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APERTURA / FRANCESCA GUERISOLI

Legg.117-2016 Foto_ArtHome

SCARPE ROSSE CONTRO LA VIOLENZA

L’istallazione creata nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet per denunciare le migliaia di femminicidi a Ciudad Juárez, da processo creativo locale è diventato un fenomeno globale. Moltissime le iniziative anche in Italia. Ce lo racconta, con parole e immagini, la giovane storica dell’arte Francesca Guerisoli

di Carla Sanguineti

Le figlie nascono dove il vento porta i semi, dicevo a proposito delle nuove generazioni di femministe, ma le figlie muoiono anche, purtroppo, e uccise. Ni una más di Francesca Guerisoli è un “libro” che dà la vertigine, perché ci butta nella realtà del femminicidio, in paesi come il Messico (vedi Francesca Gargallo Celentani su Leggendaria n. 84/2010), ma anche il Guatemala e l’Ecuador, dove stato e istituzioni, tra corruzione, impotenza e collusione con gli autori dei crimini, negandone l’esistenza lo rendono lecito; dove media e stampa non hanno libertà; dove le vittime vengono colpevolizzate e chi denuncia o chiede giustizia rischia la vita.

La ricchezza di documentazione cui l’autrice ha attinto, attraverso inchieste di giornalisti che hanno poi dovuto espatriare, rapporti dell’ONU, di Amnesty International, di Human Rights Watch e soprattutto attraverso la ricostruzione dell’opera delle Madres e dei circoli di attivisti culturali e politici contro il femminicidio, è sconvolgente. La lunga disamina inizia con un capitolo agghiacciante su Ciudad Juárez, la città che uccide le donne come dicono i Messicani, perché dagli anni Novanta, ormai più di 4500 tra ragazze e bambine sono state stuprate e uccise nell’impunità più totale.

Nel febbraio scorso, a Ciudad Juárez, poco prima che Papa Francesco avanzasse tra la folla parlando in difesa dei migrantes e contro traffico di organi e droga, la polizia ricopriva le tante croci rosa che famigliari e attivisti avevano posto nei luoghi in cui erano stati ritrovati i cadaveri delle giovani donne scaricate in zone desertiche o buttate seminude per strada, con orrende mutilazioni. La polizia occultava e gli altri scoprivano e ridipingevano, aspettando dal Papa una parola che non è venuta. Ciudad Juárez è piena di croci rosa, il colore del Messico, di murales con le foto e i nomi delle scomparse, per lo più studentesse di scuole tecniche o lavoratrici precarie, operaie di maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio di proprietà di multinazionali nate dopo l’entrata in vigore del NAFTA (l’accordo di libero commercio tra Messico Canada e USA, 1994). Ragazze in fuga dalla miseria delle campagne, accorse in massa in città per uno stipendio bassissimo, senza protezione alcuna, ammassate in periferie desolate e senza servizi, preda fin troppo facile di bande di narcotrafficanti in guerra tra loro per il controllo dell’80 per cento della cocaina che dalla Colombia va verso gli USA, dedite all’esibizione del proprio potere attraverso il sacrificio rituale di vittime, all’uccisione di donne come atto comunicativo, a riti satanici e traffico di organi.

Qui, come in Argentina e in Cile è nato il movimento delle Madres, anche se «qui alle Madres si spara – ha detto Francesca Guerisoli presente a Firenze per la mostra “Arte e Femminismo negli Anni ‘70” – come è accaduto a Marisela Escobedo, durante un sit-in davanti al palazzo del Governatore dello stato mentre chiedeva giustizia per la propria figlia uccisa nel 2009, a 17 anni. Come è accaduto a Norma Andrade, sopravvissuta a due attentati, colpevole di aver fondato con Marisela Ortiz un’associazione per far luce sulle sparizioni e gli assassini delle ragazze di Juárez, di cui una, Lilia Aleandra, è stata uccisa nel 2001 dopo orrende sevizie e mutilazioni all’età di 17 anni. O a Susana Chávez, la poetessa trentaseienne autrice del motto “Ni una muerta mas!” – i cui versi venivano letti nelle manifestazioni in onore delle vittime – uccisa il 6 gennaio 2011 e il cui corpo è stato gettato seminudo per strada, con la testa avvolta in un sacchetto di plastica nero e mutilata della mano sinistra. Un turbine di orrori.

Ma altrettanto inimmaginabile è la sublimità delle azioni solidali e eroiche dei tanti collettivi antiviolenza e antifemminicidio sorti nella città, supportati, anche economicamente, da giornalisti, avvocati, investigatori, docenti, musicisti, cantanti, attori, registi (Bordertown di Gregory Nava 2006 e Senorita extraviada di Lourdes Portillo 2001), scrittori (2666 di Roberto Bolano 2004). E soprattutto a C.J. operano artiste che hanno come una bandiera le lotte e le rivendicazioni del primo femminismo riprendendo anche visivamente temi e stili degli anni Settanta. Tornano le sfilate di donne a lutto contro lo stupro come era stato in Mourning and in Rage di Susan Lazy e Leslie Labovitz a Los Angeles nel 1977 quando per la prima volta si portava allo scoperto quanto era stato sempre tenuto nascosto e si dichiarava che il privato è politico.

Giovani donne vogliono rivivere sul proprio corpo le ingiurie e le mutilazioni subite da altre e si espongono nude e indifese allo sguardo di tutti. Ana Mendieta, coperta di sangue, mimava uno stupro nell’Università di Iowa nel ‘73, e oggi Regina José Galindo rivive, su letti di contenzione e obitori, le torture e le sevizie subite dalle donne in Guatemala autoinfliggendosele. Ema Villanueva si offre al pubblico nuda, legata imbavagliata, citando le performance di Yoko Ono nel 1964 e di Marina Abramovic nel 1974. Lorena Wolffer, usando i materiali dei rapporti forensi, pratica sul suo corpo nudo con un pennarello i segni delle mutilazioni, dei tagli e dei colpi d’arma da fuoco inferti alle vittime, nominandole una per una (Mientre dormiamos 2002). Musei e gallerie d’arte di tutto il mondo, dagli USA all’Asia e all’Europa, hanno visto arrivare casse di terra del deserto dove venivano scaricati corpi di ragazze uccise, mattoni di un muro coi segni dei proiettili di esecuzioni, muri di targhe ricamate da migliaia di persone coi nomi delle vittime con e senza nome, contenitori dell’aria degli obitori, flaconi di sangue umano e resti organici, abiti di ragazze buttati nel cemento…

Questa l’arte sulla realtà del femminicidio di Ciudad Juárez, contro lo stupro, contro la militarizzazione, contro la guerra, contro le istituzioni del crimine.

