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Tema / Apertura

DUE QUESTIONI
SU NARRATIVA
E TRANSESSUALITÀ

di Giuliana Misserville

 

Quando viaggio porto sempre con me un libro da leggere tutte le sere per prendere sonno. Il libro è un letto di parole su cui addormentarsi. Edmond Jabès e Jorge Semprún dicevano che la lingua era la loro unica patria. Sono anch’io uno straniero con un libro tascabile sotto braccio. […] Nel mio viaggio, l’opera di Virginia Woolf è diventata una camera di carta. A causa del mio rapporto ambivalente con lei (la amo, anche se a volte è omofoba, spesso classista, instancabilmente pretenziosa e sempre impertinente), la sua scrittura è per me un giaciglio inospitale. Leggo il diario che Woolf scrisse mentre lavorava a Orlando. Capire in che modo ha eretto la costruzione narrativa di Orlando mi aiuta a pensare la fabbricazione di Paul. Cosa accade nella recitazione di una vita quando è possibile modificare il sesso del personaggio principale? Virginia parla dell’“estasi” che questa scrittura suscita in lei. Non nascondo di provare spesso un’emozione simile. Virginia osa definire Orlando una biografia. È una biografia disumana e prepersonale, frammentata nello spazio e nel tempo. Un viaggio.


celgo di cominciare così, con la scrittura di Paul Preciado che in un articolo del 9 luglio 2015 sulla rivista Internazionale cuce assieme narrativa e transessualità, proprio a partire da un testo che, pubblicato nel 1928, ci racconta una soggettività che resta se stessa anche nel passaggio del personaggio principale da un sesso a un altro.

Da tempo infatti la letteratura ha messo a tema la transessualità e personagge/i transgender hanno ruoli di primo piano in molti romanzi e/o racconti. Ma sembra mancare, per lo meno in Italia, la coscienza diffusa di quanto le figure transgender siano divenute una categoria (e potente) della contemporaneità, proprio per la ricchezza di significati connaturati con le ambivalenze e l’articolazione di vite così stratificate. Vite che parlano a tutti: è la tesi (e la prima questione) di questo “Tema” di Leggendaria, nato come prosecuzione delle discussioni di Abitare il corpo, uno dei workshop che hanno animato il convegno romano della Società italiana delle letterate nel 2017. E parlano sia attraverso racconti biografici che sempre sottintendono una presa di posizione politica sia attraverso narrazioni letterarie di assoluto rilievo.

Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, sono apparsi due romanzi diversissimi e pure entrambi imperniati sulla transessualità. Mi riferisco all’Orlando di Virginia Woolf, già citato, pubblicato nel 1928 e Nightwood di Djuna Barnes, un romanzo che l’autrice americana terminò di scrivere nel 1932 anche se poi finì per essere pubblicato quattro anni più tardi e cioè nel ’36. Una manciata di anni e l’Europa cambia di rotta preparando la svolta totalitaria di destra che con la guerra di Spagna anticiperà gli orrori della Seconda guerra mondiale.

Orlando di Woolf e il dottor O’Connor di Barnes rappresentano i due punti estremi delle possibili narrazioni transgender, tanto il primo è lieve e favoloso, e uso l’aggettivo “favoloso” con un riferimento del tutto voluto alla favolosità tante volte raccontata da Porpora Marcasciano e che rimbalza fino a Pose, la serie tv sulle ball room newyorkesi degli anni Ottanta, qui affidata alla scrittura di Federica Fabbiani; tanto l’altro è abietto e emarginato – Noi non siamo che pelle intorno a un vento, i muscoli contratti nella lotta contro la mortalità. Dormiamo in una lunga polvere piena di rimprovero contro noi stessi. Siamo pieni fino al rigurgito dei nomi che diamo all’infelicità – estraneo alla società che lo respinge e isola in una soffitta sordida eppure aperta verso il cielo. È infatti a lui, in veste di guardiano, che viene indirizzata la domanda: a che punto è la notte?

Da quegli anni, la rappresentazione della transessualità è profondamente cambiata, è cambiata la società, si sono conquistati diritti, si è passati dal concetto di disforia di genere al riconoscimento che i generi possono essere più di due. Le vicende di Maura, protagonista della serie tv Transparent, ci hanno reso consapevoli che la transessualità è uscita dai ghetti ai quali era stata assegnata. E va ringraziata la maggiore visibilità guadagnata dall’azione politica dei movimenti che nelle varie parti del mondo si sono battuti per acquisire voce e diritti, come per l’Italia il Movimento identità transessuale (Mit). La strada da percorrere in tema di diritti e di riconoscimenti sociali è ancora lunga e poi la storia insegna che quello che è stato tolto può essere restituito ma anche che quello che è stato ottenuto può essere cancellato. «Viviamo in un’epoca di transito, di passaggio tra vecchio e nuovo»: quello che accennava una delle trans raccontate e intervistate da Marcasciano nel 2002 è ancora valido.

