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Tema / Tra Realtà e Desiderio

QUEL GESTO POLITICO CHE RIVELA IL POSSIBILE

Clarice Lispector, Audre Lorde, due scrittrici simbolo della pratica femminista che schiva il mondo della necessità collocandosi su un altro livello del linguaggio e della relazione. Perché la libertà scaturisce nel/dal desiderio

di Elvira Federici


Eppure amo il mio tempo perché è il tempo in cui tutto vien meno […] Tutto ciò che si parte per ritrovare, sia pure a rischio della vita, come la rosa di Belinda in pieno inverno. Tutto ciò che di volta in volta si nasconde sotto spoglie più impenetrabili, nel fondo di più orridi labirinti.

Cristina Campo


Senza dimenticare che ogni tempo ha i suoi orrori, non possiamo non riconoscerci nell’immagine che ci propone Cristina Campo, quando parla di un tempo in cui tutto vien meno. Così ci appare questo nostro tempo, incattivito e feroce verso ogni differenza, inselvatichito nello spazio dei social media, degradato fin nella comunicazione istituzionale, incapace di farsi carico della Terra e del vivente e, soprattutto, di accedere a una visione complessa, interconnessa, processuale della realtà. Incapace di coraggio e immaginazione. Un mondo da cui le donne appaiono assenti dalla realtà più visibile – sempre più assenti rispetto a quel che ci saremmo aspettate un po’ di tempo fa – assenti nel linguaggio, nei codici, più che nella rappresentanza.

Ma se ci limitassimo a questa constatazione cadremmo in un inganno: assumeremmo una piccola porzione a totalità, a orizzonte di senso. Non solo perché ignoreremmo ciò che si nasconde sotto spoglie più impenetrabili ma perché scotomizzeremmo quel processo di soggettivazione, che si coglie proprio negli strappi di questa trama: la possibilità, che continuamente apprendiamo dalle donne, nel loro misurarsi con un disordine simbolico che sembra voler travolgere tutto nel suo crollo, dove le donne hanno appreso la libertà non nonostante ma proprio in forza del loro essere donne.

Realtà, libertà e desiderio: eccole insieme queste tre parole, imbricate, perché la realtà è (in) ragione del desiderio e della libertà: non il dato su cui essere schiacciate ma il campo dell’agire, dell’immaginare, del desiderare. Il campo in cui mettiamo al mondo il mondo. Lo rendiamo reale per noi: la gioia non è altro che il sentimento della realtà, scrive Simone Weil. La libertà ha bisogno del desiderio e del resto le definizioni della filosofia politica libertà-da, libertà-di mostrano la loro neutra asfissia senza la forza del desiderio.

Iris Murdoch, romanziera e filosofa – il suggerimento è di Luisa Muraro ne La schivata – parla di «un’immaginazione volitiva capace di entrare in contatto con la realtà», un realismo delle persone libere che «vedono il mondo nella rispondenza fra quello che risulta e quello che di più e di meglio esso può essere» (mi viene in mente, qualunque cosa se ne pensi, la Capitana della Sea Watch Carola Rackete, il cui gesto libero, e nel paradigma della relazione, ha a che fare con l’estetica, almeno quanto l’arte e la letteratura, perché capace di farci vedere altro). E se la letteratura e l’arte più di ogni altra cosa spostano il peso della necessità (la pesanteur weiliana) sul piano aperto della possibilità, è nella scrittura di donne che nella necessità sono esiliate che soffia più forte il respiro del desiderio e l’insegnamento della libertà.

Clarice Lispector, Audre Lorde, due scritture della libertà e del desiderio tra le molte – romanziere, poete, filosofe – parte dell’infinito numero di donne, anche anonime, comuni, che hanno incarnato e inventano forme della libertà femminile. Muovono entrambe in spazi inquieti, in una terra di confine i cui bordi rischiosi tra realtà e irrealtà sono continuamente attraversati e risignificati in nome della possibilità e del divenire, di una libertà di desiderio che schiva la legge della necessità collocandosi su un altro livello del linguaggio e della relazione: vorremmo proporle come paradigmatiche di un gesto politico che riconosciamo nelle pratiche femministe, che non rinuncia a uno sguardo disincantato sulla realtà ma lascia intravedere l’altro possibile.

Clarice Lispector e Audre Lorde: diversissime tra loro, distanti meno di una generazione, portano entrambe il segno – come donne, ebrea ucraina, figlia di rifugiati in Brasile dai pogrom l’una; afro americana nera, lesbica, figlia di immigrati negli Usa l’altra – di una condizione, di un limite, di una necessità che sanno sontuosamente o rabbiosamente trasformare nella libertà che scaturisce nel desiderio. Libertà che esplora ogni confine – del linguaggio, della differenza, dell’abiezione o della malattia – e prende forme inaudite e non componibili: la ricerca di un estremo de-soggettivarsi per l’una, di una soggettivazione come sguardo sulla realtà all’incrocio del suo essere «donna nera, lesbica, madre, guerriera, poeta» per l’altra.