Vorrei sapere quali esperienze di vita hanno portato Francesca Guerisoli, classe 1980, storica dell’arte e attivista dei diritti delle donne, autrice di questo straordinario lavoro e curatrice di Zapatos Rojos, così lontano e per vie così pericolose. Le pongo varie domande, parliamo.

Come sei arrivata al femminismo? le chiedo, e la risposta mi spiazza e al tempo stesso mi esalta.

Mi sono avvicinata al femminismo attraverso alcuni testi. È stata Carla Lonzi la mia chiave d’accesso, con il suo Autoritratto (1969), che ho trovato illuminante. Un modo tutto diverso di fare critica d’arte, che rompeva con i canoni precedenti e introduceva con determinazione il rapporto personale, la soggettività. Quel libro mi ha aperto le porte al femminismo: ho quindi analizzato il Manifesto di Rivolta Femminile

E come hai scoperto il dibattito intorno al termine “femminicidio”?

Avvicinandomi al problema del femminicidio di Ciudad Juárez, attraverso il progetto d’arte partecipativa Zapatos Rojos (2009-in corso) dell’artista Elina Chauvet. Là è nato il concetto di femminicidio: l’antropologa femminista e deputata messicana Marcela Lagarde lo ha introdotto nel 1997 – ampliando il termine “femicide” coniato alcuni anni prima da Diana Russell per definire gli omicidi di donna “in quanto donna” – riferendosi proprio agli omicidi di donne nella città di frontiera, caratterizzati da diffusa impunità e omertà. Lo Stato, nel concetto di femminicidio teorizzato da Lagarde, è responsabile di questi delitti per non aver garantito la vita delle donne nonostante fosse a conoscenza del problema. Il termine, dunque, non è una mera categoria giornalistica, come spesso si è pensato e ancora alcuni pensano in Italia, ma il nome di un preciso crimine che denota un problema strutturale, che comprende misoginia, superiorità dell’uomo sulla donna e responsabilità dello Stato. Nominare un problema specifico è il primo, imprescindibile, modo per poterlo affrontare.

Sei andata a Ciudad Juárez?

Avrei voluto intraprendere quel viaggio, sarei stata guidata e accompagnata in città da attiviste e giornalisti locali e di El Paso (la città statunitense che confina con Juárez) con cui sono in contatto. Quando fai ricerca su un contesto specifico vorresti essere là, poter studiare il contesto dall’interno, incontrare chi lo abita, attraversare i luoghi visti in fotografia, descritti e immaginati, far parte della vita del posto, anche se per un periodo limitato. Purtroppo non ho potuto farlo. Non sono andata a Ciudad Juárez perché è troppo pericoloso, quel viaggio mi è stato sconsigliato da più parti, in particolar modo da alcuni membri della Sezione America Latina di Amnesty International, in quanto il problema della violenza nelle strade è alle stelle: «È meglio che ne scrivi da qui, piuttosto che andare là e rischiare di non poterne più scrivere», mi disse l’ex coordinatrice.

Come curatrice, hai lavorato con altre artiste sul tema della violenza contro le donne?

Ne ho avuto l’occasione a Milano, alle Colonne di San Lorenzo, a novembre 2012. Si trattava di un progetto curatoriale sostenuto dal Comune di Milano in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Al centro del progetto vi erano due elementi: l’intervento artistico nello spazio urbano, che intercettasse, dunque, cittadine e cittadini e non solo chi frequenta l’arte contemporanea; e la considerazione della donna non come vittima da commiserare ma come soggetto attivo, capace di innescare un cambiamento attraverso forme di resilienza. Nello stesso spazio pubblico cittadino, avvenivano le azioni di Chiara Mu, Stigma; Marta Lodola, Senza Titolo; e l’installazione di Elina Chauvet, Zapatos Rojos. Tre lavori molto diversi l’uno dall’altro che, attraverso dinamiche relazionali proprie, erano volti alla sensibilizzazione della cittadinanza.

E infine parliamo di Zapatos Rojos, questa installazione che è diventata un simbolo contro il femminicidio, e che, sorpresa finale, ha trovato in Italia il più alto numero di esecuzioni e grandissima partecipazione.

Zapatos rojos, in spagnolo. Scarpe rosse, in italiano. Un oggetto d’uso comune e un aggettivo che ne qualifica il colore. Eppure oggi le scarpe rosse non sono più semplicemente una cosa, come erano prima che le utilizzasse un’artista messicana per una singolare installazione in uno spazio pubblico: una marcia di scarpe rosse lungo una strada di Ciudad Juárez. Da allora, non sarebbero mai più state solo scarpe di colore rosso. Le scarpe rosse sono divenute, infatti, Zapatos Rojos: un progetto d’arte partecipativa contro il femminicidio che nella sua fase finale prende la forma di un’installazione di centinaia di calzature femminili rosse, disposte ordinatamente a tracciare un percorso, una marcia nello spazio della città. Realizzato a Ciudad Juárez nel 2009 ad opera dell’artista Elina Chauvet (Casas Grandes, Chiuhauha, 1959 – vive a Mazatlan, Sinaloa), Zapatos Rojos è un processo creativo che veicola contenuti politici; è un motore di aggregazione, di consapevolezza e di azione culturale e sociale. Il progetto ha una dimensione locale, in quanto denuncia il sistema politico e giudiziario di Ciudad Juárez, in merito al fenomeno del femminicidio, e allo stesso tempo globale, perché tratta il problema diffuso internazionalmente della violenza contro le donne per il solo fatto di essere donne. Principale caratteristica di Zapatos Rojos è la sua natura processuale, incentrata sulla costruzione di una rete di solidarietà e di relazioni tra singoli, soggetti pubblici e organizzazioni no profit che condividono la stessa battaglia culturale della lotta alla violenza alle donne, sia sulla diffusione della conoscenza del fenomeno del femminicidio di Juárez. Questa peculiarità del progetto, manifesta chiaramente la volontà di generare una pressione sul governo locale e federale messicano, affinché siano applicate le leggi che puniscono il reato, assicurando i colpevoli alla giustizia.