I transiti che ci vengono in mente sono molti e, da ultimo, anche i transiti sui confini immaginari e reali su cui sta rischiando di slittare in questi mesi la democrazia nel nostro Paese. Ma i transiti che qui ci interessano sono quelli letterari, la cui valenza politica non viene meno se il racconto non è autobiografico perché la figura del/della transessuale ben si presta a rappresentarci tutti.

«Ma è proprio il percorso esperienziale, la presa di coscienza individuale del conflitto fra sé e il mondo esterno, tra sé e il proprio corpo, tra sex e gender (e preferenze sessuali) che rende il concetto di “trans” intrinsecamente sovversivo (rivoluzionario forse?) e incontrollabile per la sua peculiarità di transito, mutazione, movimento, e quindi pericoloso» asseriva Marcasciano nel 2002. E, aggiungo io, è proprio per queste sue caratteristiche “sovversive”, che il concetto di trans diviene estremamente interessante e fecondo, nella realtà e sul piano letterario.

Sovversione già rintracciabile nelle immagini di Lisetta Carmi, la fotografa genovese che negli anni Sessanta si trasferì a vivere nel quartiere maudit, il ghetto omosessuale. «Il travestimento era un reato, spesso venivano arrestati. La polizia avrebbe voluto arrestare anche me perché ero comunista» ricorda Carmi, che indagava su un mondo molto diverso da lei e che però la arricchiva: «Grazie a loro ho capito di essere una donna che rifiutava il ruolo femminile ma non la sua appartenenza a esso». Le foto di Lisetta Carmi presuppongono e segnano al tempo stesso un mutamento dello sguardo. Come scrive Porpora Marcasciano, il rapporto con la propria immagine, la sintonia con essa, può essere considerato a tutti gli effetti l’elemento centrale dell’esperienza transessuale. E precisa: «Penso alle foto segnaletiche delle questure, degli schedari dei manicomi, quelle scientifiche dei dottori, per finire a quelle della cronaca nera che per decenni hanno narrato di noi. Quale mondo ci hanno costruito intorno quelle foto?!? Quale montaggio storico e sociale sono riuscite a operare?!? […] Quelle foto hanno costruito la realtà transessuale che per anni è stata circoscritta a prostituzione, crimine, devianza e, quando andava bene, a spettacolo e folklore». Invece Lisetta Carmi «Non si ferma a ritrarre i personaggi, ma ci riporta il mondo visto da loro, lo sguardo del fotografo esce dalla verticalità ed entra nell’orizzonte degli eventi, favorendo – è sempre Marcasciano a scriverlo – una ricostruzione storica “nostra”».

Un rapido aggiornamento su ciò che lo sguardo “nostro” per la definizione di Marcasciano può produrre oggi sul rapporto tra immagini e transessualità ci viene offerto dalla rivista americana Aperture che dedica un numero al “Future Gender” in cui compaiono molte interviste a artist* tra cui anche Catherine Opie di cui qui ci parla Cristina Giudice. È Zackary Drucker, produttore di Transparent, a chiosare «Quando il genere è binario è un campo di battaglia. Quando si abbandona il binarismo, il genere diviene un terreno di gioco».


ome per le immagini, possiamo chiederci quale è il cambio di sguardo o di passo segnato dai romanzi che i contributi di questo “Tema” mettono a fuoco, dal momento che «il concetto di intersezionalità che considera gli ambiti del sociale, da classe e razza a genere e sessualità, come insieme di elementi interdipendenti ha ispirato critica e letteratura», scrive Lidia Curti che infatti allinea rapidamente le elaborazioni del Gender Trouble (1990) di Judith Butler rispetto alle teoriche femministe prima e queer poi5. E dalla rappresentazione dei corpi androgini si è passati alle identità mobili e plurali. «Un’apertura a nuove possibilità» la definisce Marina Vitale riprendendo, e utilizzandole come filtro per una splendida lettura di Angela Carter, le riflessioni di Valeria Gennero ne La manomissione del genere.

Middlesex di Jeffrey Eugenides ci viene restituito da Paola Bono nella versione dei Motus e di Silvia Calderoni (attrice e autrice della drammaturgia in questo caso); Bono ricorda come la verità a teatro sia pur sempre una costruzione, costruzione che in questo caso si con/fonde con la trasformazione di Cal/Calliope.

Il teatro è uno spazio privilegiato per immaginare identità resistenti alla norma eterosessuale, sottolinea Serena Guarracino, a proposito di Caryl Churchill; il suo Porci e cani racconta di identità sociali a vario titolo transessuali mostrando «la filiazione diretta dell’omofobia in Africa dal discorso nazionale ed eteronormativo europeo» poiché «il lavoro culturale messo in scena da Churchill mostra che quello che viene esportato lungo le rotte della colonizzazione non sono le pratiche sessuali bensì le leggi che le reprimono». Passando dall’Africa all’Asia, Monica Luongo ci consegna un racconto in prima persona di come in Pakistan la transessualità viene percepita e vissuta, facendo le opportune distinzioni rispetto a quello che accade in India, sfondo in cui si colloca il corpo mutante di Aftab/Anjum, protagonista di Arundhati Roy.

