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Tema / Apertura

DONNE E ’68:
STORIE DI CHI C’ERA
E ANCORA C’È

Nel cinquantenario dell’anno che ha segnato la storia di più generazioni, una serie di volumi a firma femminile testimoniano e riflettono sui cambiamenti avvenuti nella dialettica tra singole esistenze e movimenti collettivi.

Un mosaico ricchissimo composto da frammenti di vite e testi, esperienze e contesto, allargando lo sguardo anche al Sud spesso dimenticato.

di Anna Maria Crispino

 


Si è chiuso un altro anniversario del ’68: il cinquantesimo che, in una foga che qualcuno ha definito “reducista” (Marco Grispigni, 2009), ha visto moltiplicarsi la mole di testimonianze e ricostruzioni di quelli/quelle “che c’erano”, come era accaduto peraltro già nel decennale, ventennale, trentennale e così via. Nel trascorrere del tempo, quell’anno “mitico” sembra aver cambiato sempre più di segno, tanto che nella maggior parte dei casi ora, negli ambienti della grande stampa e della politica di ogni colore, se ne parla sempre più spesso come della madre di tutti i problemi del nostro presente: pernicioso anti-autoritarismo, brodo di cultura del terrorismo, dell’uso della droga e delle pratiche di promiscuità sessuale, innesco della crisi di valori nostalgicamente ritenuti consolidati: famiglia, istruzione, identità di genere, partiti e istituzioni. Come se davvero non si riuscisse a fare i conti fino in fondo con un anno, un periodo per la verità, specie in Italia, che ha profondamente svecchiato un Paese cresciuto economicamente ma molto in ritardo socialmente e culturalmente, portando alla ribalta, si è detto da più parti, due nuovi soggetti: i Giovani e le Donne. Categorie astratte e generalizzanti entrambe, ovviamente, perché se pure i movimenti coinvolsero più o meno direttamente un numero significativo di giovani donne e giovani uomini, in nessun momento furono tutti i giovani o tutte le donne: molti/e non se ne accorsero, altrettanti seguirono altre strade. E occorre tenere sempre conto del fatto che si trattò di appartenenti alle generazioni del boom demografico post-bellico, i/le cosiddette baby-boomers, nati/e nate grosso modo tra il 1945 e il 1955 – che erano purtuttavia soggetti singolari, ciascuno e ciascuna con una sua propria storia. Questo spiega probabilmente la profusione di testimonianze: un tentativo di dar conto del complesso articolarsi del rapporto tra l’io e il noi che così tanti scritti memoriali ci restituiscono, tra i soggetti e il contesto insomma.

Tenendo fermi il valore e l’importanza – per metodo, contenuti e bellezza – di un testo ineludibile sull’argomento, qual è A colpi di cuore. Storie del sessantotto di Anna Bravo (2008), una delle novità di questo cinquantennale è stata il numero di volumi e testi che hanno testimoniato e riflettuto sulla partecipazione delle donne ai movimenti. Si è spesso data per scontata una stretta relazione tra ’68 e femminismo, come se l’uno avesse “partorito” l’altro, mentre il rapporto non è (stato) né semplice né diretto. Si trattò al contrario di una relazione spesso problematica, generalmente convinta nella partecipazione ma, per molte donne, non sempre agevole. Un disagio – ben sintetizzata dall’espressione “angeli del ciclostile” – che emanava da quella stessa emancipazione che pur consentiva la partecipazione delle giovani donne alla politica dei loro coetanei – fatto certamente inedito nei numeri e nella varietà delle provenienze geografiche, sociali e culturali – ma che ben presto mise in luce una persistente disparità di collocazione, concreta e simbolica.

 


Le ragazze del ’68 sono state profondamente coinvolte in una radicale messa in discussione della “Politica” attraverso una presa di coscienza del proprio vissuto, che i loro coetanei non hanno voluto né saputo fare per sé. Ed è principalmente da quel “disagio dell’emancipata” (Maria Luisa Boccia) che le ragazze e le giovani donne del ’68 partirono per mettere in discussione la loro partecipazione in movimenti che le vedevano illusoriamente pari ai loro “compagni”, innescando la riflessione che pochi anni dopo avrebbe portato alla nuova ondata  del  femminismo di massa e alle sue innovative, dirompenti pratiche: l’autocoscienza nei piccoli gruppi, il partire da sé, il discorso sui ruoli familiari, la maternità e la sessualità, la riflessione sul rapporto tra personale e politico (più che su pubblico/ privato, come spesso  viene  riferito, facendo  confusione), il separatismo che, nella maggioranza dei casi, divenne pratica comune intorno alla metà degli anni Settanta, passando per crisi personali e clamorose fuoriusciste collettive dai gruppi extraparlamentari della sinistra (in particolare Lotta Continua e il manifesto – v. p. 25). Processo che si affiancò e intrecciò, non sempre senza attriti, con un filone – allora meno consistente, ma che presto si sarebbe rivelato decisivo – di pratiche separatiste e anti-autoritarie avviato da donne della generazione precedente già negli anni Sessanta, e poi alla riflessione più tardiva delle comuniste, una parte delle quali attardate in pratiche di doppia militanza.