Della massima scrittrice brasiliana, di Clarice Lispector (1922-1977) autrice di riferimento per il femminismo europeo (vedi Leggendaria nn. 97-98/2013 “Speciale Brasile” e n. 120/2016) accostiamo il misterioso Acqua viva, uscito nel 1973, tradotto e pubblicato in Italia solo nel 2017 da Adelphi, vertiginoso esperimento di attraversamento dei limiti stessi del linguaggio, che si spinge fino al radicale scioglimento della soggettività:

gabbia, prigione e tuttavia condizione-per. La portata dell’esperimento di Lispector, che aveva già fatto prova di una consapevolezza dolorosa dell’angustia dell’io ne La passione secondo G.H., è tale da produrre un testo assolutamente inclassificabile, di una novità assoluta: un flusso che non possiamo chiamare di coscienza perché è la coscienza – l’io, appunto – che il desiderio sembra superare come una forza primordiale: il crepitare dell’acqua, lo sbocciare quasi aggressivo dei fiori, la rosa con cui scambia forza ed energia vitale, la resa e l’abbandono con cui smette di umanizzare il mondo animale e si restituisce alla creatura come flusso instancabile di desiderio, dentro un divenire che disfa – e infine ricrea come voce – la soggettività che chiamiamo IO, incardinata nelle strutture simboliche, nei ruoli sociali, nella lingua.


Ti farò una confessione: sono un po’ spaventata. È che non so dove mi condurrà questa mia libertà. […] Sono libera? C’è qualcosa che ancora mi lega. O sono io che mi lego a lei? […] mi sembra per la prima volta di sapere delle cose. (p. 33)

Il mio grafismo e le mie circonvoluzioni sono potenti e la libertà che soffia d’estate ha in sé la fatalità. L’erotismo proprio di ciò che è vivo è sparso nell’aria, nel mare, nelle piante, in noi, sparso nella veemenza della mia voce, io ti scrivo con la mia voce. (p. 40)


L’intonazione è poetica, il fluire della scrittura magico ma attingendo ad abissi filosofici che sfiorano l’impersonale weiliano e assumendo le forme di una meditazione concitata ed estatica; diventa godimento la libertà in cui l’io supera la sua angustia e trabocca nel nulla. «Dietro il pensiero raggiungo uno stato. Mi rifiuto di spezzarlo in parole… È questa forza del desiderio che scardina e libera che consente di dire: “mi prendo cura del mondo” e “Voglio l’incluso. Voglio il disordine profondo che fa presentire un ordine soggiacente. La grande potenza della potenzialità».

Di Audre Lorde (1934-1992) possiamo ora leggere in italiano, grazie al lavoro di traduzione del collettivo WiT (Women in Traslation), e con il testo a fronte, una scelta delle poesie degli anni centrali della sua produzione, sotto il titolo D’amore e di lotta. Come ci ricorda Loredana Magazzeni nell’introduzione, la platea di studiose e femministe che si occupano del pensiero di Audre Lorde cresce incessantemente in ampiezza e profondità di ricerca verso la vasta produzione poetica, saggistica e letteraria, soprattutto per il modo di incarnare la sua esperienza di emarginazione trasformandola in forza e visione, attraverso una poesia in cui la lotta, la denuncia, il reportage contro la violenza del maschio e la violenza bianca, si alimenta della genealogica, della sorellanza, del materno: «Non riesco a ricordarti delicata/ eppure attraverso il tuo pesante amore/ sono diventata/ immagine della tua carne un tempo fragile/ spaccata da falsi desideri» (Donna madre nera); della mitopoiesi: «non scrivere il mio nome nella polvere/ davanti all’altare del dio del vaiolo/ perché siamo tutti figli di Eshu/ dio del caso e dell’imprevedibile/ ognuno di noi indossa molti cambiamenti/ dentro la pelle» (Tra noi) e delle origini africane: «Sono nata nel ventre della Nerezza/ proprio da in mezzo alle cosce di mia madre/ le si ruppero le acque sul linoleum a fiori blu (Al poeta che si dà il caso sia nero e al poeta nero che si dà il caso sia donna).

Aderiscono, i suoi versi, alla realtà dell’esperienza, mostrando il cammino del suo soggettivarsi come donna, nera: «ho quattordici anni e la mia pelle mi ha tradita» (Fuoco sospeso); lesbica: «e io sapevo quando entravo in lei che ero/ vento forte nella sua cava di foresta […] e il mio respiro/ ululava nei suoi ingressi/ da polmoni di dolore» (Poesia d’amore) e, nelle ultime poesie, nella sfida guerriera con la malattia: «Non posso starmene semplicemente seduta qui/ a guardare la morte in faccia/ ammiccando e cercando un nome nuovo con cui salutarla […] Potrei mollare l’ancora e vagare […] srotolarmi nelle acque/ un vascello di luce radura di luna» (Oggi non è il giorno).