In Italia solo di recente si vanno moltiplicando le narrazioni con al centro figure transgender. Narrazioni anche autobiografiche, ché finalmente c’è una presa di parola “letteraria” da parte di persone trans o invece è vero che l’attenzione sul tema è più all’erta di prima. Autrici come Barbara Buoso di cui scrive Luisa Ricaldone, i versi di Giovanna Cristina Vivinetto e di Loredana Magazzeni di cui ci parla Gabriella Musetti, hanno prodotto opere assai interessanti e nuove per un mercato editoriale che sembra essersi improvvisamente svegliato. La madre di Eva, di Silvia Ferreri è imperniato sul cambio di sesso di un’adolescente; e sulla questione assai controversa dei trattamenti ormonali under-18 abbiamo potuto vedere di recente nelle sale cinematografiche un film, Girl di Lukas Dhont, di cui scrive Federica Fabbiani non nascondendo alcune riserve connesse a un richiamo forte della sceneggiatura al «corpo sbagliato da correggere»; malgrado la bellezza abbagliante dei corpi di Girl, ci sembra come d’essere riportate indietro, dalle parti del corpo sbagliato del dottor O’Connor di Djuna Barnes e/o verso le narrazioni mediatiche mainstream che ancora oggi (per es. Storie del genere, la recente trasmissione condotta da Sabrina Ferilli su Rai3 ) ripropongono «la stessa retorica vittimizzante dello sbaglio di natura» come sottolinea Porpora Marcasciano nell’intervista qui rilasciata a Elisa Coco.


isalendo nel tempo è d’obbligo almeno un accenno a Giuseppe Patroni Griffi e al suo Scende giù per Toledo del 1975. Un romanzo che ritrae una femminiella, secondo la definizione della studiosa di etnografia Maria Carolina Vesce che a questa figura narrata anche da Curzio Malaparte ha dedicato vari lavori, indagandone la storia e la ritualità particolarissima come quella della “figliata” ripresa anche nell’ultimo film di Ferzan Ozpetek Napoli velata (2017).

Perché il rapporto tra narrativa e vita è proprio quello individuato da Preciado: la costruzione narrativa di Orlando mi aiuta a pensare la fabbricazione di Paul. Di Paul Preciado (anzi di Paul Beatriz Preciado come ha chiesto di essere registrato all’anagrafe per mantenere anche nel nome il segno del suo transito), tra i maggiori teorici del transfemminismo queer e transgender, Liana Borghi ci restituisce un magnifico collage di frasi e discorsi con il desiderio di condividere quanto questi siano stati importanti lungo un paio di decenni.

Dicevamo del rapporto tra narrativa e vita accennato da Preciado, la circolarità di un tragitto che incarna l’esperienza transgender in una narrazione letteraria e poi ancora che riversa il senso della narrazione letteraria su una vita; la verità di questa circolarità costituisce la seconda questione posta da questo “Tema” che tuttavia è solo un primo passo senza alcuna pretesa di esaustività, una prima mossa di apertura della discussione. Ricorro ancora a Marcasciano: «Il transessualismo è una realtà complessa, che può essere vista e descritta da svariati punti di vista; prenderne in considerazione qualcuno e non tutti è fuorviante e fondamentalmente scorretto».

La verità di noi stess* è un sentiero stretto che percorriamo tutt* tra pulsioni sessuali e bisogni identitari, e potremmo anche dire, con Marjorie Garber, che questo è il senso che cerchiamo lungo tutta l’esistenza.

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LEGGENDARIA N. 132/2018 + SUPPL.

TRANS/SCRITTURE

NOVEMBRE 2018 – 68 PAGINE

«SUPPLEMENTO//Per Bia Sarasini»

 

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Il Tema di questo numero, curato da Giuliana Misserville, è dedicato alle “Trans/Scritture”: come figure, vite concrete e narrate stanno cambiando l’immaginario del nostro presente attraverso la letteratura, il cinema, la Tv e il teatro. Questioni da mettere in agenda non solo per comprendere fenomeni che tuttora in Italia sono generalmente considerati marginali – oltre che fortemente osteggiati – ma anche per riposizionarsi sul fronte delle molte identità in gioco.

Celebriamo poi il centesimo anniversario della morte di Rosa Luxemburg e dedichiamo ampio spazio alla figura della pittrice Artemisia Gentileschi. Ma mettiamo sotto i riflettori anche alcune grandi scrittrici: Antonella Anedda, Michela Murgia, Muriel Spark, Ali Smith. E poi ci sono le Strenne per gli Under-15, le Letture e le nostre imperdibili Rubriche.