 


IN SICILIA E AL SUD

Un’altra novità certamente rilevante riguarda la dimensione geografica, cartografica direi: le ricostruzioni del ’68, sia quelle di carattere generale sia quelle riguardanti le donne, si erano finora basate quasi esclusivamente sugli eventi in alcuni luoghi: Torino, Trento, Milano, Roma, Pisa… tutte città del centro nord, come se il Sud fosse rimasto nel frattempo addormentato, estraneo e lontano. Ben venga dunque un volume che raccoglie 11 testimonianze di donne siciliane o transitate nell’isola o nel Sud in quel periodo: La mamma milita, con quel “mamma” nel titolo a indicare che non di ragazze si tratta. Qui, le testimoni sono nate tra il 1935 e il 1947 (solo due sono degli anni Cinquanta) quindi già adulte, spesso laureate o laureande, a volte già madri, appunto.

Il progetto è stato promosso dalle sei fondatrici di Archivia-Donne in relazione, una realtà palermitana che si è concretizzata con la nascita di una associazione nel 2017, ed è arricchito da vignette di Anni Barazzetti della serie Topastro. «In Sicilia le nuove idee e soprattutto i tanti desideri sepolti – che fino a quel momento erano stati repressi provocando spesso malinconie croniche e depressioni – irrompevano su un tessuto femminile variamente composito, solo in parte toccato dall’emancipazione e in modo abbastanza diverso da quanto succedeva al centro e al nord d’Italia», scrive Angela Lanza nell’Introduzione. E di grande interesse – anche alla luce del dibattito odierno sulle migrazioni – è il testo di Toni Maraini, che il suo ’68 l’ha vissuto in Marocco, e che da quel particolare osservatorio ci consente di aggiungere un tassello importante di scenario: le relazioni tra le due sponde del Mediterraneo nel quadro della decolonizzazione.

Il secondo elemento subito in evidenza alla lettura del volume è che molti dei racconti ruotano più o meno direttamente intorno a un evento cruciale del 1968 che non ha nulla a che vedere con la scuola, l’università o la fabbrica: il terremoto nel Belìce. Una catastrofe che coinvolse tutta la Sicilia occidentale in un tempo in cui la creazione della Protezione civile era ancora al di là da venire e che dunque fu affrontata soprattutto da volontari e organizzazioni civili e religiose. Giovani, maschi e femmine, che quella esperienza – durata giorni, mesi o per alcuni/e anni – l’hanno nella memoria come essenziale e dirimente per la loro vita. Lo racconta bene Marta Garimberti nel testo d’apertura: nata a Roma ma laureata in architettura a Venezia, già madre di una bambina è stata per tre anni (1969-72) a Partanna per lavorare alla ricostruzione post-terremoto. Racconta delle ragioni della scelta (sua e del marito), dei dibatti politici intorno alla violenza/non violenza (a ridosso dell’esperienza di Danilo Dolci e Lorenzo Barbera), delle discussioni sulle crisi internazionali – la guerra in Vietnam in primo piano –, della vita quotidiana nelle baracche e dell’educazione dei bambini. Ma sfiora soltanto i temi che nel frattempo il nascente femminismo stava cominciando a porre all’ordine del giorno: «[…] le nostre azioni contro le autorità responsabili erano non-violente, però di fronte alla violenza nella vita privata che il corpo delle donne denunciava, noi non abbiamo fatto nulla. Non abbiamo proprio avuto un ruolo. Non l’abbiamo proprio affrontata».

Donatella Barazzetti – anche lei nordica, di Torino, anche lei architetta ma anche sociologa – scrive: «Il Sud è stato per me un nuovo ‘68»: arriva in Calabria nei primissimi anni Settanta, quando l’autunno caldo è già lontano, il “sogno” di cambiare il mondo mostra le prime crepe nell’irrigidimento delle strutture organizzative dei gruppi extra-parlamentari e nei segnali dell’imminente svolta di alcuni/e verso la lotta armata. E soltanto qualche anno dopo, il femminismo: «un’illuminazione. […] Era iniziato per me “un nuovo ‘68” più travolgente e radicale di tutti gli altri». In Calabria resterà poi come docente di sociologia (Politiche di Pari Opportunità e Teorie di genere all’Università di Arcavacata di Rende tra il 1992 e il 2014).

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LEGGENDARIA N. 133/2019

DONNE DEL/NEL ’68

GENNAIO 2019 – 76 PAGINE

«Fabrizia Ramondino» 

 

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Primo numero del Nuovo Anno e facciamo un bilancio ragionato sui volumi usciti in occasione del cinquantenario del ’68: testimonianze e riflessioni di donne che c’erano e hanno vissuto quel mitico anno scegliendo la militanza politica e/o l’impegno sociale. L’insieme restituisce un mosaico cangiante e ricchissimo che ci consente di capire come e perché il nodo politica/femminismo sia tuttora così complesso e problematico pure in un contesto assai diverso, non solo perché è lo scenario politico, sociale e culturale del nostro Paese a essere profondamente mutato, ma anche perché “per fortuna” ci sono nuove figure di protagonismo femminile a occupare la scena. Non ci furono solo “ragazze” nel ’68, ma anche donne già adulte: datare gli eventi è importante perché spiega la complessità e il senso di ciò che è accaduto. E dà ragione di una continuità che la componente maschile di quei movimenti generalmente non ha avuto.