E in Italia dove le donne sono sottoposte a un continuo femminicidio simbolico incitate come sono a considerare la seduzione come l’unico mezzo di accettazione sociale, Zapatos Rojos ha avuto il più elevato numero di realizzazioni, nelle città ma anche in paesi e zone periferiche, si è trasformato in un evento virale. Ha favorito l’elaborazione del lutto attraverso il gioco dell’assenza (le scarpe vuote) e della memoria (la colorazione di rosso del cuore e del sangue), i gesti liturgici (il posizionamento delle scarpe) e la condivisione del dolore. Partito nel 2009 dalla “città che uccide le donne”, si è fatto grido di denuncia nel nostro Paese e si sta espandendo nel mondo, pur non avendo un’organizzazione strutturata che lo sorregge, pur non potendo contare su finanziamenti, ma basandosi unicamente su comunità temporanee che il progetto genera, aggregando donne e uomini che si uniscono al coro «Ni una más, Ni una más, Ni una más…».
Questa la vertigine che le giovani generazioni di femministe ci sanno dare, uno spaccato di mondo in cui sembrano concentrarsi tutto il male ma anche tutto il bene di cui siamo capaci trasformando «l’arte in strumento per contrastare silenzio e omertà » come ha dichiarato Amnesty International dando il proprio patrocinio al libro di Francesca Guerisoli.

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LEGGENDARIA N. 117/2016; EDITORIALE

FEMMINICIDIO

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Non sarà certo un caso se il filo rosso che emerge con tanta forza da tanti diversi articoli di questo numero di Leggendaria è la violenza: simboleggiata dal corpo nudo della performer guatemalteca Regina José Galindo, che abbiamo messo in copertina, o dalle scarpe rosse – zapatos rojos – che per la prima volta nel 2009 l’artista messicana Elina Chauvet mise in fila per una istallazione che da allora continua a essere replicata in tutto il mondo per protestare contro il femminicidio. Innanzitutto quello delle migliaia di donne e ragazze uccise a Ciudad Juárez come nel resto del Centro e Sud America: perché donne in contesti di machismo imperante. Ma anche perché ambientaliste, oppositrici e leader di comunità native contro lo sfruttamento della terra e dell’acqua, come ci raccontano Alessandra Riccio, Francesca Gargallo Celentani e Francesca Caminoli nel nostro “Speciale”. Dalla efferata violenza del Circeo è partita la trentennale storia del Centro Donna “Lilith” di Latina, di cui ci parla nelle nostre “Pratiche” Sara Pollice, e di violenza contro le donne hanno discusso un gruppo di detenuti nel carcere di Sulmona, una straordinaria esperienza che ci racconta Maria Rosaria La Morgia. La violenza della miseria che colpì gli Stati Uniti dopo la crisi del 29 è documentata nelle foto di Dorothea Lange (Patrizia Larese) mentre Carla Sanguineti riprende il filo di continuità nelle rappresentazione del corpo femminile violato che si rintraccia nelle opere delle artiste femministe dagli anni Settanta all’oggi.
Non è certo un caso che siano due scrittrici come Dubravka Ugreši´c (intervistata da Maria Vittoria Vittori) e Svetlana Aleksieviˇc (ritratta magistralmente da Maristella Lippolis) a raccontarci la violenza delle guerre che hanno travolto le vite di donne e uomini della (allora) Unione Sovietica e della (allora) Jugoslavia ma anche il dolore straziante del dover fare i conti con la fine di una grande utopia, giusta o sbagliata che fosse.
Non è certo un caso: perché questi sono i nostri tempi. Ma raccontare e leggere di queste vicende serve non solo a riflettere ma fa anche emergere figure di donne straordinarie, coraggiose e fiere, capaci e indomabili, come le attiviste e le artiste, le combattenti e le magistrate, le operatrici dei centri e delle associazioni, le studiose e le scrittrici. Ma anche come le anonime contadine guatemalteche che dichiarano: Estoy viva, ispirando il titolo della performance della Galindo. Estoy viva: sono viva. Anche se molte muoiono, uccise. Protagoniste di pensiero e pratiche all’altezza della complessità del nostro tempo.
Pubblichiamo anche un’intervista di Giovanna Pezzuoli ad Anna Vanzan, che si riallaccia ai tempi del nostro numero sulle donne d’Islam (n. 116). E due articoli di Marina Vitale che, attraverso le opere di Annie Ernaux e Valeria Viganò, mettono a fuoco il tema del tempo, delle nostre vite e della nostra memoria, e della sua possibile narrazione. E la seconda intervista di Costanza Boccardi alle protagoniste del teatro: questa volta è il turno della regista Annalisa Bianco. E molto altro, in Primopiano e Letture.
Non vi resta che leggere!

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LEGGENDARIA N.117/2016; SOMMARIO

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 APERTURA / FEMMINICIDIO

• Scarpe rosse contro la violenza di Carla Sanguineti … pag. 06

SPECIALE / CENTROAMERICA

• Il coraggio della donne centroamericane di Alessandra Riccio … pag. 09

≡ GUATEMALA

• Jasmín Barrios e le molte altre di Alessandra Riccio … pag. 11

≡ HONDURAS

• Berta Cáceres difendeva un fiume di Francesca Gargallo Celentani … pag. 14

≡ NICARAGUA

• Doña Chica contro i giganti di Francesca Caminoli … pag. 16

PRATICHE

≡ CARCERE

• Voci di detenuti sulla violenza contro le donne di Maria Rosaria La Morgia … pag. 20

≡ CENTRI DONNA

• Buon compleanno, Lilith! a cura di Sara Pollice … pag. 21

≡ MIGRAZIONI

• C’è un’altra Europa che sa accogliere e prendersi cura di Franca Fortunato e Anna Di Slavo … pag. 23