Ma questo è un numero doppio, anzi ben di più, perché alla rivista alleghiamo un Supplemento di 80 pagine dedicato alla nostra Bia Sarasini, che ci ha lasciato il 14 ottobre: pubblichiamo i pensieri di alcune delle sue amiche più care, di chi con lei ha lavorato per molti anni in redazione e in altri luoghi significativi del femminismo italiano e, per sottolineare la qualità del suo impegno politico, una raccolta di testi recenti a firma della stessa Bia, curati dal Gruppo del Mercoledì di cui lei faceva parte. Non è solo un doveroso gesto di omaggio alla memoria di una donna che ci è stata estremamente cara. È anche un modo per tenercela vicina e valorizzare il suo pensiero e le sue pratiche, esemplari di una generazione che ha fatto del femminismo l’asse centrale della propria vita. Bia ha interpretato al meglio il nodo inscindibile tra personale e politico, sempre fedele a se stessa ma attenta al mondo e giocando a tutto campo, con altre e altri.

Naturalmente, nel nostro ultimo numero dell’anno, lanciamo la Campagna Abbonamenti 2019: guardate alle pagine 66-67 e rinnovate le vostre sottoscrizioni al più presto. Un regalo per noi e per voi, perché Leggendaria – ci pare – è più necessaria che mai e senza il sostegno di tutte/i non possiamo farcela.

Buona Lettura e Buone Feste!

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LEGGENDARIA N. 132/2018 + SUPPL.

TRANS/SCRITTURE

NOVEMBRE 2018 – 68 PAGINE

«SUPPLEMENTO/Per Bia Sarasini»

 

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TEMA TRANS/SCRITTURE

a cura di Giuliana Misserville


≡ APERTURA

Due questioni su narrativa e transessualità

di Giuliana Misserville … pag. 7

≡ SCRITTURE

Il variabile confine tra sessualità ibride e identità fluttuanti

di Lidia Curti … pag. 10

≡ PAUL B. PRECIADO

Contro il dominio eteropatriarcale

di Liana Borghi … pag. 13

≡ PORPORA MARCASCIANO

Dal corpo assoggettato a quello liberato

Intervista di Elisa Coco a Porpora Marcasciano … pag. 15

≡ TV

La vita ritrovata nell’eccesso delle Ball Room

di Federica Fabbiani … pag. 18

≡ ANGELA CARTER

Da Evandro a Eva, un corpo in maschera

di Marina Vitale … pag. 21

≡ BARBARA BUOSO

Medusa in cerca di una vita sua

di Luisa Ricaldone … pag. 23

≡ CINEMA

Non di solo corpo

di Federica Fabbiani … pag. 24

≡ POESIA

Versi dove la lingua perde i suoi confini

di Gabriella Musetti … pag. 26

≡ TEATRO

Un inno alla libertà del divenire

di Paola Bono … pag. 27

In Africa non c’erano confini (sessuali)

di Serena Guarracino … pag. 28

≡ ASIA

Khawaja Sara, essere transgender in Pakistan

di Monica Luongo … pag. 29

≡ FOTOGRAFIA

Soggetti invisibili incarnati con un clic

di Cristina Giudice … pag. 31


A/MARGINE

≡ ARTIGIANATO

Abbellire il quotidiano, con poco

di Lia Giachero … pag. 34

≡ NALINI MALANI

Architetta di pensieri

di Cristina Giudice … pag. 36


INTERVISTA

≡ ALEX CONNOR

La potenza di Artemisia

di Maria Vittoria Vittori … pag. 37


PRIMOPIANO

≡ ARTEMISIA GENTILESCHI

Le molte vie di una donna inquieta e libera

di Laura Ricci … pag. 40

≡ MICHELA MURGIA

Avalon rivisitata

di Anna Maria Crispino … pag. 42

≡ ANTONELLA ANEDDA

La sostanza delle cose

di Marilena Menicucci … pag. 43

≡ DONATELLA DI CESARE

Il paradosso della democrazia

di Antonella Fimiani … pag. 44

≡ MURIEL SPARK

La trasfigurazione della realtà

di Bianca Tarozzi … pag. 46

≡ ALI SMITH

Una voce che ci trasforma dentro

di Maria Vittoria Vittori … pag. 49

≡ ROSA LUXEMBURG

Cent’anni dopo

di Mario Simoncini … pag. 50


LETTURE/UNDER15

≡ STRENNE

a cura di Sara Bennet … pag. 54


LETTURE

≡ DWF

Palestinesi in lotta

di Gisella Modica … pag. 56

≡ ANGELA MARSONS

Effetti del disamore

di S. Be. … pag. 56

≡ GAJA CENCIARELLI

L’infelicità delle donne cattive

di N. T. … pag. 57

≡ OLJA SAVICEVI´C

Da un Paese mai dimenticato

di Maria Vittoria Vittori … pag. 57

≡ LISA GINZBURG

Lettere del suo nome

di Anna Maria Crispino … pag. 58

≡ MARGHERITA LOY

Un diario delicato e potente

di Francesca Caminoli … pag. 58


RUBRICHE

≡ CANTO&CONTROCANTO

Umani e animali

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 59

≡ IN/NOTE

Golose di storia femminile

di Loredana Metta … pag. 60

≡ GIORDINI IMMAGINARI

Gli affreschi sepolti di Livia

di Giuliana Misserville … pag. 61

≡ IN/VERSI

Nate dalla diaspora

di Maria Clelia Cardona … pag. 62

≡ TOP FIVE

I magnifici 5

di Elvira Federici … pag. 63

≡ CAMPAGNA ABBONAMENTI 2019 … pag. 64

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIA MADRINE … pag. 66

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Supplemento a Leggendaria N. 132/2018