Parliamo di teatro attraverso il dialogo tra Sarah Perruccio e l’attrice Elena Bucci, di Women’s Studies negli Usa con una intervista di Loredana Magazzeni a Cosetta Seno e un articolo di Gabriella Romani; Anna Toscano ricorda la veneziana Alda Monico e Maria Vittoria Vittori ha intervistato la scrittrice Elisabeth Åsbrink. Pina Mandolfo e Anna Trapani ci raccontano l’ultimo bellissimo libro di Maria Attanasio mentre Daniela Matrònola sceglie un recente breve romanzo di Patrizia Carrano. Dedichiamo alcune pagine all’amata Fabrizia Ramondino, scrittrice che non merita l’oblio in cui si trova. E c’è an-che un piccolo Focus sull’amore, dentro e fuori il matrimonio, come lo raccontano scrittrici e scrittori di lingue e paesi di-versi.

E ancora: a che punto è la relazione tra padri e figlie? Ce ne parla Saveria Chemotti. E come stanno cambiando le relazioni d’intimità? Lo mette a fuoco Giuliana Misserville in una recensione dell’ultimo libro di Barbara Mapelli. Marina De Chiara ha letto il magnifico libro di María de las Nieves sullo stereotipo della “puella” e Daniela Daniele annuncia l’uscita (finalmente anche in italiano) del volume di Shari Benstock sulle donne della Rive Gauche.

Infine, in occasione del Giorno della Memoria, vi segnaliamo l’articolo di Annalisa Comes su Mireille Gansel e la rubrica di Loredana Metta. Letture, under-15, Rubriche e News completano il menu di questo fascicolo. In cui vi preghiamo di non tra-scurare le pagine della nostra Campagna abbonamenti: siamo sicure che non vorrete certo trascorrere il 2019 senza la vostra Leggendaria!

Ci vediamo a marzo (8-10), alla seconda edizione della Fiera dell’editoria delle donne: Feminism/2. Stiamo preparando un numero fantasmagorico per l’occasione. Vi aspettiamo e intanto buone letture.

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LEGGENDARIA N. 133/2019

DONNE DEL/NEL ’68

GENNAIO 2019 – 76 PAGINE

«Fabrizia Ramondino» 

 

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TEMA DONNE DEL/NEL ‘68

≡ APERTURA

Donne e ‘68. Storie di chi c’era e ancora c’è

di Anna Maria Crispino … pag. 7

Eretiche e ribelli

di Silvia Neonato … pag. 11

Il mondo visionario delle ragazze di Maggio

di Daniela Bertelli … pag. 13

Non fummo il “reparto donne” di un’altra ideologia

di Paola Meneganti … pag. 15

Quando il vento del cambiamento entrò nelle scuole

di Loredana Magazzeni … pag. 19

Il sentimento della politica

di Anna Maria Crispino … pag. 22


FOCUS/AMORE

≡ MARIA SERENA PALIERI

Amore&Matrimonio

di Nadia Tarantini … pag. 25

≡ ASSUNTA SARLO

Figli expat: amore di genitori, ma a distanza

di Luciana Di Mauro … pag. 27

≡ SESSO&SENTIMENTO

La metamorfosi del rosa

di Nadia Tarantini … pag. 28

≡ ANNETTE HERZOG

Ma come s’impara l’amore?