L’erotismo come resistenza, forza contro il potere, l’attenzione poetica come agire politico, capace di trasformazione e di cambiamento: «Sii chi sei e chi diventerai/ impara ad avere cura/ di quel turbolento Angelo Nero che ti porta/ un giorno su e un altro giù/ proteggere il luogo dove sorgono i tuoi poteri/ scorrendo come sangue caldo/ dalla stessa fonte/ del tuo dolore» (Per ciascuna di voi). In Lorde la realtà – che potremmo chiamare weilianamente sventura – ci appare come il terreno su cui agiscono, potenti, la libertà e il desiderio femminili.


 

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LEGGENDARIA N. 137/2019

TRA REALTÀ E DESIDERIO

SETTEMBRE 2019 – 68 PAGINE

 

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La realtà ci ha assediato prepotentemente nell’estate appena trascorsa, non solo per la crisi politica “più pazza del mondo” – come l’hanno descritta i giornali – ma per il disperante rintocco dei continui femminicidi, fenomeno che non accenna a diminuire e che ci lascia sgomente e frustrate dall’impotenza, oltre che piene di rabbia per il modo in cui ne riferiscono – ancora! – i media italiani. E per le ripetute, insensate vicende di navi cariche di migranti bloccate al largo di “porti chiusi”. E per l’ormai irrimandabile questione ambientale. Ci pare quindi particolarmente tempestiva la riflessione che trovate nel nostro Tema curato da Elvira Federici che, sullo sfondo di queste – e altre – realtà che tutte ci interrogano, prova un salto dell’immaginazione appoggiandosi saldamente sul pensiero di scrittrici e filosofe. Il desiderio di un altro mondo possibile – quello che non c’è ma che potrebbe esserci – è la molla necessaria al pensiero che con determinazione si confronta con la realtà, che va conosciuta, indagata, attraversata con consapevolezza. Sono dunque tre le parole chiave che si incrociano negli scritti che vi proponiamo: realtà, desiderio e libertà. Libertà del pensiero e libertà dell’agire e dell’immaginare, appunto. Un gesto politico.

Ricco il menù dei nostri A/margine, dei testi in Primopiano, delle Letture, e delle nostre imperdibili Rubriche cui da questo numero si aggiunge un tassello breve e folgorante che abbiamo chiamato “Improvvisi”: un memo contro la dimenticanza, un omaggio a scrittrici che ci sono care, un appunto necessario per quella genealogia della scrittura femminile che anche questa rivista ha contribuito a costruire.

Stiamo già lavorando al numero di novembre, che troverete anche al Convengo nazionale della Società Italiana delle Letterate (Venezia, 13-15 dicembre) ma intanto buone letture, e che l’autunno vi sia propizio…

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LEGGENDARIA N. 137/2019

TRA REALTÀ E DESIDERIO

SETTEMBRE 2019 – 68 PAGINE

 

La realtà ci ha assediato prepotentemente nell’estate appena trascorsa, non solo per la crisi politica “più pazza del mondo” – come l’hanno descritta i giornali – ma per il disperante rintocco dei continui femminicidi, fenomeno che non accenna a diminuire e che ci lascia sgomente e frustrate dall’impotenza, oltre che piene di rabbia per il modo in cui ne riferiscono – ancora! – i media italiani. E per le ripetute, insensate vicende di navi cariche di migranti bloccate al largo di “porti chiusi”…

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LEGGENDARIA N. 137/2019

TRA REALTÀ E DESIDERIO

SETTEMBRE 2019 – 68 PAGINE

 