NON VENDIBILE SEPARATAMENTE

Per Bia Sarasini

NOVEMBRE 2018 – 80 PAGINE

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a cura di

Leggendaria

Il Gruppo delle femministe del Mercoledì

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Il 14 ottobre abbiamo perso Bia Sarasini, giornalista e scrittrice, politica e femminista. Lascia un grande vuoto in tutte noi, che le siamo state amiche e compagne


Parte prima

≡ AMICA E COMPAGNA

Una relazione personale e politica

di Anna Maria Crispino … pag. 4

L’amica perfetta

di Silvia Neonato … pag. 8

Portare Bia a scuola

di Maria Vittoria Vittori … pag. 12

Sapere ascoltare

di Giovanna Pezzuoli … pag. 13

Il sorriso di una foto

di Monica Luongo … pag. 14

Quel vincolo tra noi

di Letizia Paolozzi … pag. 16

Una lezione di vita

di Alberto Leiss … pag. 18

Il suo passo leggero

di Nadia Tarantini … pag. 20

NoiDonne, via delle Zoccolette. Disneyland, Roma

di Daniela Cannizzaro, Alessandra Di Pietro, Cristiana Scoppa … pag. 22

Un pezzo di vita condivisa

di Enzo Palmisciano … pag. 25

Una vita attiva e meditativa

di Anna Mainardi … pag. 27

Un moto carsico

di Simona Bonsignori … pag. 29


Parte Seconda

≡ IL FEMMINISMO È POLITICA

Bia e la politica

di Elettra Deiana … pag. 32

Testi di Bia Sarasini

Le parole per dire la morte … pag. 34

In piazza per la Grecia e anche per noi … pag. 35

Le relazioni, questione centrale … pag. 36

Perché a sinistra non ha senso contrapporre i diritti … pag. 37

Private, pubbliche e politiche … pag. 38

Il sogno di una sinistra che conta, tra Mélenchon e centrosinistra … pag. 41

Se le donne si mettono in marcia. Nuova politica ed elaborazione del lutto … pag. 41

Rivoluzionarie. Uomini e donne nuove, tra passato e futuro … pag. 47

Immaginare mondi comuni. I nuovi femminismi e la sinistra da costruire … pag. 53

La difficile reazione del mondo cattolico al referendum … pag. 57

Qualcosa di antico, anzi di nuovo … pag. 62

Donne che rompono il silenzio. Una storia politica … pag. 69

Sotto il segno della violenza … pag. 74

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TRANS/SCRITTURE

NOVEMBRE 2018 – 68 PAGINE

 

«SUPPLEMENTO/Per Bia Sarasini»

Il Tema di questo numero, curato da Giuliana Misserville, è dedicato alle “Trans/Scritture”: come figure, vite concrete e narrate stanno cambiando l’immaginario del nostro presente attraverso la letteratura, il cinema, la Tv e il teatro. Questioni da mettere in agenda non solo per comprendere fenomeni che tuttora in Italia sono generalmente considerati marginali – oltre che fortemente osteggiati – ma anche per riposizionarsi sul fronte delle molte identità in gioco … Ma questo è un numero doppio, anzi ben di più, perché alla rivista alleghiamo un Supplemento di 80 pagine dedicato alla nostra Bia Sarasini, che ci ha lasciato il 14 ottobre: pubblichiamo i pensieri di alcune delle sue amiche più care, di chi con lei ha lavorato per molti anni in redazione e in altri luoghi significativi del femminismo italiano e, per sottolineare la qualità del suo impegno politico, una raccolta di testi recenti a firma della stessa Bia, curati dal Gruppo del Mercoledì di cui lei faceva parte…

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CARTACEO: 13,00 Euro – PDF: 6,50 Euro

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LEGGENDARIA N. 131/2018

PRATICARE L’UTOPIA

SETTEMBRE 2018 – 92 PAGINE

 

Ammirazione, affetto e riconoscenza verso una donna riconosciuta come autorevole possono produrre un dono: il Tema di questo numero, curato da Lorenza Perini e Bruna Mura, è un omaggio ad Alisa Del Re fatto di parole e riflessioni fortemente connesse al suo lavoro di ricerca e alle sue pratiche. Autrici e autori, italiane/i e straniere/i, hanno scelto di interloquire, ciascuna/o a suo modo, a partire dalle domande messe sul tavolo della discussione, finendo col tracciare un bilancio delle politiche dette “di genere” negli ultimi dieci anni…