di Sara Bennet … pag. 29


PRATICHE

≡ BIBLIOTECHE

Una stanza tutta per noi

di Elvira Federici … pag. 30

≡ TEATRO

Un canto alla vita

di Sarah Perruccio, in dialogo con Elena Bucci … pag. 30


IN MEMORIA

≡ ALDA MONICO

Una moltitudine di personagge

di Anna Toscano … pag. 34


INTERVISTA/1

≡ ELISABETH ÅBRINK

1947, quando iniziò il presente

di Maria Vittoria Vittori … pag. 36


INTERVISTA/2

≡ COSETTA SENO

Femminismi a confronto grazie agli Women’s Studies

di Loredana Magazzeni … pag. 38


PRIMOPIANO

≡ STORIA

Da modello della Patria alla damnatio memoriæ

di Gabriella Romani … pag. 40

≡ BARBARA MAPELLI

Relazioni, oltre la famiglia eterosessuale

di Giuliana Misserville … pag. 42

≡ FABRIZIA RAMONDINO

Storia di un esilio

di Carolina Germini … pag. 44

Trittico femminile

di Laura Fortini … pag. 45

≡ PADRI E FIGLIE

Il nome del padre. Pagine bianche

di Saveria Chemotti … pag. 47

≡ MARIA ATTANASIO

Una magnifica eroina dimenticata

di Pina Mandolfo … pag. 51

Dalla parte dei vinti

di Anna Trapani … pag. 53

≡ MARÍA DE LAS NIEVES

Lo stereotipo della Puella, da meraviglia a mostro

di Marina De Chiara … pag. 53

≡ SHARI BENSTOCK

Quelle della Rive Gauche

di Daniela Daniele … pag. 55

≡ PATRIZIA CARRANO

Riparare un’ingiustizia

di Daniela Matrònola … pag. 57

≡ MIREILLE GANSEL

Tracce a stento salvate

di Annalisa Comes … pag. 59


UNDER-15

a cura di Sara Bennet

Angioletti custodi … pag. 60

Bambini a rischio … pag. 60

Miniature dei mesi … pag. 61

Fiabe dall’India … pag. 61

Un trauma da elaborare … pag. 61


LETTURE

≡ EVELINA SANTANGELO

Tra l’inferno e la vita

di Elvira Federici … pag. 62

≡ LIZA MARKLUND

Atto finale per la saga di Annika

di Nadia Tarantini … pag. 62

≡ MELBA ESCOBAR

Violenza a Bogotà

di Alessandra Riccio … pag. 63

≡ SARA COLAONE

Il diritto di scegliere

di Maria Vittoria Vittori … pag. 63

≡ LAUREN GROFF

Cartografia di emozioni

di Maria Vittoria Vittori … pag. 64

≡ MARIA SCERRATO

Un guerriero di nome Marinette

di Maria Vittoria Vittori … pag. 64

≡ COMELLO/B. TUTINO

Cuba riattraversata

di Alessandra Riccio … pag. 65

≡ NADIA TERRANOVA

Far ripartire il tempo

di Maria Vittoria Vittori … pag. 65


RUBRICHE

≡ IN/NOTE

Giorno della memoria. Libero è il mio canto

di Loredana Metta … pag. 66

≡ GIARDINI IMMAGINARI

Coltivare la libertà

di Giuliana Misserville … pag. 67

≡ CANTO&CONTROCANTO

Antifascista è chi antifascista fa

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 68

≡ TOP FIVE

I magnifici 5

a cura di Nadia Tarantini … pag. 69

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 70

≡ CAMPAGNA ABBONAMENTI 2019 … pag. 72

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 74

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LEGGENDARIA N. 133/2019

DONNE DEL/NEL ’68

GENNAIO 2019 – 76 PAGINE

 

«Fabrizia Ramondino»

Primo numero del Nuovo Anno e facciamo un bilancio ragionato sui volumi usciti in occasione del cinquantenario del ’68: testimonianze e riflessioni di donne che c’erano e hanno vissuto quel mitico anno scegliendo la militanza politica e/o l’impegno sociale. L’insieme restituisce un mosaico cangiante e ricchissimo che ci consente di capire come e perché il nodo politica/femminismo sia tuttora così complesso e problematico pure in un contesto assai diverso, non solo perché è lo scenario politico, sociale e culturale del nostro Paese a essere profondamente mutato, ma anche perché “per fortuna” ci sono nuove figure di protagonismo femminile a occupare la scena…

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Tema / Apertura

DUE QUESTIONI
SU NARRATIVA
E TRANSESSUALITÀ

di Giuliana Misserville

 

Quando viaggio porto sempre con me un libro da leggere tutte le sere per prendere sonno. Il libro è un letto di parole su cui addormentarsi. Edmond Jabès e Jorge Semprún dicevano che la lingua era la loro unica patria. Sono anch’io uno straniero con un libro tascabile sotto braccio. […] Nel mio viaggio, l’opera di Virginia Woolf è diventata una camera di carta. A causa del mio rapporto ambivalente con lei (la amo, anche se a volte è omofoba, spesso classista, instancabilmente pretenziosa e sempre impertinente), la sua scrittura è per me un giaciglio inospitale. Leggo il diario che Woolf scrisse mentre lavorava a Orlando. Capire in che modo ha eretto la costruzione narrativa di Orlando mi aiuta a pensare la fabbricazione di Paul. Cosa accade nella recitazione di una vita quando è possibile modificare il sesso del personaggio principale? Virginia parla dell’“estasi” che questa scrittura suscita in lei. Non nascondo di provare spesso un’emozione simile. Virginia osa definire Orlando una biografia. È una biografia disumana e prepersonale, frammentata nello spazio e nel tempo. Un viaggio.


celgo di cominciare così, con la scrittura di Paul Preciado che in un articolo del 9 luglio 2015 sulla rivista Internazionale cuce assieme narrativa e transessualità, proprio a partire da un testo che, pubblicato nel 1928, ci racconta una soggettività che resta se stessa anche nel passaggio del personaggio principale da un sesso a un altro.

Da tempo infatti la letteratura ha messo a tema la transessualità e personagge/i transgender hanno ruoli di primo piano in molti romanzi e/o racconti. Ma sembra mancare, per lo meno in Italia, la coscienza diffusa di quanto le figure transgender siano divenute una categoria (e potente) della contemporaneità, proprio per la ricchezza di significati connaturati con le ambivalenze e l’articolazione di vite così stratificate. Vite che parlano a tutti: è la tesi (e la prima questione) di questo “Tema” di Leggendaria, nato come prosecuzione delle discussioni di Abitare il corpo, uno dei workshop che hanno animato il convegno romano della Società italiana delle letterate nel 2017. E parlano sia attraverso racconti biografici che sempre sottintendono una presa di posizione politica sia attraverso narrazioni letterarie di assoluto rilievo.

Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, sono apparsi due romanzi diversissimi e pure entrambi imperniati sulla transessualità. Mi riferisco all’Orlando di Virginia Woolf, già citato, pubblicato nel 1928 e Nightwood di Djuna Barnes, un romanzo che l’autrice americana terminò di scrivere nel 1932 anche se poi finì per essere pubblicato quattro anni più tardi e cioè nel ’36. Una manciata di anni e l’Europa cambia di rotta preparando la svolta totalitaria di destra che con la guerra di Spagna anticiperà gli orrori della Seconda guerra mondiale.