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TEMA/TRA REALTÀ E DESIDERIO

a cura di Elvira Federici

Quel gesto politico che rivela il possibile

di Elvira Federici … pag. 7

Il desiderio di ciò che non c’è ma potrebbe esserci

di Maria Vittoria Vittori … pag. 9

La prigione di una lingua addomesticata

di Gisella Modica … pag. 11

La città, la casa, il mondo

di Giorgia Serughetti … pag. 13

Com’è misogino il mondo di Utopia

di Giovanna Pezzuoli … pag. 17

Mettere in campo una libertà titanica

di Antonella Fimiani … pag. 19

Il desiderio di viaggiare sfida ogni stereotipo

di Nadia Tarantini … pag. 21


INCONTRI

≡ DVORIT SHARGAL

All’inseguimento dell’infanzia perduta

Intervista di Annalisa Comes … pag. 23


A/MARGINE

≡ INFORMAZIONE

Il caso Guardian

di Alessandra Quattrocchi … pag. 26

≡ TEATRO

Un presente antichissimo

di Titti Danese … pag. 28


PRIMOPIANO

≡ MARINA PIAZZA

La libertà e le incognite dell’età che cresce

di Barbara Mapelli … pag. 31

≡ FEMMINISMO

Ripensare la legge per una diversa giustizia

di Mariapia Achiardi Lessi … pag. 34

≡ JOLE BOVIO MARCONI

Incontri che lasciano il segno

di Donatella Barazzetti … pag. 36

≡ LUONGO/MISSERVILLE

Le insidie e le sfide del tempo nell’era digitale

di Serena Guarracino … pag. 38

≡ JELLA LEPMAN

Il mondo salvato dai libri per ragazzini

di Martina Volpe … pag. 40

≡ LEDA ANTINORI

Sulle tracce della partigiana Leda, e delle altre

di Laura Articoli … pag. 42

≡ ANNALENA BENINI

Nelle stanze delle scrittrici

di Nadia Tarantini … pag. 44

≡ HEDDI GOODRICH

A Napoli ci si può smarrire

di Giuliano Capecelatro … pag. 45

≡ ELSA MORANTE

Una risposta per tutti i viventi

di Gabriella Palli Boroni … pag. 46

≡ MARIA CLELIA CARDONA

Segreta è la via che risana

di Daniela Matrònola … pag. 48

≡ NATASHA WODIN

Orfana di tutto, anche della memoria

di Matilde Passa … pag. 49

≡ ALEKSANDRA KOLLONTAJ

L’attualità di una pensatrice profetica

di Ivana Rinaldi … pag. 50


LETTURE

≡ VIVECA STERN

Nel cuore dell’inverno

di Sara Bennet … pag. 54

≡ MARIA GRAZIA CIANI

Stanca di attendere

di Anna Maria Crispino … pag. 54

≡ AYANTA BARILLI

Ayanta e le sue fate madrine

di Maria Vittoria Vittori … pag. 54

≡ SILVIA DAI PRA’

Un lutto e una vergogna

di Nadia Tarantini … pag. 55

≡ ANGELA MARSONS

Duello mortale

di Sara Bennet … pag. 55

≡ IPPOLITA AVALLI

Al di sotto della neve e della luce

di Maria Vittoria Vittori … pag. 56

≡ ANTONELLA BONTAE

Trame solo per sé

di N. T. … pag. 56

≡ LOUISA MAY ALCOTT

Lo scrivano e la scribacchina

di Anna Maria Crispino … pag. 57


RUBRICHE

≡ IMPROVVISI

Anna Maria Ortese

di Marialaura Simeoni … pag. 57

≡ CANTO E CONTROCANTO

La giovane strega di Salem si racconta

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 58

≡ GIARDINI IMMAGINARI

Una strega, un sabba e tanti fiori

di Giuliana Misserville … pag. 59

≡ IN/VERSI

Quando la poesia si fa racconto

di Maria Clelia Cardona … pag. 60

≡ IN/NOTE

La passione d’insegnare musica

di Loredana Metta … pag. 61

≡ TOPFIVE

I magnifici 5

di Maria Vittoria Vittori … pag. 62

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 64

LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 66

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Tema / La Questione

STORIE NELLA STORIA

di Anna Maria Crispino


Il romanzo storico va alla grande: chi non pratica il genere forse si farà prendere da lontane reminiscenze scolastiche e/o giovanili – I promessi sposi del Manzoni, ovviamente, ma anche Walter Scott e Alexander Dumas – ma siamo lontanissime/i da quegli esempi: oggi parliamo di storie e saghe che combinano contesti e personaggi/e in un mix inedito di ricerca e immaginazione. Qui la Storia dunque non funziona da mera cornice o sfondo di una trama, ma è elemento dinamico della stessa narrazione. E molti romanzi storici a firma femminile sembrano avere in più una cifra specifica, perché parlano del taciuto o del dimenticato, colmano e ingrandiscono quegli interstizi lasciati in ombra nelle grandi narrazioni, “inventano” personagge o riscrivono figure reali con dettagli di vita e sentimenti che molto devono all’accresciuta consapevolezza delle donne su di sé e sul proprio passato. Riscritte e/o inventate, parliamo di figure messe in pagina con l’antico espediente del verosimile, che presuppone un “patto” con la lettrice/lettore sulla sua credibilità. Non è solo questione di tecnica narrativa: si tratta di mettere a tema le domande dell’oggi attraverso storie che gettano nuova luce su vicende storiche il cui racconto finora ha privilegiato i protagonisti maschili – le loro guerre e i loro trattati, il loro potere, i loro vizi e virtù, le passioni e gli amori.

La fioritura di romanzi storici a firma di donne non deve però stupire: c’è già, per questo genere letterario in divenire, una forte genealogia femminile nel Novecento italiano: da Maria Bellonci ad Anna Banti, da Maria Corti a Elsa Morante fino a Rosetta Loy e Dacia Maraini. Ma molto ha anche contribuito l’attenzione delle studiose di Women’s studies, a partire da quel mini-romanzo storico sulla sorella di Shakespeare che Virginia Woolf inserì nel suo saggio Una stanza tutta per sé (1929), collocando appunto il personaggio fittizio di Judith nella ben nota storia del Bardo. «Il romanzo storico ha consentito alle scrittrici di esercitare la libertà di re-immaginare le vite non registrate delle donne, ma ha fatto molto più di questo», sostiene Diana Wallace, autrice di uno dei saggi di riferimento sulla questione (The Woman’s History Novel. British Women Writers, 1910-2000, Palgrave Macmillan 2005 – trad. mia).