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CARTACEO: 10,00 Euro – PDF: 5,00 Euro

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PRATICARE L’UTOPIA

SETTEMBRE 2018 – 92 PAGINE

 

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Ammirazione, affetto e riconoscenza verso una donna riconosciuta come autorevole possono produrre un dono: il Tema di questo numero, curato da Lorenza Perini e Bruna Mura, è un omaggio ad Alisa Del Re fatto di parole e riflessioni fortemente connesse al suo lavoro di ricerca e alle sue pratiche. Autrici e autori, italiane/i e straniere/i, hanno scelto di interloquire, ciascuna/o a suo modo, a partire dalle domande messe sul tavolo della discussione, finendo col tracciare un bilancio delle politiche dette “di genere” negli ultimi dieci anni. In una Europa in rapida trasformazione, e con un orizzonte assai incerto in vista delle elezioni della primavera 2019, i testi raccolti nel nostro Tema offrono più piste di analisi, materiali di cui discutere e molte suggestioni.
Nell’estate alle nostre spalle ci hanno lasciato due donne importanti e care: la scrittrice Clara Sereni e la cantante Aretha Franklin. Le ricordiamo entrambe, ma dedichiamo anche alcune pagine a Philip Roth, scrittore che più di molti altri ha lavorato a fondo e senza infingimenti sulla propria differenza (di maschio, ebreo e americano). Ricchissime le sezioni di a/margine e Primopiano, per non parlare delle Letture e delle nostre Rubriche.
Forse noterete in questo numero di Leggendaria alcuni aggiustamenti grafici: abbiamo cercato di definire meglio gli spazi, di rendere più chiare e – speriamo! – meno pesanti le aperture delle sezioni, accorpato le rubriche. La rivista, ahimè, ci somiglia: è bulimica, vorrebbe tenere sempre dentro tutto senza sacrificare nulla, ma la carta è un materiale concreto, è lei che ci impone la sua legge del limite! E dunque, governare le pagine è sempre un esercizio di “misura”.
Sfogliate, leggete e sappiateci dire.

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LEGGENDARIA N. 131/2018

PRATICARE L’UTOPIA

SETTEMBRE 2018 – 92 PAGINE

 

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TEMA/PRATICARE L’UTOPIA

Donne Politica Utopia

a cura di Lorenza Perini e Bruna Mura … pag. 8

Erodere ostinatamente l’esistente

Tre voci a confronto: Jacqueline Heinen, Rada Ivekovic´, Adone Brandalise … pag. 10

Imparare a guardare avanti

di Rada Ivekovic´ … pag. 15

Mai rinunciare alle rivoluzioni

di Luciana Castellina … pag. 16

Una lotta che continua

di Jane Jenson … pag. 18

Il genere nella politica. Conti che non tornano

di Julia Di Campo e Giada Storti … pag. 20

Più elette eppure l’agenda delle donne resta ai margini

di Domenico Carbone e Fatima Farina … pag. 23

Le pari opportunità e la marmotta

di Alessandra Vincenti … pag. 26

Il ritorno del dormitorio

di Devi Sacchetto … pag. 29

Un nuovo ordine morale

di Bérengère Marques-Pereira … pag. 32

La stringente attualità di un metodo

di Anna Curcio … pag. 34

Pratiche femministe di cittadinanza

di Caterina Peroni … pag. 37

E adesso tocca a lei

intervista ad Alisa Del Re di Bruna Mura e Lorenza Perini … pag. 42

A/MARGINE

≡ ARTE

Maria Lai sulle orme delle Janas

Testo e foto di Letizia Del Bubba e Maria Pia Lessi … pag. 46

≡ MOSTRE

Foto come raffinate pitture

di Jolanda Leccese … pag. 49

≡ CINEMA

Scene da un matrimonio che non ce la fa

di Pina Mandolfo … pag. 50

IN MEMORIA

≡ PHILIP ROTH

Tutto passa per il corpo

di Daniela Matrònola … pag. 52

Lo spaesamento dell’essere maschi

di Elvira Federici … pag. 54

Passioni divergenti

di Monica Luongo … pag. 56

≡ CLARA SERENI

Una Signora della scrittura

di Adriana Chemello … pag. 57

INTERVISTA

≡ ANNACARLA VALERIANO

La pazzia delle ribelli

di Maria Rosaria La Morgia … pag. 60

Irregolari da sorvegliare

di Sara Cariglia … pag. 61

PRIMOPIANO

≡ VIRGINIA WOOLF

Opinioni su una madonna beffarda

di Lia Giachero … pag. 62

≡ LAVORO

Le schiave dell’ “oro rosso”