Orlando di Woolf e il dottor O’Connor di Barnes rappresentano i due punti estremi delle possibili narrazioni transgender, tanto il primo è lieve e favoloso, e uso l’aggettivo “favoloso” con un riferimento del tutto voluto alla favolosità tante volte raccontata da Porpora Marcasciano e che rimbalza fino a Pose, la serie tv sulle ball room newyorkesi degli anni Ottanta, qui affidata alla scrittura di Federica Fabbiani; tanto l’altro è abietto e emarginato – Noi non siamo che pelle intorno a un vento, i muscoli contratti nella lotta contro la mortalità. Dormiamo in una lunga polvere piena di rimprovero contro noi stessi. Siamo pieni fino al rigurgito dei nomi che diamo all’infelicità – estraneo alla società che lo respinge e isola in una soffitta sordida eppure aperta verso il cielo. È infatti a lui, in veste di guardiano, che viene indirizzata la domanda: a che punto è la notte?

Da quegli anni, la rappresentazione della transessualità è profondamente cambiata, è cambiata la società, si sono conquistati diritti, si è passati dal concetto di disforia di genere al riconoscimento che i generi possono essere più di due. Le vicende di Maura, protagonista della serie tv Transparent, ci hanno reso consapevoli che la transessualità è uscita dai ghetti ai quali era stata assegnata. E va ringraziata la maggiore visibilità guadagnata dall’azione politica dei movimenti che nelle varie parti del mondo si sono battuti per acquisire voce e diritti, come per l’Italia il Movimento identità transessuale (Mit). La strada da percorrere in tema di diritti e di riconoscimenti sociali è ancora lunga e poi la storia insegna che quello che è stato tolto può essere restituito ma anche che quello che è stato ottenuto può essere cancellato. «Viviamo in un’epoca di transito, di passaggio tra vecchio e nuovo»: quello che accennava una delle trans raccontate e intervistate da Marcasciano nel 2002 è ancora valido.

I transiti che ci vengono in mente sono molti e, da ultimo, anche i transiti sui confini immaginari e reali su cui sta rischiando di slittare in questi mesi la democrazia nel nostro Paese. Ma i transiti che qui ci interessano sono quelli letterari, la cui valenza politica non viene meno se il racconto non è autobiografico perché la figura del/della transessuale ben si presta a rappresentarci tutti.

«Ma è proprio il percorso esperienziale, la presa di coscienza individuale del conflitto fra sé e il mondo esterno, tra sé e il proprio corpo, tra sex e gender (e preferenze sessuali) che rende il concetto di “trans” intrinsecamente sovversivo (rivoluzionario forse?) e incontrollabile per la sua peculiarità di transito, mutazione, movimento, e quindi pericoloso» asseriva Marcasciano nel 2002. E, aggiungo io, è proprio per queste sue caratteristiche “sovversive”, che il concetto di trans diviene estremamente interessante e fecondo, nella realtà e sul piano letterario.

Sovversione già rintracciabile nelle immagini di Lisetta Carmi, la fotografa genovese che negli anni Sessanta si trasferì a vivere nel quartiere maudit, il ghetto omosessuale. «Il travestimento era un reato, spesso venivano arrestati. La polizia avrebbe voluto arrestare anche me perché ero comunista» ricorda Carmi, che indagava su un mondo molto diverso da lei e che però la arricchiva: «Grazie a loro ho capito di essere una donna che rifiutava il ruolo femminile ma non la sua appartenenza a esso». Le foto di Lisetta Carmi presuppongono e segnano al tempo stesso un mutamento dello sguardo. Come scrive Porpora Marcasciano, il rapporto con la propria immagine, la sintonia con essa, può essere considerato a tutti gli effetti l’elemento centrale dell’esperienza transessuale. E precisa: «Penso alle foto segnaletiche delle questure, degli schedari dei manicomi, quelle scientifiche dei dottori, per finire a quelle della cronaca nera che per decenni hanno narrato di noi. Quale mondo ci hanno costruito intorno quelle foto?!? Quale montaggio storico e sociale sono riuscite a operare?!? […] Quelle foto hanno costruito la realtà transessuale che per anni è stata circoscritta a prostituzione, crimine, devianza e, quando andava bene, a spettacolo e folklore». Invece Lisetta Carmi «Non si ferma a ritrarre i personaggi, ma ci riporta il mondo visto da loro, lo sguardo del fotografo esce dalla verticalità ed entra nell’orizzonte degli eventi, favorendo – è sempre Marcasciano a scriverlo – una ricostruzione storica “nostra”».

Un rapido aggiornamento su ciò che lo sguardo “nostro” per la definizione di Marcasciano può produrre oggi sul rapporto tra immagini e transessualità ci viene offerto dalla rivista americana Aperture che dedica un numero al “Future Gender” in cui compaiono molte interviste a artist* tra cui anche Catherine Opie di cui qui ci parla Cristina Giudice. È Zackary Drucker, produttore di Transparent, a chiosare «Quando il genere è binario è un campo di battaglia. Quando si abbandona il binarismo, il genere diviene un terreno di gioco».


ome per le immagini, possiamo chiederci quale è il cambio di sguardo o di passo segnato dai romanzi che i contributi di questo “Tema” mettono a fuoco, dal momento che «il concetto di intersezionalità che considera gli ambiti del sociale, da classe e razza a genere e sessualità, come insieme di elementi interdipendenti ha ispirato critica e letteratura», scrive Lidia Curti che infatti allinea rapidamente le elaborazioni del Gender Trouble (1990) di Judith Butler rispetto alle teoriche femministe prima e queer poi5. E dalla rappresentazione dei corpi androgini si è passati alle identità mobili e plurali. «Un’apertura a nuove possibilità» la definisce Marina Vitale riprendendo, e utilizzandole come filtro per una splendida lettura di Angela Carter, le riflessioni di Valeria Gennero ne La manomissione del genere.

