati, che anelano alla libertà. Per contro la trilogia di Marek Halter dedicata alle donne del profeta, Kadija Fatima e Aisha, ci precipita nell’alto Medioevo orientale. Osserviamo i meccani girare intorno alla Pietra Nera e idolatrare i loro 360 idoli. Attraversiamo le aride dune del deserto che saranno terreno di battaglia tra i convertiti di Allah e i miscredenti, e vedranno l’affermazione dell’Islam.

Maria Vittoria Vittori ci parla, infine, di Ballando con Averroè racconti, composti tra il 2014 e il 2015, di Toni Maraini che narrano di «confluenze Mediterranee» di ieri e di oggi. Un invito a tornare ad Averroè, studioso che «ha collocato la religione e la filosofia su due piani ben distinti» e ha collegato le due sponde del Mediterraneo con i fili intrecciati della conoscenza e del dialogo.

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LEGGENDARIA N.116/2016

COSÌ VICINE, COSÌ LONTANE

MARZO 2016 – 92 PAGINE … NUMERO SPECIALE! 

DONNE CURDE IN ROJAVA • LA GRANDE GUERRA • I MESTIERI DEL TEATRO

Legg.116-2016 CoverIl perverso impastarsi di guerre, episodi di terrorismo, crisi dei migranti in una Europa esausta e apparentemente incapace di risposte all’altezza della civiltà di cui si sente orgogliosamente portatrice sta facendo pericolosamente aumentare la xenofobia e in particolare l’islamofobia…

 

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COSÌ VICINE, COSÌ LONTANE

MARZO 2016 – 92 PAGINE … NUMERO SPECIALE!

 

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Il perverso impastarsi di guerre, episodi di terrorismo, crisi dei migranti in una Europa esausta e apparentemente incapace di risposte all’altezza della civiltà di cui si sente orgogliosamente portatrice sta facendo pericolosamente aumentare la xenofobia e in particolare l’islamofobia. Facendo i conti con un immaginario diffuso che riporta in primo piano un’idea e una rappresentazione violenta del maschile – che i fatti del Capodanno a Colonia hanno messo in scena e in moto in tutte le sue componenti – ci siamo interrogate sulle donne d’Islam: quanto ne sappiamo, come le guardiamo, come loro ci guardano. Quelle della diaspora, che molto ci aiutano a capire attraverso il loro doppio sguardo; quelle che nei Paesi a maggioranza musulmana invece ci vivono, e che spesso, nelle loro infinite diversità di storia e di contesto, lì conducono le loro battaglie. Le sentiamo, allo stesso tempo, Così vicine, così lontane. Il Tema di questo numero, curato da Luciana Di Mauro e Giovanna Pezzuoli, convoca studiose e scrittrici, poete e cineaste, artiste e giovani italiane per aprire spiragli di dialogo che ci auguriamo consentano di non cedere a timori e diffidenze, di non smettere di pensarci e pensare il complesso che mondo in cui ci capita di vivere con il solo risultato di congelare in una irriducibile alterità le relazioni tra “noi” e “loro”, tra Occidente e Islam.

Dedichiamo inoltre uno Speciale, curato da Laura Corradi, al femminismo delle donne di Rojava, le tre provincie siriane federate – multietniche ma a maggioranza curde – protagoniste non solo di una resistenza civile e armata al Califfato, ma anche di un esperimento politico di notevole importanza.

Per festeggiare degnamente il nostro ventesimo compleanno, avviamo con questo numero altre due iniziative: riprendiamo la buona abitudine di intervistare “in profondità” le scrittrici (questa volta trovate Maria Rosa Cutrufelli e Angela Marsons) e inauguriamo un percorso nel mondo del teatro che durerà un anno per la cura di Costanza Boccardi attraverso dialoghi con donne che svolgono vari “mestieri” in scena e dietro le quinte.

Ricchissima la sezione di Primopiano: vi segnaliamo in particolare la ricca rassegna di testi dedicati alla Grande Guerra (Ivana Rinaldi), l’articolo di Valeria Gennero sull’ultimo libro di Jeanette Winterson e la doppia recensione (Luisa Passerini e Manuela Fraire) al piccolo magnifico memoir di Roberta Mazzanti. Under-15, Letture e le nostre Rubriche completano un numero che è stato per noi di grande impegno (92 pagine!) e che occuperà nella lettura le nostre lettrici e i nostri lettori fino a inizi giugno, quando sarà pronto il prossimo fascicolo. Ma l’impegno maggiore che vi chiediamo, come sapete, è quello di abbonarvi: Leggendaria ha bisogno di sostegno, noi del collettivo redazionale e le sempre più numerose – giovani e meno giovani – collaboratrici appassionate, hanno bisogno di sentirsi parte di una più ampia comunità di pensiero.

Coraggio, sottoscrivete! E buone letture.

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LEGGENDARIA N.116/2016

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MARZO 2016 – 92 PAGINE … NUMERO SPECIALE!