Quel che è indubbio è che il genere è in piena fioritura, e l’industria editoriale – e quella della produzione televisiva e cinematografica (basta seguire ad esempio siti come www.willowandthatch.com, che segnala e recensisce le ultime novità nel campo dei cosiddetti Period Drama) – ne è ben consapevole: in Italia, editori come Newton Compton hanno messo a segno successi come la saga in quattro volumi de I Medici di Matteo Strukul (diventato subito anche una serie Tv e opzionato per il cinema) o quella sul mondo degli antichi romani con Andrea Frediani, autore da oltre un milione di copie vendute. Mentre la statunitense Alex Connor (vedi Leggendaria n. 132/2018) ambienta i suoi romanzi storici (con pennellate di thriller) nel mondo dell’arte (una trilogia su Caravaggio presto diventata bestseller e l’ultimo uscito nel 2019 Goya Enigma). Ma sono solo degli esempi: in realtà quasi tutti gli editori hanno romanzi storici nei loro cataloghi, commerciali o più raffinati come alcuni che vi segnaliamo nelle pagine di questo “Tema”, perché il genere, come si dice, “tira”. Come e quanto il giallo, meno forse della fantascienza pura, ma certo altrettanto popolare del fantasy, con il suo sterminato pubblico di Young Adults. Ed è certo segno dei tempi che ben due dei romanzi della cinquina del Premio Strega 2019 siano, appunto, romanzi storici (M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati e Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario).

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LEGGENDARIA N. 136/2019

STORIE NELLA STORIA

LUGLIO 2019 – 76 PAGINE

 

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Numero estivo, ma succulento assai: in “Apertura” abbiamo analizzato i risultati delle elezioni europee 2019 dal nostro punto di vista: quante donne sono state elette, chi siederà sulle cinque massime poltrone dell’Unione Europea, che cosa possiamo credibilmente aspettarci nei prossimi cinque anni. Il dibattito politico si è già spostato su altri argomenti in questo nostro Paese che sembra vivere in una eterna emergenza, ma il voto ha sancito che c’è un “caso Italia” piuttosto preoccupante: non solo per gli equilibri politici generali e l’operato del governo, ma anche perché si è segnalato un tasso assai alto di assenteismo femminile, ennesimo sintomo della crisi della rappresentanza, su cui crediamo occorra riflettere.

Il “Tema” mette a fuoco un genere di sempre maggiore successo: il romanzo storico, che vede una forte presenza di firme femminili, oltre che una attenta riflessione su che cosa oggi possiamo definire Storia, e come raccontarla.

Affrontiamo poi nel nostro “Focus” uno dei temi più divisivi nel femminismo: la prostituzione e, più in generale, le attività che mettono in gioco il nesso tra corpo e denaro. Le due tesi che vi offriamo sono contrapposte, ma ci auguriamo che possano servire a sviluppare un confronto rispettoso e libero tra tutte noi.

Grandi donne e grandi libri nella sezione dedicata ai “PrimoPiano” – da Margaret Atwood a Cynthia Ozick, da Ursula Hirschmann a Carla Voltolina, da Nadia Fusini a Patrizia Rinaldi, Saveria Chemotti, Franca Rovigatti, Nadia Tarantini, Mariolina Bertini, Sheila Heti, Sylvia Townsend Warren…

Fate il pieno di libri da leggere in vacanza pescando dalle nostre “Letture” e non dimenticate gli/le “Under-15”: vi forniamo una guida dai 3 anni in su. Le nostre “Rubriche”, come di consueto, sono luoghi/scritture di suggestioni da assecondare.


Buona estate e buone letture!

Prossimo appuntamento leggendario a fine settembre.


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LEGGENDARIA N. 136/2019

STORIE NELLA STORIA 

LUGLIO 2019 – 76 PAGINE

 

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APERTURA/ ELEZIONI EUROPEE

Dopo il voto del 26 maggio

di Anna Maria Crispino e Alessandra Quattrocchi … pag. 7


TEMA/STORIE NELLA STORIA

≡ LA QUESTIONE

di Anna Maria Crispino … pag. 12

≡ SCENARIO

Pescatrici di vite perdute

di Maria Vittoria Vittori … pag. 14

≡ HILARY MANTEL

La formula magica è entrare dentro la Storia

di Alessandra Quattrocchi … pag. 16

≡ STORIA VIVENTE

Ciò che può essere emerge da ciò che è stato

di Stefania Tarantino … pag. 18

≡ AUTOFICTION

Nelle pieghe del proprio passato

di Giovanna Pezzuoli … pag. 20

≡ SICILIA

Cercano le madri. E anche se stesse

di Gisella Modica … pag. 22

≡ ADRIANA ASSINI

Tutta un’altra Storia

Intervista di Anna Maria Crispino … pag. 24

≡ BRUNA PEYROT

Nella Torre dove la prigionia divenne una diversa libertà

di Matilde Passa … pag. 26

≡ MARCELLA MASCARINO

Grandi famiglie a Genova

di Simona Bonsignori … pag. 28

≡ MIRANDA MIRANDA

La scandalosa Maria d’Avalos

di Maria Vittoria Vittori … pag. 28

≡ BIANCA PITZORNO

Cucire la Storia

di Matilde Passa … pag. 29


A/MARGINE

≡ MARINA SAGONA

Un repertorio di desideri e fantasmi

di Titti Danese … pag. 30


FOCUS/PROSTITUZIONE

Non è sesso, non è lavoro

di Luciana Tavernini … pag. 31

Le femministe sono donne, le prostitute pure. E allora?