Middlesex di Jeffrey Eugenides ci viene restituito da Paola Bono nella versione dei Motus e di Silvia Calderoni (attrice e autrice della drammaturgia in questo caso); Bono ricorda come la verità a teatro sia pur sempre una costruzione, costruzione che in questo caso si con/fonde con la trasformazione di Cal/Calliope.

Il teatro è uno spazio privilegiato per immaginare identità resistenti alla norma eterosessuale, sottolinea Serena Guarracino, a proposito di Caryl Churchill; il suo Porci e cani racconta di identità sociali a vario titolo transessuali mostrando «la filiazione diretta dell’omofobia in Africa dal discorso nazionale ed eteronormativo europeo» poiché «il lavoro culturale messo in scena da Churchill mostra che quello che viene esportato lungo le rotte della colonizzazione non sono le pratiche sessuali bensì le leggi che le reprimono». Passando dall’Africa all’Asia, Monica Luongo ci consegna un racconto in prima persona di come in Pakistan la transessualità viene percepita e vissuta, facendo le opportune distinzioni rispetto a quello che accade in India, sfondo in cui si colloca il corpo mutante di Aftab/Anjum, protagonista di Arundhati Roy.

In Italia solo di recente si vanno moltiplicando le narrazioni con al centro figure transgender. Narrazioni anche autobiografiche, ché finalmente c’è una presa di parola “letteraria” da parte di persone trans o invece è vero che l’attenzione sul tema è più all’erta di prima. Autrici come Barbara Buoso di cui scrive Luisa Ricaldone, i versi di Giovanna Cristina Vivinetto e di Loredana Magazzeni di cui ci parla Gabriella Musetti, hanno prodotto opere assai interessanti e nuove per un mercato editoriale che sembra essersi improvvisamente svegliato. La madre di Eva, di Silvia Ferreri è imperniato sul cambio di sesso di un’adolescente; e sulla questione assai controversa dei trattamenti ormonali under-18 abbiamo potuto vedere di recente nelle sale cinematografiche un film, Girl di Lukas Dhont, di cui scrive Federica Fabbiani non nascondendo alcune riserve connesse a un richiamo forte della sceneggiatura al «corpo sbagliato da correggere»; malgrado la bellezza abbagliante dei corpi di Girl, ci sembra come d’essere riportate indietro, dalle parti del corpo sbagliato del dottor O’Connor di Djuna Barnes e/o verso le narrazioni mediatiche mainstream che ancora oggi (per es. Storie del genere, la recente trasmissione condotta da Sabrina Ferilli su Rai3 ) ripropongono «la stessa retorica vittimizzante dello sbaglio di natura» come sottolinea Porpora Marcasciano nell’intervista qui rilasciata a Elisa Coco.


isalendo nel tempo è d’obbligo almeno un accenno a Giuseppe Patroni Griffi e al suo Scende giù per Toledo del 1975. Un romanzo che ritrae una femminiella, secondo la definizione della studiosa di etnografia Maria Carolina Vesce che a questa figura narrata anche da Curzio Malaparte ha dedicato vari lavori, indagandone la storia e la ritualità particolarissima come quella della “figliata” ripresa anche nell’ultimo film di Ferzan Ozpetek Napoli velata (2017).

Perché il rapporto tra narrativa e vita è proprio quello individuato da Preciado: la costruzione narrativa di Orlando mi aiuta a pensare la fabbricazione di Paul. Di Paul Preciado (anzi di Paul Beatriz Preciado come ha chiesto di essere registrato all’anagrafe per mantenere anche nel nome il segno del suo transito), tra i maggiori teorici del transfemminismo queer e transgender, Liana Borghi ci restituisce un magnifico collage di frasi e discorsi con il desiderio di condividere quanto questi siano stati importanti lungo un paio di decenni.

Dicevamo del rapporto tra narrativa e vita accennato da Preciado, la circolarità di un tragitto che incarna l’esperienza transgender in una narrazione letteraria e poi ancora che riversa il senso della narrazione letteraria su una vita; la verità di questa circolarità costituisce la seconda questione posta da questo “Tema” che tuttavia è solo un primo passo senza alcuna pretesa di esaustività, una prima mossa di apertura della discussione. Ricorro ancora a Marcasciano: «Il transessualismo è una realtà complessa, che può essere vista e descritta da svariati punti di vista; prenderne in considerazione qualcuno e non tutti è fuorviante e fondamentalmente scorretto».

La verità di noi stess* è un sentiero stretto che percorriamo tutt* tra pulsioni sessuali e bisogni identitari, e potremmo anche dire, con Marjorie Garber, che questo è il senso che cerchiamo lungo tutta l’esistenza.

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LEGGENDARIA N. 132/2018 + SUPPL.

TRANS/SCRITTURE

NOVEMBRE 2018 – 68 PAGINE

«SUPPLEMENTO//Per Bia Sarasini»

 

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Il Tema di questo numero, curato da Giuliana Misserville, è dedicato alle “Trans/Scritture”: come figure, vite concrete e narrate stanno cambiando l’immaginario del nostro presente attraverso la letteratura, il cinema, la Tv e il teatro. Questioni da mettere in agenda non solo per comprendere fenomeni che tuttora in Italia sono generalmente considerati marginali – oltre che fortemente osteggiati – ma anche per riposizionarsi sul fronte delle molte identità in gioco.