≡ TEATRO

• Sulla scena e tra le quinte 2 – Il teatro è un luogo abitato. Intervista con Annalisa Bianco a cura di Costanza Boccardi … pag. 24

A/MARGINE

≡ DOROTHEA LANGE

• Immagini di denuncia … pag. 26

≡ ARTE

• Femminismo nell’arte, ieri e oggi di Carla Sanguineti … pag. 28

INCONTRI

≡ DUBRAVKA UGREŠIĆ

• Porto d’armi per satira tagliente di Maria Vittoria Vittori … pag. 31

≡ SELENE CALLONI WILLIAMS

• Un viaggio dentro se stessi di Nadia Tarantini … pag. 33

≡ ANNA VANZAN

• Ma il Corano non è patriarcale di Giovanna Pezzuoli … pag. 34

PRIMOPIANO

≡ SVETLANA ALEKSIEVIˇC

• Le voci di Svetlana di Maristella Lippolis … pag. 37

≡ ANNIE ERNAUX

• Nel flusso del tempo di Marina Vitale … pag. 41

≡ VALERIA VIGANÒ

• Il breve respiro di un’ora di Marina Vitale … pag. 43

≡ GIULIA PERRONI

• Una cascata di versi di Marilena Menicucci … pag. 45

≡ STORIA

• Nuove figure di “nonnità” di Barbara Mapelli … pag. 46

≡ GABRIELLA SICA

• L’idea di Europa di Daniela Matrònola … pag. 48

≡ LILLY IPPOLITI

• Nel cerchio magico delle relazioni di Marilena Menicucci … pag. 49

≡ BARBARA MAPELLI

• L’androgino è tra noi di Silvia Neonato … pag. 50

≡ ELSA MORANTE

• La memoria, sortilegio contro i demoni della menzogna di Cristina Bracchi … pag. 52

≡ BIANCA STANCANELLI

• Un omicidio che racconta il marcio di una città di Giuliano Capecelatro … pag. 54

≡ LUCIA BERLIN

• Nomade nell’America di un dio minore di Anna Maria Crispino … pag. 55

≡ MIRIAM MAFAI

• Perché ricordare Miriam di Luciana Di Mauro … pag. 57

≡ MELITA CAVALLO

• Una giudice dalla parte dei piccoli di Mariapia Achiardi Lessi … pag. 58

LETTURE

≡ ALICIA GIMÉNEZ BARTLETT

• Nudità dei corpi e nascondigli dell’anima di Nadia Tarantini … pag. 60

≡ GABRIELLA MUSETTI

• Un’estrema permeabilità al mondo di Maria Vittoria Vittori … pag. 61

≡ LOUISA MAY ALCOTT

• Un bel mammut per Louisa di Sara Bennet … pag. 61

≡ CHIARA GAMBERALE

• Amarsi un po’ di Maria Vittoria Vittori … pag. 62

≡ LAURA CIANCIO ZACCO

• Lettere di un patriarca di Anna Mainardi … pag. 62

≡ MARTINA DONATI

• Vivere da vegani di Anna Mainardi … pag. 63

≡ GUERRINI/GILLI

• La mente dietro lo scatto di Patrizia Larese … pag. 64

≡ RICCI/RAVO

• Grani di saudade di Ornella Cioni … pag. 64

≡ DANIELA FRASCATI

• A bordo del Paradiso di Maria Vittoria Vittori … pag. 65

≡ ALICE MUNRO

• Senso di perdita di Maria Vittoria Vittori … pag. 66

≡ MARINA NOVELLI

• La bomba incombe di Emma Rolla … pag. 66

RUBRICHE

≡ IN/VERSI

≡ Un malessere acuminato a cura di Maria Clelia Cardona … pag. 60

≡ TOP/FIVE a cura di Maristella Lippolis … pag. 67

≡ NEWS a cura di Giulia Crispino … pag. 68

≡ Campagna abbonamenti 2016 … pag. 70

≡ Le nostre Leggendarie Madrine … pag. 72

≡ Elenco Librerie … pag. 74

≡ ABSTRACTS vai su/go to>>> www.leggendaria.it

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LEGGENDARIA N. 116/2016; EDITORIALE

COSÌ VICINE, COSÌ LONTANE

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Il perverso impastarsi di guerre, episodi di terrorismo, crisi dei migranti in una Europa esausta e apparentemente incapace di risposte all’altezza della civiltà di cui si sente orgogliosamente portatrice sta facendo pericolosamente aumentare la xenofobia e in particolare l’islamofobia. Facendo i conti con un immaginario diffuso che riporta in primo piano un’idea e una rappresentazione violenta del maschile – che i fatti del Capodanno a Colonia hanno messo in scena e in moto in tutte le sue componenti – ci siamo interrogate sulle donne d’Islam: quanto ne sappiamo, come le guardiamo, come loro ci guardano. Quelle della diaspora, che molto ci aiutano a capire attraverso il loro doppio sguardo; quelle che nei Paesi a maggioranza musulmana invece ci vivono, e che spesso, nelle loro infinite diversità di storia e di contesto, lì conducono le loro battaglie. Le sentiamo, allo stesso tempo, Così vicine, così lontane. Il Tema di questo numero, curato da Luciana Di Mauro e Giovanna Pezzuoli, convoca studiose e scrittrici, poete e cineaste, artiste e giovani italiane per aprire spiragli di dialogo che ci auguriamo consentano di non cedere a timori e diffidenze, di non smettere di pensarci e pensare il complesso che mondo in cui ci capita di vivere con il solo risultato di congelare in una irriducibile alterità le relazioni tra “noi” e “loro”, tra Occidente e Islam.

Dedichiamo inoltre uno Speciale, curato da Laura Corradi, al femminismo delle donne di Rojava, le tre provincie siriane federate – multietniche ma a maggioranza curde – protagoniste non solo di una resistenza civile e armata al Califfato, ma anche di un esperimento politico di notevole importanza.