di Antonella Fimiani … pag. 64

≡ STORIA

Le suffragette italiane

di Silvia Neonato … pag. 66

≡ TINA EMILIANI

Sul ritmo del tempo

di Gabriella Palli Baroni … pag. 67

≡ GIALLO

Ironia e auto-ironia da detective

di Nadia Tarantini … pag. 68

≡ ANITA GARIBALDI

Anita, un’eroina per tutte le stagioni

di Matilde Passa … pag. 71

≡ FAUSTA CIALENTE

Gli anni della scrittrice in guerra

di Maria Vittoria Vittori … pag. 72

≡ ILARIA PALOMBA

Quando le ferite sono feritoie

di Daniela Matrònola … pag. 74

≡ ELIANA BOUCHARD

Tutti gli amori del mondo

di Barbara Mapelli … pag. 75

≡ ÉLISE THIÉBAUT

Riprendiamoci il nostro sangue

di Antonella Fimiani … pag. 77

LETTURE

≡ ROBERT BRYNDZA

La rabbia incontenibile

di Sara Bennet … pag. 78

≡ ANNA FOLLI

Uniti e divisi. Per sempre

di Maria Vittoria Vittori … pag. 78

≡ SUSIE STEINER

Sparita nel nulla

di S. Be. … pag. 78

≡ ROSA VENTRELLA

Lo sguardo affilato di Malacarne

di Maria Vittoria Vittori … pag. 79

≡ C.DICKENS/W.COLLINS

A quattro mani

di S. Be. … pag. 79

≡ DANIELA GRANDE

Notti e nebbie di Parma

di N. T. … pag. 80

≡ AMALIA BONAGURA

Un fragoroso silenzio

di A.M.C. … pag. 80

≡ GRUPPO ‘98

Il bastione della poesia

di Giuliano Capecelatro … pag. 80

≡ JANE CASEY

Entra in scena Maeve

di A.M.C. … pag. 81

≡ LAURA PUGNO

L’isola del silenzio

di S. Be. … pag. 81

≡ ANDREA NAGELE

Se il thriller è psyco

di N. T. … pag. 81

RUBRICHE

≡ CANTO&CONTROCANTO

Un’assenza del tutto ingiustificata

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 83

≡ IN/NOTE

Lady Soul

di Loredana Metta … pag. 84

≡ GIARDINI IMMAGINARI

Gli eucalipti della memoria

di Giuliana Misserville … pag. 85

≡ IN/VERSI

Una erratica danza di testi

di Maria Clelia Cardona … pag. 86

≡ TOP/FIVE

I magnifici 5

a cura di Monica Luongo … pag. 87

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 88

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 90

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APERTURA / LA QUESTIONE

LA POSTA IN GIOCO

È un attacco squisitamente politico quello contro la Casa internazionale delle donne di Roma, sintomo evidente di una visione della società in cui non può e non deve esserci spazio per immaginare un altro mondo possibile, un altro ordine delle relazioni. Ma anche segno del fallimento di un progetto politico impermeabile ai bisogni e ai desideri di nuovi soggetti

di Anna Maria Crispino

La cronaca ci racconta quotidianamente di spazi sociali, luoghi autogestiti, piccole utopie realizzate che aprono e/o chiudono per le ragioni più diverse: esaurimento dell’esperienza o nuove forze messe al lavoro, sordità o invece buona disposizione dei poteri istituzionali, esigenze emergenti e vecchi problemi irrisolti. Potremmo considerarlo un processo fisiologico. Ma ci sono casi invece in cui si mette in atto un vero e proprio attacco, volontario e mirato, perseguito con metodo e ostinazione, contro realtà alternative e sperimentali.

Ci pare che quello che sta avvenendo a Roma, dal 2016 retta da una Giunta del Movimento 5 Stelle, nei confronti della Casa Internazionale delle Donne e di altri luoghi dell’attivismo sociale e culturale, rientri in questa casistica. Le scelte della Giunta e degli assessorati preposti non rispondono solo a una logica di razionalizzazione dell’uso del patrimonio immobiliare della capitale (processo già avviato dalla precedente Giunta Marino), sembrano piuttosto il sintomo e il segno di una battaglia tutta ideologica per fare tabula rasa delle esperienze riconducibili alla “sinistra” (in tutte le sue variabili e accezioni) e allo stesso tempo di non riconoscimento degli attori sociali. Tra questi, le donne, il femminismo.

E a nulla vale sottolineare che la sindaca e molte assessore sono appunto di sesso femminile, e che se sono lì in tante è anche perché almeno un paio di generazioni di donne prima di loro hanno fatto le loro battaglie. Evidentemente come per i pentastellati non esistono destra e sinistra, così risulta inaccettabile – incomprensibile? – l’idea che donne e uomini siano soggettività politiche portatrici di differenze. Anzi, le donne a 5 stelle pare facciano di tutto per dimostrarsi toste, tostissime, come gli uomini, peggio degli uomini, con un tratto persino di irrisione verso coloro che in questi lunghi mesi di (non) trattative hanno manifestato sotto il Campidoglio in appoggio alla Casa. Al momento in cui scriviamo, la posizione delle autorità capitoline è di non negoziare alcuna soluzione che possa consentire il proseguimento dell’esperienza: lasciare che la convenzione scada (2021) e intanto mettere a bando i servizi che la Casa fornisce, ben sapendo che l’attuale Consorzio che la gestisce non potrà partecipare perché legalmente “moroso”.