di Monica Luongo … pag. 34


PRIMOPIANO

≡ SAVERIA CHEMOTTI

La donna azzurra

Intervista di Elianda Cazzorla … pag. 37

≡ MARGARET ATWOOD

Quel che Omero non disse di Penelope

di Marina Vitale … pag. 39

≡ SHEILA HETI

Dire no al ricatto del Maternalismo

di Antonella Fimiani … pag. 41

≡ CYNTHIA OZICK

Parlare di fuoco a tacere della cenere

di Annalisa Comes … pag. 43

≡ CARLA VOLTOLINA

La rivoluzione di Carla, accanto ma al di là del Presidente

di Ivana Rinaldi … pag. 45

≡ ELISA GAMBARO

E la letteratura si fece donna

di Luisa Ricaldone … pag. 46

≡ FRANCA ROVIGATTI

L’educazione sentimentale delle ragazze

di Loredana Magazzeni … pag. 49

≡ PATRIZIA RINALDI

Blanca torna a indagare, su delitti e tradimenti

di Anna Maria Crispino … pag. 50

≡ NADIA TARANTINI

Rischiare l’oscuro

di Maria Vittoria Vittori … pag. 52

≡ NADIA FUSINI

La scelta di María, tra pietà e giustizia

di Giovanna Covi … pag. 53

≡ MARIOLINA BERTINI

Com’era dolce Torino nei favolosi anni ‘60

di Bianca Tarozzi … pag. 54

≡ SYLVIA TOWNSEND WARREN

Quanto esplode la dinamite nel cuore

di Elvira Federici … pag. 56

≡ URSULA HIRSCHMANN

In un cono d’ombra

di Giancarla Codrignani … pag. 58


UNDER-15/ESTATE

In vacanza con piccole pesti e scontrosi/e adolescenti

a cura di Sara Bennet … pag. 60


LETTURE

≡ ANDREA NAGELE

Nell’incubo dello stupro

di N. T. … pag. 64

≡ MARIA LUCCI

Nell’onda della vita

di Daniela Matrònola … pag. 64

≡ EVELINA SANTANGELO

Un viaggio onirico nella invisibilità del dolore

di Nadia Tarantini … pag. 64

≡ AMÉLIE NOTHOMB

Se non si ama, si può dimenticare

di Monica Luongo … pag. 65

≡ SIMONA VINCI

Di boschi, creature d’acqua e terrori infantili

di N. T. … pag. 66

≡ PAMELA SCHOENEVALDT

L’avventuroso viaggio di Irma

di N. T. … pag. 66

≡ JENNIFER EGAN

La luce prima della tempesta

di Maria Vittoria Vittori… pag. 67

≡ MARILINA GIAQUINTA

Verso neologale

di Daniela Matrònola… pag. 67

≡ LAURA LIPPMAN

Terra bruciata

di Maria Vittoria Vittori … pag. 68

≡ ANTONELLA CILENTO

Quando proibirono la lettura

di Nadia Tarantini … pag. 68


RUBRICHE

≡ GIARDINI IMMAGINARI

La donna di pietra

di Giuliana Misserville … pag. 69

≡ IN/VERSI

Interrogativi di senso

di Maria Clelia Cardona … pag. 70

≡ IN/NOTE

La riscoperta delle donne

di Loredana Metta … pag. 71

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 72

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 74

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LEGGENDARIA N. 136/2019

STORIE NELLA STORIA

LUGLIO 2019 – 76 PAGINE

 

≡ APERTURA ELEZIONI EUROPEE 2019
≡ FOCUS PROSTITUZIONE

Numero estivo, ma succulento assai: in “Apertura” abbiamo analizzato i risultati delle elezioni europee 2019 dal nostro punto di vista: quante donne sono state elette, chi siederà sulle cinque massime poltrone dell’Unione Europea, che cosa possiamo credibilmente aspettarci nei prossimi cinque anni. Il dibattito politico si è già spostato su altri argo-menti in questo nostro Paese che sembra vivere in una eterna emergenza, ma il voto ha sancito che c’è un “caso Italia” piuttosto preoccupante: non solo per gli equilibri politici generali e l’operato del governo, ma anche perché si è segnalato un tasso assai alto di assenteismo femminile, ennesimo sintomo della crisi della rappresentanza, su cui crediamo occorra riflettere…

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Tema / Letteratura

RADDOPPIARSI NELLE STORIE DELL’ALTRA

Se la scelta del doppio come topos letterario è prevalentemente maschile e autoreferenziale, quando le donne hanno cominciato a scrivere e a leggere è cominciato il grande gioco del riflesso.