Celebriamo poi il centesimo anniversario della morte di Rosa Luxemburg e dedichiamo ampio spazio alla figura della pittrice Artemisia Gentileschi. Ma mettiamo sotto i riflettori anche alcune grandi scrittrici: Antonella Anedda, Michela Murgia, Muriel Spark, Ali Smith. E poi ci sono le Strenne per gli Under-15, le Letture e le nostre imperdibili Rubriche.

Ma questo è un numero doppio, anzi ben di più, perché alla rivista alleghiamo un Supplemento di 80 pagine dedicato alla nostra Bia Sarasini, che ci ha lasciato il 14 ottobre: pubblichiamo i pensieri di alcune delle sue amiche più care, di chi con lei ha lavorato per molti anni in redazione e in altri luoghi significativi del femminismo italiano e, per sottolineare la qualità del suo impegno politico, una raccolta di testi recenti a firma della stessa Bia, curati dal Gruppo del Mercoledì di cui lei faceva parte. Non è solo un doveroso gesto di omaggio alla memoria di una donna che ci è stata estremamente cara. È anche un modo per tenercela vicina e valorizzare il suo pensiero e le sue pratiche, esemplari di una generazione che ha fatto del femminismo l’asse centrale della propria vita. Bia ha interpretato al meglio il nodo inscindibile tra personale e politico, sempre fedele a se stessa ma attenta al mondo e giocando a tutto campo, con altre e altri.

Naturalmente, nel nostro ultimo numero dell’anno, lanciamo la Campagna Abbonamenti 2019: guardate alle pagine 66-67 e rinnovate le vostre sottoscrizioni al più presto. Un regalo per noi e per voi, perché Leggendaria – ci pare – è più necessaria che mai e senza il sostegno di tutte/i non possiamo farcela.

Buona Lettura e Buone Feste!

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LEGGENDARIA N. 132/2018 + SUPPL.

TRANS/SCRITTURE

NOVEMBRE 2018 – 68 PAGINE

«SUPPLEMENTO/Per Bia Sarasini»

 

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TEMA TRANS/SCRITTURE

a cura di Giuliana Misserville


≡ APERTURA

Due questioni su narrativa e transessualità

di Giuliana Misserville … pag. 7

≡ SCRITTURE

Il variabile confine tra sessualità ibride e identità fluttuanti

di Lidia Curti … pag. 10

≡ PAUL B. PRECIADO

Contro il dominio eteropatriarcale

di Liana Borghi … pag. 13

≡ PORPORA MARCASCIANO

Dal corpo assoggettato a quello liberato

Intervista di Elisa Coco a Porpora Marcasciano … pag. 15

≡ TV

La vita ritrovata nell’eccesso delle Ball Room

di Federica Fabbiani … pag. 18

≡ ANGELA CARTER

Da Evandro a Eva, un corpo in maschera

di Marina Vitale … pag. 21

≡ BARBARA BUOSO

Medusa in cerca di una vita sua

di Luisa Ricaldone … pag. 23

≡ CINEMA

Non di solo corpo

di Federica Fabbiani … pag. 24

≡ POESIA

Versi dove la lingua perde i suoi confini

di Gabriella Musetti … pag. 26

≡ TEATRO

Un inno alla libertà del divenire

di Paola Bono … pag. 27

In Africa non c’erano confini (sessuali)