Per festeggiare degnamente il nostro ventesimo compleanno, avviamo con questo numero altre due iniziative: riprendiamo la buona abitudine di intervistare “in profondità” le scrittrici (questa volta trovate Maria Rosa Cutrufelli e Angela Marsons) e inauguriamo un percorso nel mondo del teatro che durerà un anno per la cura di Costanza Boccardi attraverso dialoghi con donne che svolgono vari “mestieri” in scena e dietro le quinte.

Ricchissima la sezione di Primopiano: vi segnaliamo in particolare la ricca rassegna di testi dedicati alla Grande Guerra (Ivana Rinaldi), l’articolo di Valeria Gennero sull’ultimo libro di Jeanette Winterson e la doppia recensione (Luisa Passerini e Manuela Fraire) al piccolo magnifico memoir di Roberta Mazzanti. Under-15, Letture e le nostre Rubriche completano un numero che è stato per noi di grande impegno (92 pagine!) e che occuperà nella lettura le nostre lettrici e i nostri lettori fino a inizi giugno, quando sarà pronto il prossimo fascicolo. Ma l’impegno maggiore che vi chiediamo, come sapete, è quello di abbonarvi: Leggendaria ha bisogno di sostegno, noi del collettivo redazionale e le sempre più numerose – giovani e meno giovani – collaboratrici appassionate, hanno bisogno di sentirsi parte di una più ampia comunità di pensiero.

Coraggio, sottoscrivete! E buone letture.

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LEGGENDARIA N.116/2016; SOMMARIO

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TEMA / DONNE D’ISLAM: COSÌ VICINE, COSÌ LONTANE

a cura di Luciana Di Mauro e Giovanna Pezzuoli

APERTURA

• Così vicine, così lontane di Luciana Di Mauro e Giovanna Pezzuoli … pag. 06

PATRIARCATO

• In principio è la libertà di Claudia Mancina … pag. 08

MOVIMENTI

• L’altra sponda del femminismo. Intervista a Renata Pepicelli di Luciana Di Mauro … pag. 11

SCRITTURE

• Le donne di Muhammad di Luciana Di Mauro … pag. 13

CONTESTI

• È il nostro sguardo che le rende subordinate di Bianca Maria Scarcia Amoretti … pag. 15

• Le saudite, segregate e ribelli di Silvia Neonato … pag. 17

• Occidentofobia di Monica Luongo … pag. 19

• La zona grigia della doppia identità di Nadia Tarantini … pag. 20

• Velo & taglia42 a cura di Marina Vitale … pag. 21

• Solo i maschi vanno in Paradiso di Silvia Ricci Lempen … pag. 22

ADONIS

• Questo Islam così violento di Luciana Di Mauro … pag.            23

SCRITTURE

• Una grande tradizione che si rinnova di Monica Ruocco … pag. 24

• Reciproca fascinazione a cura di Maria Vitale … pag. 26

• Il francese per pensare, l’arabo per amare a cura di Marina Vitale … pag. 27

• Antidoto alla paura di Maria Vittoria Vittori … pag. 28

• “So cucinare solo nella lingua che non è mia” di Marta Cariello … pag. 30

• Come Pantaloni rossi prese a calci Matisse a cura di Marina Vitale … pag. 32

CINEMA

• Sul set la Primavera araba è donna di Giovanna Pezzuoli … pag. 34

ARTE

• Le Jaouari e le altre di Rita El Kayat … pag. 36

 

PRATICHE

LIBRERIE

• Il piacere dei libri, e non solo a cura di Sara Pollice … pag. 38

TEATRO

• Sulla scena e tra le quinte/Il teatro è un luogo silenzioso. Intervista a Ortensia De Francesco di Costanza Boccardi … pag. 40

 

SPECIALE/CURDE

• “Jin JIyan Azadî” – Dove le donne vivono libere a cura di Laura Corradi … pag. 43

• Una Costituzione tutta per loro. Intervista a Alessandra Algostino di Laura Corradi … pag. 44

• Carta del contratto sociale del Rojava … pag. 46

• Il femminismo anticapitalista delle curde di Alessia Drò e Viola Lo Moro … pag. 49

• La rivoluzione delle donne è possibile … pag. 52

INTERVISTE

Idee, pratiche e progetti a cura di Radio Onda Rossa … pag. 54

 

INCONTRI

ANGELA MARSONS

• Una detective post-femminista di Anna Maria Crispino … pag. 58

MARIA ROSA CUTRUFELLI

• Pescatrice di vite perdute di Maria Vittoria Vittori … pag. 60

 

PRIMOPIANO

SIMONA WELLER

• Acrobazia sentimentale di Giovanna Mozzillo … pag. 62

STORIA

• Le donne e la Grande Guerra di Ivana Rinaldi … pag. 63

JEANETTE WINTERSON

• Con la macchina del tempo di Valeria Gennero … pag. 66

EPISTOLARI

Senza te sono pianta in deserto di Luisa Ricaldone … pag. 68

ROBERTA MAZZANTI

• Soggettività quotidiane e storiche di Luisa Passerini … pag. 70

• A confronto con la bellezza di Manuela Fraire … pag. 71

SHOAH

• La memoria parlante di Paola Meneganti … pag. 73

 

UNDER-15/YOUNG ADULTS

• Quando gli adolescenti implodono di Maria Vittoria Vittori … pag. 76

• Mini a cura di Sara Bennet … pag. 77

 

LETTURE

ESTIA

• Cibo e relazioni di Emma Rolla … pag. 78

BARBARA SESSINI

• Troppi detective per un delitto di Sara Bennet … pag. 79

ELIZABETH GEORGE

• Lynley va in Italia di S. Be … pag. 79

RENÉE AHDIEH

• Sharzad vuole vendetta di Luciana Di Mauro … pag. 80

ANNA D’ELIA

• La scimmia e la ballerina di Maria Vittoria Vittori … pag. 80

IGIABA SCEGO

• Raccontarsi all’elefante di Maria Vittoria Vittori … pag. 81

CINZIA BIGLIOSI

• L’attimo dolente di A.M.C. … pag. 81

MIKAELA BLEY

• Anche le donne uccidono di Sara Bennet … pag. 82

ANTONIETTA PASTORE

• Tra Hiroshima e Fukushima di Luisa Ricaldone … pag. 82

 

RUBRICHE

• Leggendaria Madrine 2016 … pag. 75

• IN/VERSI a cura di Maria Clelia Cardona

• Sul nesso vita-poesia … pag. 78

• TOP/FIVE a cura di Nadia Tarantini … pag. 83

• NEWS a cura di Giulia Crispino … pag. 86

• Campagna Abbonamenti 2016 … pag. 88

• Librerie preferite … pag. 90

 

ABSTRACTS

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LEGGENDARIA N. 115/2016; EDITORIALE

MAMME MIE!

