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Tema / La Questione

STORIE NELLA STORIA

di Anna Maria Crispino


Il romanzo storico va alla grande: chi non pratica il genere forse si farà prendere da lontane reminiscenze scolastiche e/o giovanili – I promessi sposi del Manzoni, ovviamente, ma anche Walter Scott e Alexander Dumas – ma siamo lontanissime/i da quegli esempi: oggi parliamo di storie e saghe che combinano contesti e personaggi/e in un mix inedito di ricerca e immaginazione. Qui la Storia dunque non funziona da mera cornice o sfondo di una trama, ma è elemento dinamico della stessa narrazione. E molti romanzi storici a firma femminile sembrano avere in più una cifra specifica, perché parlano del taciuto o del dimenticato, colmano e ingrandiscono quegli interstizi lasciati in ombra nelle grandi narrazioni, “inventano” personagge o riscrivono figure reali con dettagli di vita e sentimenti che molto devono all’accresciuta consapevolezza delle donne su di sé e sul proprio passato. Riscritte e/o inventate, parliamo di figure messe in pagina con l’antico espediente del verosimile, che presuppone un “patto” con la lettrice/lettore sulla sua credibilità. Non è solo questione di tecnica narrativa: si tratta di mettere a tema le domande dell’oggi attraverso storie che gettano nuova luce su vicende storiche il cui racconto finora ha privilegiato i protagonisti maschili – le loro guerre e i loro trattati, il loro potere, i loro vizi e virtù, le passioni e gli amori.

La fioritura di romanzi storici a firma di donne non deve però stupire: c’è già, per questo genere letterario in divenire, una forte genealogia femminile nel Novecento italiano: da Maria Bellonci ad Anna Banti, da Maria Corti a Elsa Morante fino a Rosetta Loy e Dacia Maraini. Ma molto ha anche contribuito l’attenzione delle studiose di Women’s studies, a partire da quel mini-romanzo storico sulla sorella di Shakespeare che Virginia Woolf inserì nel suo saggio Una stanza tutta per sé (1929), collocando appunto il personaggio fittizio di Judith nella ben nota storia del Bardo. «Il romanzo storico ha consentito alle scrittrici di esercitare la libertà di re-immaginare le vite non registrate delle donne, ma ha fatto molto più di questo», sostiene Diana Wallace, autrice di uno dei saggi di riferimento sulla questione (The Woman’s History Novel. British Women Writers, 1910-2000, Palgrave Macmillan 2005 – trad. mia).

Quel che è indubbio è che il genere è in piena fioritura, e l’industria editoriale – e quella della produzione televisiva e cinematografica (basta seguire ad esempio siti come www.willowandthatch.com, che segnala e recensisce le ultime novità nel campo dei cosiddetti Period Drama) – ne è ben consapevole: in Italia, editori come Newton Compton hanno messo a segno successi come la saga in quattro volumi de I Medici di Matteo Strukul (diventato subito anche una serie Tv e opzionato per il cinema) o quella sul mondo degli antichi romani con Andrea Frediani, autore da oltre un milione di copie vendute. Mentre la statunitense Alex Connor (vedi Leggendaria n. 132/2018) ambienta i suoi romanzi storici (con pennellate di thriller) nel mondo dell’arte (una trilogia su Caravaggio presto diventata bestseller e l’ultimo uscito nel 2019 Goya Enigma). Ma sono solo degli esempi: in realtà quasi tutti gli editori hanno romanzi storici nei loro cataloghi, commerciali o più raffinati come alcuni che vi segnaliamo nelle pagine di questo “Tema”, perché il genere, come si dice, “tira”. Come e quanto il giallo, meno forse della fantascienza pura, ma certo altrettanto popolare del fantasy, con il suo sterminato pubblico di Young Adults. Ed è certo segno dei tempi che ben due dei romanzi della cinquina del Premio Strega 2019 siano, appunto, romanzi storici (M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati e Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario).

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