di Serena Guarracino … pag. 28

≡ ASIA

Khawaja Sara, essere transgender in Pakistan

di Monica Luongo … pag. 29

≡ FOTOGRAFIA

Soggetti invisibili incarnati con un clic

di Cristina Giudice … pag. 31


A/MARGINE

≡ ARTIGIANATO

Abbellire il quotidiano, con poco

di Lia Giachero … pag. 34

≡ NALINI MALANI

Architetta di pensieri

di Cristina Giudice … pag. 36


INTERVISTA

≡ ALEX CONNOR

La potenza di Artemisia

di Maria Vittoria Vittori … pag. 37


PRIMOPIANO

≡ ARTEMISIA GENTILESCHI

Le molte vie di una donna inquieta e libera

di Laura Ricci … pag. 40

≡ MICHELA MURGIA

Avalon rivisitata

di Anna Maria Crispino … pag. 42

≡ ANTONELLA ANEDDA

La sostanza delle cose

di Marilena Menicucci … pag. 43

≡ DONATELLA DI CESARE

Il paradosso della democrazia

di Antonella Fimiani … pag. 44

≡ MURIEL SPARK

La trasfigurazione della realtà

di Bianca Tarozzi … pag. 46

≡ ALI SMITH

Una voce che ci trasforma dentro

di Maria Vittoria Vittori … pag. 49

≡ ROSA LUXEMBURG

Cent’anni dopo

di Mario Simoncini … pag. 50


LETTURE/UNDER15

≡ STRENNE

a cura di Sara Bennet … pag. 54


LETTURE

≡ DWF

Palestinesi in lotta

di Gisella Modica … pag. 56

≡ ANGELA MARSONS

Effetti del disamore

di S. Be. … pag. 56

≡ GAJA CENCIARELLI

L’infelicità delle donne cattive

di N. T. … pag. 57

≡ OLJA SAVICEVI´C

Da un Paese mai dimenticato

di Maria Vittoria Vittori … pag. 57

≡ LISA GINZBURG

Lettere del suo nome

di Anna Maria Crispino … pag. 58

≡ MARGHERITA LOY

Un diario delicato e potente

di Francesca Caminoli … pag. 58


RUBRICHE

≡ CANTO&CONTROCANTO

Umani e animali

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 59

≡ IN/NOTE

Golose di storia femminile

di Loredana Metta … pag. 60

≡ GIORDINI IMMAGINARI

Gli affreschi sepolti di Livia

di Giuliana Misserville … pag. 61

≡ IN/VERSI

Nate dalla diaspora

di Maria Clelia Cardona … pag. 62

≡ TOP FIVE

I magnifici 5

di Elvira Federici … pag. 63

≡ CAMPAGNA ABBONAMENTI 2019 … pag. 64

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIA MADRINE … pag. 66

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Supplemento a Leggendaria N. 132/2018

NON VENDIBILE SEPARATAMENTE

Per Bia Sarasini

NOVEMBRE 2018 – 80 PAGINE

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a cura di

Leggendaria

Il Gruppo delle femministe del Mercoledì

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Il 14 ottobre abbiamo perso Bia Sarasini, giornalista e scrittrice, politica e femminista. Lascia un grande vuoto in tutte noi, che le siamo state amiche e compagne


Parte prima

≡ AMICA E COMPAGNA

Una relazione personale e politica

di Anna Maria Crispino … pag. 4

L’amica perfetta

di Silvia Neonato … pag. 8

Portare Bia a scuola

di Maria Vittoria Vittori … pag. 12

Sapere ascoltare

di Giovanna Pezzuoli … pag. 13

Il sorriso di una foto

di Monica Luongo … pag. 14

Quel vincolo tra noi

di Letizia Paolozzi … pag. 16

Una lezione di vita

di Alberto Leiss … pag. 18

Il suo passo leggero

di Nadia Tarantini … pag. 20

NoiDonne, via delle Zoccolette. Disneyland, Roma

di Daniela Cannizzaro, Alessandra Di Pietro, Cristiana Scoppa … pag. 22

Un pezzo di vita condivisa

di Enzo Palmisciano … pag. 25

Una vita attiva e meditativa

di Anna Mainardi … pag. 27

Un moto carsico

di Simona Bonsignori … pag. 29


Parte Seconda

≡ IL FEMMINISMO È POLITICA

Bia e la politica

di Elettra Deiana … pag. 32

Testi di Bia Sarasini

Le parole per dire la morte … pag. 34

In piazza per la Grecia e anche per noi … pag. 35

Le relazioni, questione centrale … pag. 36

Perché a sinistra non ha senso contrapporre i diritti … pag. 37

Private, pubbliche e politiche … pag. 38

Il sogno di una sinistra che conta, tra Mélenchon e centrosinistra … pag. 41

Se le donne si mettono in marcia. Nuova politica ed elaborazione del lutto … pag. 41

Rivoluzionarie. Uomini e donne nuove, tra passato e futuro … pag. 47

Immaginare mondi comuni. I nuovi femminismi e la sinistra da costruire … pag. 53

La difficile reazione del mondo cattolico al referendum … pag. 57

Qualcosa di antico, anzi di nuovo … pag. 62

Donne che rompono il silenzio. Una storia politica … pag. 69

Sotto il segno della violenza … pag. 74

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LEGGENDARIA N. 132/2018 + SUPPL.

TRANS/SCRITTURE

NOVEMBRE 2018 – 68 PAGINE

 

«SUPPLEMENTO/Per Bia Sarasini»

Il Tema di questo numero, curato da Giuliana Misserville, è dedicato alle “Trans/Scritture”: come figure, vite concrete e narrate stanno cambiando l’immaginario del nostro presente attraverso la letteratura, il cinema, la Tv e il teatro. Questioni da mettere in agenda non solo per comprendere fenomeni che tuttora in Italia sono generalmente considerati marginali – oltre che fortemente osteggiati – ma anche per riposizionarsi sul fronte delle molte identità in gioco … Ma questo è un numero doppio, anzi ben di più, perché alla rivista alleghiamo un Supplemento di 80 pagine dedicato alla nostra Bia Sarasini, che ci ha lasciato il 14 ottobre: pubblichiamo i pensieri di alcune delle sue amiche più care, di chi con lei ha lavorato per molti anni in redazione e in altri luoghi significativi del femminismo italiano e, per sottolineare la qualità del suo impegno politico, una raccolta di testi recenti a firma della stessa Bia, curati dal Gruppo del Mercoledì di cui lei faceva parte…

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CARTACEO: 13,00 Euro – PDF: 6,50 Euro

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LEGGENDARIA N. 131/2018

PRATICARE L’UTOPIA

SETTEMBRE 2018 – 92 PAGINE

 

Ammirazione, affetto e riconoscenza verso una donna riconosciuta come autorevole possono produrre un dono: il Tema di questo numero, curato da Lorenza Perini e Bruna Mura, è un omaggio ad Alisa Del Re fatto di parole e riflessioni fortemente connesse al suo lavoro di ricerca e alle sue pratiche. Autrici e autori, italiane/i e straniere/i, hanno scelto di interloquire, ciascuna/o a suo modo, a partire dalle domande messe sul tavolo della discussione, finendo col tracciare un bilancio delle politiche dette “di genere” negli ultimi dieci anni…

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CARTACEO: 10,00 Euro – PDF: 5,00 Euro

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