Il doppio virtuoso scrittrice-lettrice.

di Barbara Mapelli


La figurazione e l’immaginario legati al Doppio hanno connotati prevalentemente maschi li, senz’altro in letteratura. Una storia inquietante di uomini affollata di ombre, specchi, ritratti, incubi, in cui le donne non ci sono o compaiono come figure minori, sostegno o amplificazione dell’io maschio che mantiene – pur nel dolore – la centralità della scena. Si tratta di un’illusione, tutta maschile, di autosufficienza, di solitudine di un soggetto che non solo ha “ingombrato” la storia, ma «ha ingombrato se stesso» (Paul Ricoeur, Gabriel Marcel), creando con la sua centralità e solitario protagonismo un vuoto, una mancanza di comunicazione e condivisione che ha pensato di poter continuare a riempire di sé. A partire dal primo, mitico doppio, Narciso. E Antonio Prete ci ricorda una possibile etimologia del nome: Narciso da nàrke, narcosi, l’incontro impossibile con un altro che non c’è «ricerca di un sé sfrangiato nell’iridescenza del riflesso che ogni passaggio di vento intorbida. O intorpida: narciso, nàrke, ha a che fare col torpore».

Questa illusione, che ha creato sofferenze e diseguaglianze non solo nei confronti delle donne ma allo stesso soggetto protagonista della sua solitudine, è ben descritta da Virginia Woolf, quando scrive di un suo passeggiare nel recinto immaginario di un college maschile, Oxbridge, precluso alle donne. «Mentre percorrevo le strade buie pensavo a questo e a quello, come si è soliti fare alla fine di una giornata di lavoro […] e pensavo com’è spiacevole rimanere chiusi fuori; e poi quanto deve essere peggio rimanere chiusi dentro». Chiusi dentro in un fortino con mura innalzate dalle proprie stesse mani.

Letteratura e psicanalisi si associano negli ultimi due secoli per descrivere le inquietudini e gli incubi che caratterizzano l’incedere del Doppio, la sua figurazione che spesso si fa portatrice di una rivelazione: la lotta, nell’interiorità del soggetto, tra il bene e il male. Questa la confessione del più famoso doppio letterario, il dottor Jekill.

Fu la natura prepotente delle mie aspirazioni, più che qualsiasi particolare degradazione nei miei errori, a rendermi quello che fui, e, con un abisso più profondo che nella moltitudine degli uomini, separò in me il dominio del bene dal dominio del male, che dividono e compongono la natura dualistica dell’uomo.

E ancora il Sosia di Dostoevskij, il Ritratto di Dorian Gray e decine di altre narrazioni, a partire, come accennavo, dalla vicenda di rispecchiamento e morte di Narciso.


Le donne sempre figure secondarie, ombre alle spalle o a fianco del grande Io. Tra le altre mi viene naturale – e ne ho scritto – pensare alla signora Maigret. Tanto per cominciare, chi ne sa il nome? È ricordata sempre e solo come la signora Maigret, che apre la porta di casa al commissario prima che lui bussi, che gli prepara cibi appetitosi, che lo consola quando è triste e gli raccomanda sciarpa e scarpe robuste quando piove. Eppure lo stesso Simenon, maestro di stereotipi sul femminile, in uno dei romanzi svela tutta la fragilità del grande commissario, il suo bisogno della moglie, della sua vicinanza che riconosce in lui il capo, la forza e l’intelligenza della coppia, ma non sempre… «forse questa volta non lo faceva con troppa convinzione, ma lui aspettava le sue parole come un bambino che ha bisogno di essere incoraggiato». E alla fine del racconto è la signora Maigret che scioglie il mistero della trama e risolve il caso al posto del grande marito, per poi immediatamente ritrarsi nella sua ombra.

E a proposito di un altro grande doppio, il Dorian Gray di Oscar Wilde, ne esiste una narrazione ironica e rovesciata a opera di Colette nel racconto Il ritratto. Due donne si ritrovano insieme nella casa di un uomo, fascinoso, famoso e bello, che ha disdegnato entrambe. Il protagonista della loro passione non è presente, loro sono amiche più che rivali, accomunate e non divise da quell’amore infelice per tutte e due. Ma alla fine del racconto accade qualcosa che le libera da questo legame a un uomo che le ha respinte. Nel salone della casa, a pianterreno, vi è un grande ritratto di quest’uomo, ma l’umidità, forse il tempo hanno compiuto

un disastro intelligente, un’opera di distruzione in cui il caso era l’arma di una malevolenza quasi miracolosa. Sul mento romano del grand’uomo, la muffa disegnava una barba biancastra da vegliardo trasandato. Delle bolle gonfiavano la carta sulla sommità delle guance, come due borse linfatiche. Un po’ di carboncino nero, scivolando dai capelli su tutto il ritratto, appesantivano di anni e rughe il viso da conquistatore…

E, uscendo dalla casa, una delle due saluta il ritratto, un addio per sempre, «povero vecchio!…».

Ma al di là di questa rivincita, alcune narrazioni del doppio femminile esistono, anche se meno numerose e meno note, e ci si chiede che caratteristiche abbiano, se anche lì, nelle figurazioni e racconti, non solo letterari, le donne vogliano o abbiano voluto rappresentare lo schema della lotta tra bene e male, o vi sia altro o di più che rappresenti storie, sensibilità, esperienze e vissuti differenti.