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Nell’appassionato e appassionante dibattito sul nuovo scenario della riproduzione e sulle forme della genitorialità, suscitato – non proprio innocentemente – dall’arrivo in aula della proposta di legge che dovrebbe finalmente riconoscere e regolamentare le cosiddette Unioni Civili, dedichiamo il nostro Tema d’apertura – curato da Anna Maria Crispino e Giorgia Serughetti – proprio alla Madre, o meglio alla scomposizione della sua figura, nel concreto delle pratiche e nell’universo del simbolico. Di madri, Mamme mie!, non c’è n’è più solo una: la donna che tradizionalmente poteva e voleva concepire un figlio/a, portare avanti la gravidanza, partorirlo e allevarlo è e resta tuttora la figura prevalente. Ma ci sono donne che scelgono di donare (o conservare) i propri ovuli, altre che si sottopongono alle diverse tecniche di procreazione assistita – omologhe ed eterologhe – madri surrogate, o per altri/e. E sono queste ultime a fare scandalo: proviamo a discuterne con pacatezza, mettendo al centro interrogativi e dubbi, tentando una sguardo un po’ più lungo di quello contingente e rapido che i new media, specie i social network, a volte ci propongono. Perché certamente il processo che tende sempre più a separare la sessualità dalla riproduzione è, appunto, un processo, lo scenario è da tempo in mutamento, appare fluido, soggetto a ulteriori cambiamenti, e dunque qualsiasi presa di posizione sulla sua regolamentazione dovrà fare i conti con ciò che è già mutato ma anche con ciò che ci aspetta. Mantenere aperto il dibattito nel rispetto non solo delle molte diverse opinioni – ma anche, e soprattutto, delle diverse attrici in scena, comprese le “convitate di pietra”, vale a dire le madri per altri/e, è a nostro avviso una presa di posizione politica necessaria. Non scegliere la scorciatoia, peraltro inefficace, del proibizionismo “senza se e senza ma”: l’ascolto delle ragioni altrui – ma anche delle nostre, in cui non possiamo escludere una maggiore o minore ambivalenza – è esercizio di pazienza che richiede consapevolezza e lucidità proprio su un terreno in cui desideri e sentimenti sono potenti, a volte laceranti. Ma la posta in gioco è assai alta: ne va, per dirla nel modo più semplice, della maggiore conquista di libertà femminile: l’autodeterminazione, la nostra capacità di agire da soggetti all’altezza della complessità del presente. Interventi di Giorgia Serughetti, Cecilia d’Elia, Eleonora Cirant, Grazia Zuffa, Silvia Neonato e Caterina Botti. E gli uomini? Il Tema del nostro numero 113 “Ciao, maschi” ha fatto molto discutere, vi proponiamo quindi alcuni degli interventi che ne sono scaturiti nello Speciale curato da Barbara Bonomo Romagnoli che abbiamo intitolato “Maschi, ancora”: ancora, perché anche di quella che pochi e poche hanno ancora voglia di chiamare “la questione maschile” si dovrà continuare a parlare, sia per la definizione stessa del termine maschilità – come auto percezione rispetto all’eteronormatività patriarcale ma anche come agente sociale, politico e relazionale in un quadro di “disfacimento” del genere – sia in relazione alla paternità o alle nuove dimensioni della genitorialità in atto e che anche la stessa legge sulle Unioni Civili potrebbe sancire. Ci molte molte altre cose in questo numero, che segna l’inizio del nostro 20esimo compleanno, e alcune novità: abbiamo arricchito la sezione Pratiche con l’idea di fornire con ogni fascicolo i tasselli di una cartografia in progress del ricco universo di imprese e iniziative delle donne che abbiano un reale “carattere trasformativo”, come ci suggerisce Sara Pollice. Poi inauguriamo una nuova rubrica, In/Versi, dedicata alla poesia e curata per noi da Maria Clelia Cardona. Ma il miglior modo per festeggiare il ventennale di questa nostra Leggendaria sono i vostri abbonamenti: andate alle pagine 78-79 e regalateci qualche minuto per leggere le ragioni che ci spingono a proseguire in questa impresa che vive contro ogni pronostico, e quelle per cui le vostre sottoscrizioni ci sono indispensabili. A chi ha già rinnovato l’abbonamento non possiamo che dire grazie. Buona lettura!

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LEGGENDARIA N.115/2016; SOMMARIO

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TEMA / MAMME MIE!

a cura di Anna Maria Crispino e Giorgia Serughetti

LA QUESTIONE

• di A.M.C. … pag. 6

LO SCENARIO

Mamme mie! di Giorgia Serughetti … pag. 7

USRROGACY

Gestazione per altri, le figure in gioco di Cecilia D’Elia … pag. 10

Nessun veto in nome della libertà di Eleonora Cirant … pag. 13

Agar, madre per altri di M.P. … pag. 14

Guardare con i nostri occhi di Grazia Zuffa … pag. 15

Ma perché non adottano? di Silvia Neonato … pag. 18

Riproduzione, soggettività e relazioni di Caterina Botti … pag. 20

 

A/MARGINE

WOMEN’S STUDIES

Studi di genere in Spagna di Loredana Magazzeni … pag. 29

A Siviglia una rete di studi e ricerche; intervista a Mercedes Arriaga di Loredana Magazzeni … pag. 31

TV

È la dura legge della fiction, bellezze! di Nadia Tarantini … pag. 33

MOSTRE

Il fascino della vita di notte di Patrizia Larese … pag. 34

 