Allungando lo sguardo indietro, la lunga vicenda storica dell’edificio del Buon Pastore poi assegnato al Consorzio –  ce lo racconta Ivana Rinaldi – dà ragione di un cammino che approda a una collocazione che non potrebbe essere più piena di senso e significato – pratici esperienziali e simbolici – che ben poco hanno a che fare con la dimensione valoriale della “imprenditorialità”, bensì con quella dei “beni comuni”.  Tutta diversa l’esperienza della Casa delle Donne di Milano (Silvia Neonato), come pure quelle di altre realtà (Palermo, L’Aquila, Latina, Trieste etc.), ciascuna a suo modo, di cui Leggendaria ha dato conto in questi anni.

Allargando lo sguardo oltre i nostri confini – lo ha fatto per noi Alessandra Quattrocchi – si scopre che in Europa ci sono Case e Centri delle donne di tutti i tipi, per esigenze comuni ma anche diverse da Paese a Paese, con rapporti più o meno stretti con le istituzioni locali o nazionali: come se in ogni esperienza si rispecchiassero esigenze e desideri che hanno trovato una loro “forma” in relazione al contesto.

E dunque come darsi ragione del fatto che sia considerato “improduttivo” un luogo vivo e vitale come la Casa, dove per restare soli agli ultimi mesi, migliaia di persone – donne e uomini di ogni età, bambine e bambini – hanno riempito tutti i piani, le sale, i corridoi e il giardino nei quattro giorni della prima Fiera dell’editoria delle donne (8-11 marzo); dove in centinaia hanno assistito alla giornata dedicata a Virginia Woolf (9 giugno) o alle due serate teatrali dedicate a Caryl Churchill (15 e 16 giugno) o ancora al concerto di Paola Turci (20 giugno) e ai convegni, alla Festa delle Giornaliste e tanto altro, mentre nel frattempo sono continuate tutte le attività di servizio, i corsi, le consulenze e intanto si preparava il ricco programma della rassegna estiva (v. p. 6)? Frequentano la Casa circa 30.000 donne l’anno, di Roma ma anche dal resto d’Italia e dall’estero. Come stimare il “valore” e come collocare in un contesto dinamico e progettuale una utopia realizzata come questa (Bonsignori e Serughetti)? Un progetto che quotidianamente dimostra chi sono le donne, che cosa sono capaci di fare, pensare e immaginare, di che cosa hanno bisogno e desiderio da bambine, da giovani, da adulte, da vecchie. Ma forse è proprio di questo che i nuovi potenti hanno paura. Ed è (anche) da questo che dovrebbe partire ogni progetto per il futuro che superi l’idea di secondarietà e collateralità che ha segnato le politiche nei confronti di donne, giovani, migranti o seconde/terze generazioni: soggetti imprevisti, certo, ma molto molto reali e resilienti.

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LEGGENDARIA N. 130/2018

UNA CASA PER TUTTE

LUGLIO 2018 – 68 PAGINE

 

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Tempo di vacanze e di letture sotto il sole: per i piccoli lettori e le piccole lettrici da 3 a 18 anni consultate il nostro “Focus”, vi segnaliamo un sacco di belle novità. Ma l’Apertura la dedichiamo invece a un tema che ci è molto caro: quello degli spazi sociali e culturali autonomi, cuore pulsante delle città. Parliamo in particolare la Casa internazionale delle Donne di Roma, in piena mobilitazione per contrastare la minaccia di chiusura che pende sulla sua testa. Non è una questione contabile, ma un caso paradigmatico, una vicenda esplicitamente politica che riguarda l’agibilità delle utopie quotidiane, luoghi alternativi frutto di desideri e di immaginazione: vi proponiamo alcuni spunti di riflessione e una mappatura di altre esperienze europee. La Casa comunque non va certo in vacanza: quest’estate c’è un cartellone di iniziative tutto da gustare.

Assaporate un po’ dell’atmosfera dell’underground newyorkese nell’articolo di Daniela Daniele che presenta un inedito della poetessa punk e lesbica Eileen Myles, e quella di una Praga misteriosa nel romanzo di Radka Denemarková, di cui parla Marina Vitale, ma che abbiamo anche intervistato.

“Primopiano” e “Letture” sono una miniera di suggerimenti per i libri da mettere in valigia: saggi, romanzi, poesie e gialli paurosissimi (ma anche elegantemente ironici), c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le nostre “Rubriche”, poi: una al giorno levano la noia di torno, perché sono piccole chicche di sapere e di scrittura.

Buone vacanze dunque, leggete leggete leggete. Noi ci risentiamo a settembre!