È una domanda infinita, cui si possono dare solo frammenti di risposte. Un accenno però mi appare significativo, un accenno alla scrittura, grande doppio del soggetto che scrive, per il significato e il valore differenti che ha avuto  nella storia delle donne e degli uomini. Le donne sono state le grandi assenti per secoli e millenni, salvo poche eccezioni, dalla scena letteraria: sono state scritte più che scrivere, strumenti utili al trionfo dei sentimenti dell’unico soggetto maschile: un doppio inerte, passivo. Ma arriva il tempo in cui le assenti iniziano a scrivere e, tramontato il mito della donna ignorante, oltre alle scrittrici iniziano a comparire le figure delle lettrici. Donne si specchiano nelle loro stesse parole, un fronte a fronte virtuoso, un Doppio che genera cambiamento. Che importa se non tutte sono Jane Austen e se l’amore continua a essere il centro e l’interesse principale delle narrazioni con prevedibili finali e altrettanto prevedibili protagoniste: intanto sono pagine di donne che si scambiano parole scritte tra loro e riconoscimenti reciproci. Sono gli stessi critici maschi a capire che qualcosa sta mutando, a impaurirsi, come sempre gli uomini quando temono invasioni femminili in terreni che hanno considerato solo propri. E mi è piaciuto leggere la risposta che Carolina Invernizio diede a un critico malevolo di un suo libro, peraltro di grande successo. La scrittrice si dice consapevole dei suoi limiti, ma si consola pensando che sul comodino della moglie del critico probabilmente c’è un suo romanzo.

L’ironia femminile che spezza in due il bastone della critica e la consapevolezza, che si specchia nel doppio virtuoso scrittrice-lettrice, che anche i limiti dell’esperienza femminile – la centralità dell’amore, competenza e gabbia al tempo stesso – sono l’avvio alla rottura del silenzio millenario delle assenti. La donna che legge riempie dei suoi contenuti, della sua storia, le pagine che la scrittrice ha composto, risuonano dentro di lei immagini che si avviano dall’ascolto ma a esso non si fermano, trovano rispondenza creativa nella mente e nel sentire di colei che legge. Un doppio generativo che si espande non al riconoscimento esclusivo del se medesimo, ma alla molteplicità.

E così per la letteratura e non solo naturalmente: si apre il terreno, come dicevo, a domande infinite che non chiudono mai a risposte univoche ma si fanno plurali nel procedere, e le riflessioni, che qui facciamo sul doppio al femminile, per questa volta ne sono una delle possibili chiavi.


 

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LEGGENDARIA N. 135/2019

SUL DOPPIO

MAGGIO 2019 – 84 PAGINE

 

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A chi non piacerebbe avere una fisionomia chiara, una soggettività ben definita, senza sbavature e ambiguità, da spendere nel mondo? Ma, lo sappiamo bene, non è così facile. E forse neanche auspicabile. Perché siamo il prodotto di materiali reali e immaginari che fanno di ciascuno e ciascuna di noi esseri complessi, che si raccontano e raccontano storie e vite complesse. Nel nostro Tema “Sul doppio”, pensato e curato da Barbara Mapelli, abbiamo tentato di mettere a fuoco la luce e l’ombra, il Bene e il Male, l’ambiguità e l’ambivalenza che alcune narrazioni ci restituiscono. In particolare, ci siamo chieste se su queste “doppiezze” donne e uomini lavorano diversamente: sui miti, l’arte, le narrazioni, i linguaggi, le relazioni. Ne viene fuori, crediamo, un panorama ricco con molte piste da seguire per andare più in profondità. Perché la domanda di fondo è sempre la stessa e sempre da riformulare: chi siamo, e come siamo diventate quello che oggi siamo?

Il Focus di Cristina Giudice mette a punto lo stato attuale degli Animal Studies, legandolo – dal nostro punto di vista – al discorso anti-specista e ambientalista, temi che ci riguardano in modo sempre più pressante mentre cresce l’allarme per il riscaldamento globale. 

L’assai ricca sezione dei Primopiano si apre con un denso attraversamento dell’opera dell’artista messicana Teresa Margolles (Annalisa Comes) e prosegue con affondi su poete come Anna Toscano, Maria Pia Quintavalla e sui romanzi di Titti Marrone e Giulia Caminito, Lili Grün e Rose Macaulay. Sul tema del post-coloniale l’articolo di Marina Vitale su un bel libro di Marina De Chiara e quello di Monica Luongo sull’Africa immaginata da Selwine Farr: due testi che si parlano. Ed è tutto da leggere la recensione di Antonella Fimiani al libro di Cristina Cattaneo, il medico legale che si è dedicata al riconoscimento dei corpi di migranti annegati nel Mediterraneo. Le Letture, ovviamente, sono sempre chicche preziose, come le nostre Rubriche, che a volte, con straordinaria sintonia, si riallacciano ai temi del numero, come in questo caso, In/note di Loredana Metta.

Buona lettura, dunque, in attesa dell’estate.