PRATICHE

MOSTRE

Riscattate dall’oblio di S. Be. … pag. 35

STORIA

La violenza sulle donne ha una lunga Storia di Eisabetta Serafini … pag. 36

VIOLENZA

Contro la tratta: una buona pratica Intervista a cura di Sara Pollice … pag. 38

 

SPECIALE

Sui maschi, ancora a cura di Barbara Bonomo Romagnoli … pag. 41

Una rivoluzione insufficiente di Tommaso Giartosio … pag. 42

Come ripensare “il maschile” di Lorenzo Gasparrini … pag. 45

Belli e impossibili di S. Be. … pag. 46

Rompiamo le righe: i generi e la politica di Lucha y Siesta … pag. 47

Tutti maschi in famiglia di Sara Bennet … pag. 47

Lavori in corso di A.M.C. … pag. 49

 

PRIMOPIANO

MARIA GIMBUTAS

L’Antica Europa della Dea di Mariagrazia Pelaia … pag. 51

PIA PERA

Andarsene, con dolcezza di Francesca Caminoli … pag. 55

Pensare all’aria aperta di S.Be. … pag. 57

ELSA MORANTE

Quella luce che emana dalla scrittura di Elvira Federici … pag. 58

VIRGINIA DELLA TORRE/CAROLINA GERMINI

Le debuttanti di Daniela Matrònola … pag. 60

ELIZABETH JANE HOWARD

Una grande famiglia sull’orlo della crisi di Anna Maria Crispino … pag. 62

MIGRAZIONI

Se la voglia, o la necessità, è quella di andarsene di Jolanda Leccese … pag. 63

MICHELA MURGIA

Andare al cuore delle relazioni di Maria Vittoria Vittori … pag. 64

GIULIANO CAPECELATRO

Uno sguardo micidiale di Anna Maria Crispino … pag. 66

 

UNDER-15

L’amore salva tutto di Anna Mainardi … pag. 67

 

LETTURE

MARILENA MENICUCCI

Tra arcaico e moderno di Matilde Passa … pag. 68

EDNA O’BRIEN

La voce vespertina delle madri di Maria Vittoria Vittori … pag. 69

MIA LECOMTE

Variabili in amore di Francesca Caminoli … pag. 70

DONNA FOLEY MABRY

Storia di Maude di A.M.C. … pag. 70

BEATRICE MONROY

Didone rivisitata di Anna Maria Crispino … pag. 71

ORNELLA VORPSI

Chi è la madre? di A.M.C. … pag. 71

 

RUBRICHE

In/Versi a cura di Maria Clelia Cardona Sulla poesia “femminile” … pag. 68

Top Five a cura di Silvia Neonato … pag. 72

Le nostre Leggendarie Madrine … pag. 73

News a cura di Giulia Crispino … pag. 74

Campagna abbonamenti 2016 … pag. 76

Elenco Librerie … pag. 78

 

ABSTRACTS

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LEGGENDARIA N. 114/2015; EDITORIALE

MIGRAZIONI

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Nel clima delle feste di Fine Anno, la copertina di questa Leggendaria potrà forse apparire come un pugno nello stomaco: l’annegamento di tanti migranti nel Mediterraneo – nelle acque dell’Egeo tra Turchia e Grecia o sulle rotte che partono dal Nord Africa – ha assunto ormai una dimensione così drammatica da poter fare legittimamente un paragone con la tragedia dei desaparecidos. Parliamo anche di questo nel nostro “Tema”, curato da Bia Sarasini, e di quelle decine di migliaia di uomini donne e bambini che sono accampati al freddo o chiusi in centri di detenzione lungo i confini balcanici della traballante Fortezza Europa. Ma allo stesso tempo vi raccontiamo di alcune delle molte iniziative di accoglienza organizzate dal basso nelle città italiane – e non solo. Dei migranti non possiamo non parlare, perché si tratta di una questione epocale che ci riguarda tutte/i: un fenomeno che destabilizza le nostre certezze, i modi di vita cui siamo abituate/i, e ci chiede un di più di analisi e interpretazione, di immaginazione sul nostro futuro e di politiche all’altezza della fase complessa che stiamo vivendo. Tenendo il più possibile insieme il grande scenario geo-politico di cui gli attentati del 13 novembre a Parigi ci hanno costretto a prendere definitivamente atto e il nesso diretto e inscindibile tra guerre e migrazioni. Ma anche pensando a come sia necessario assumersi e attraversare le nostre paure senza consegnarci – col cuore e con la mente – ai demagoghi delle destre che affollano l’Europa. Il “Tema” che vi proponiamo è fatto dunque di molti tasselli, ognuno dei quali andrà ulteriormente approfondito: perché, ad esempio, l’irruzione della guerra scatenata dal Califfato in Africa e sullo scacchiere medio-orientale ci chiede anche di ripensare al tema della violenza armata, della guerra. La profuga, la terrorista, la guerrigliera sono solo alcune delle molteplici “figure” con cui misurarsi.

Parliamo degli esiti del recente Sinodo sulla famiglia che ha, tra l’altro, confermato la chiusura della Chiesa cattolica sull’omosessualità e rilanciato l’anatema sulla cosiddetta “ideologia del gender” – ma se andate alle pagine di Under-15 troverete invece delle belle notizie sull’impegno di alcune case editrici per bambini/e ragazzi/e che delle tematiche che riguardo l’educazione ai sentimenti, alle differenze, alla sessualità e contro gli stereotipi hanno fatto il perno delle loro pubblicazioni. Un’altra buonissima notizia potrete leggerla nelle pagine di TerreMutate: le aquilane hanno finalmente ottenuto e inaugurato con una grande festa la loro Casa delle Donne! È il risultato di una lunga, intelligente, efficace battaglia cui Leggendaria ha fornito tutto il suo appoggio e ne siamo dunque felicissime.

Donne straordinarie abitano le nostre pagine: da Judith Butler a Vandana Shiva, da Clarice Lispector a Anna Felder, da Dacia Maraini a Romana Petri e Saveria Chemotti, Bianca Pitzorno, Francesca d’Aloja. E non perdetevi le molte artiste che animano una stagione particolarmente frizzante per l’arte firmata donna.