 

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TEMA / DONNE D’ISLAM: COSÌ VICINE, COSÌ LONTANE

a cura di Luciana Di Mauro e Giovanna Pezzuoli

APERTURA

Così vicine, così lontane di Luciana Di Mauro e Giovanna Pezzuoli … pag. 06

≡ PATRIARCATO

In principio è la libertà di Claudia Mancina … pag. 08

≡ MOVIMENTI

L’altra sponda del femminismo. Intervista a Renata Pepicelli di Luciana Di Mauro … pag. 11

≡ SCRITTURE

Le donne di Muhammad di Luciana Di Mauro … pag. 13

≡ CONTESTI

È il nostro sguardo che le rende subordinate di Bianca Maria Scarcia Amoretti … pag. 15

Le saudite, segregate e ribelli di Silvia Neonato … pag. 17

Occidentofobia di Monica Luongo … pag. 19

La zona grigia della doppia identità di Nadia Tarantini … pag. 20

Velo & taglia 42 a cura di Marina Vitale … pag. 21

Solo i maschi vanno in Paradiso di Silvia Ricci Lempen … pag. 22

≡ ADONIS

Questo Islam così violento di Luciana Di Mauro … pag.            23

≡ SCRITTURE

Una grande tradizione che si rinnova di Monica Ruocco … pag. 24

Reciproca fascinazione a cura di Maria Vitale … pag. 26

Il francese per pensare, l’arabo per amare a cura di Marina Vitale … pag. 27

Antidoto alla paura di Maria Vittoria Vittori … pag. 28

“So cucinare solo nella lingua che non è mia” di Marta Cariello … pag. 30

Come Pantaloni rossi prese a calci Matisse a cura di Marina Vitale … pag. 32

≡ CINEMA

Sul set la Primavera araba è donna di Giovanna Pezzuoli … pag. 34

≡ ARTE

Le Jaouari e le altre di Rita El Kayat … pag. 36

PRATICHE

≡ LIBRERIE

Il piacere dei libri, e non solo a cura di Sara Pollice … pag. 38

≡ TEATRO

ulla scena e tra le quinte/Il teatro è un luogo silenzioso. Intervista a Ortensia De Francesco di Costanza Boccardi … pag. 40

SPECIALE / CURDE

“Jin JIyan Azadî” – Dove le donne vivono libere a cura di Laura Corradi … pag. 43

Una Costituzione tutta per loro. Intervista a Alessandra Algostino di Laura Corradi … pag. 44

Carta del contratto sociale del Rojava … pag. 46

Il femminismo anticapitalista delle curde di Alessia Drò e Viola Lo Moro … pag. 49

La rivoluzione delle donne è possibile … pag. 52

≡ INTERVISTE

Idee, pratiche e progetti a cura di Radio Onda Rossa … pag. 54

INCONTRI

≡ ANGELA MARSONS

Una detective post-femminista di Anna Maria Crispino … pag. 58

MARIA ROSA CUTRUFELLI

Pescatrice di vite perdute di Maria Vittoria Vittori … pag. 60

PRIMOPIANO

≡ SIMONA WELLER

Acrobazia sentimentale di Giovanna Mozzillo … pag. 62

≡ STORIA

Le donne e la Grande Guerra di Ivana Rinaldi … pag. 63

≡ JEANETTE WINTERSON

Con la macchina del tempo di Valeria Gennero … pag. 66

≡ EPISTOLARI

Senza te sono pianta in deserto di Luisa Ricaldone … pag. 68

≡ ROBERTA MAZZANTI

Soggettività quotidiane e storiche di Luisa Passerini … pag. 70

A confronto con la bellezza di Manuela Fraire … pag. 71

≡ SHOAH

La memoria parlante di Paola Meneganti … pag. 73

UNDER-15 / YOUNG ADULTS

Quando gli adolescenti implodono di Maria Vittoria Vittori … pag. 76

Mini a cura di Sara Bennet … pag. 77

LETTURE

≡ ESTIA

Cibo e relazioni di Emma Rolla … pag. 78

≡ BARBARA SESSINI

Troppi detective per un delitto di Sara Bennet … pag. 79

≡ ELIZABETH GEORGE

Lynley va in Italia di S. Be … pag. 79

≡ RENÉE AHDIEH

Sharzad vuole vendetta di Luciana Di Mauro … pag. 80

≡ ANNA D’ELIA

La scimmia e la ballerina di Maria Vittoria Vittori … pag. 80

≡ IGIABA SCEGO

Raccontarsi all’elefante di Maria Vittoria Vittori … pag. 81

≡ CINZIA BIGLIOSI

L’attimo dolente di A.M.C. … pag. 81

≡ MIKAELA BLEY

Anche le donne uccidono di Sara Bennet … pag. 82

≡ ANTONIETTA PASTORE

Tra Hiroshima e Fukushima di Luisa Ricaldone … pag. 82

RUBRICHE

≡ Leggendaria Madrine 2016 … pag. 75

≡ IN/VERSI a cura di Maria Clelia Cardona

≡ Sul nesso vita-poesia … pag. 78

≡ TOP/FIVE a cura di Nadia Tarantini … pag. 83

≡ NEWS a cura di Giulia Crispino … pag. 86

≡ Campagna Abbonamenti 2016 … pag. 88

≡ Librerie preferite … pag. 90

ABSTRACTS

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