Ma vi chiediamo di leggere con particolare attenzione le pagine dedicate alla Campagna Abbonamenti 2016: stiamo per compiere 20 anni di Leggendaria, creatura impavida che ha già fatto un lungo cammino, contro ogni pronostico. Per andare avanti ha bisogno del vostro sostegno: voi lettrici e lettori siete il nostro unico “capitale”.

Buona lettura dunque e buone Feste!

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LEGGENDARIA N.114/2015; SOMMARIO

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TEMA / MIGRAZIONI:

a cura di Bia Sarasini

LA QUESTIONE

di B.S. … pag. 6

MIGRAZIONI

  • Chi emigra bussa alle porte di un’Europa in bilico di Bia Sarasini … pag. 6
  • Europa, dai Balcani una dura lezione di Raffaella Bolini … pag. 10
  • Italia, paese di desaparecidos di Nathalie Galesne e Federica Araco … pag. 12
  • Mari e deserti da attraversare di A. M. C. … pag. 14
  • Le madri del Mediterraneo di Giovanna Pezzuoli … pag. 15

ACCOGLIENZA

  • Ascoltare le storie di chi chiede asilo di Giovanna Pezzuoli … pag. 17
  • Se al Sud i rifugiati diventano una risorsa di Luigi Pandolfi … pag. 18
  • A Modena, 24 ragazzi, tre racconti, un’unica storia di G. P. … pag. 19
  • Carità pelosa di Antonella Viale … pag. 19
  • Diario da un’insolita Pordenone di Michele Negro … pag. 20

SCENARI

  • La difficile transizione di Tim Rollins … pag. 24
  • Babelmed, tra le due rive di Cristiana Scoppa … pag. 27

MEMORIA

  • Il miraggio degli albanesi di Silvia Neonato … pag. 28

SCRITTURE

  • Lampedusa nel cuore di Sara Bennet … pag. 30

GUERRIERE

  • Le Amazzoni, antenate delle odierne curde combattenti di Luisella Veroli … pag. 31
  • Ragazze in armi di Monica Luongo … pag. 32

TERREMUTATE:

LA CASA

  • Prima non c’era, adesso c’è di Maria Rosaria La Morgia … pag. 36
  • È qui la festa? Tante presenze, progetti e proposte per la Casa … pag. 37

PRATICHE:

  • Esperienze di relazione di Cinzia Romano … pag. 38

A/MARGINE:

MOSTRE

  • Una stagione frizzante per l’arte firmata donna di Anna D’Elia … pag. 39

SINODO

  • Ma di che famiglia stiamo parlando? di Bia Sarasini … pag. 42

CINEMA

  • La prima donna italiana nello spazio di Patrizia Larese … pag. 44

RITRATTI:

LINA BO

  • Un’architetta nella Storia di Claudia Mattogno … pag. 45

PRIMOPIANO:

JUDITH BUTLER

  • L’insostenibile pesantezza del “naturale” di Serena Guarracino … pag. 48

VANDANA SHIVA

  • La maga dei semi di Laura Levi … pag. 51

POESIA

  • Quel legame imprescindibile di Marina Vitale … pag. 53

BIANCA PITZORNO

  • La famiglia, come eravamo di Alessandra Riccio … pag. 55

FRANCESCA D’ALOJA

  • Sedersi accanto di Daniela Matrònola … pag. 56

ISLAM

  • Il potere delle donne arabe di Franca Balsamo … pag. 58

ROMANA PETRI

  • Tutto su mio padre di Maria Vittoria Vittori … pag. 60

CLARICE LISPECTOR

  • La scrittura vivente di Clarice di Elvira Federici … pag. 62

ANNA FELDER

  • L’incerta nostalgia di Silvia Ricci Lempen … pag. 63

SAVERIA CHEMOTTI

  • Realizzarsi oltre il materno di Paola Azzolini … pag. 64

DACIA MARAINI

  • Un maestro e i suoi bambini di Maria Serena Palieri … pag. 65

UNDER15/STRENNE:

STEREOTIPI

  • A tutto gender di Sara Bennet … pag. 66

STORIE

  • Mettere nuove radici, altrove di A.M.C. … pag. 68
  • Finale a sorpresa di S. Be. … pag. 68

LETTURE:

LAURA PARIANI

  • In viaggio con Dino Campana di Maria Vittoria Vittori … pag. 69

GILLY MACMILLAN

  • L’eroe è stanco di Anna Maria Crispino … pag. 69

CATHARINA INGELMAN-SUNBERG

  • Arzilli fuorilegge di Anna Mainardi … pag. 69

MARÍA ZAMBRANO

  • Filosofia in pista di Maria Vittoria Vittori … pag. 70

CRISTINA DOTTO VIGLINO

  • Omaggio alla madre di Anna Mainardi … pag. 70

CELESTE NG

  • La figlia prediletta di Maria Vittoria Vittori … pag. 71

CAMILLA DE CONCINI

  • A spasso con la felce di Anna Mainardi … pag. 71

ROSSELLA MILONE

  • La nonna che ballava il charleston di Francesca Caminoli … pag. 72

CHIARA SANTOIANNI

  • Una tela tutta per sé di Maria Vittoria Vittori … pag. 72

RUBRICHE:

  • Top Five a cura di Luciana Di Mauro … pag. 73
  • News a cura di Giulia Crispino … pag. 74
  • Campagna abbonamenti 2016 … pag. 76
  • Elenco Librerie … pag. 78

ABSTRACTS:

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LEGGENDARIA N. 113/2015; EDITORIALE

CIAO, MASCHI

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Uomini che parlano di sé, delle relazioni tra di loro, dei rapporti con le donne e con il femminile. E con il maschile – maschilità, mascolinità, virilità che dir si voglia. Uomini che partono da sé, dalla loro sessualità, dal  loro immaginario, dalle loro paure, dai loro desideri. Questo nostro “Tema” – Ciao, maschi – curato da Stefano Ciccone e Enzo Palmisciano – è un invito al dialogo, al confronto, persino al conflitto – se necessario. E lascia parlare soprattutto loro, per una volta. Per uscire, se possibile, da una situazione di impasse, dall’apparente chiusura in mondi separati – volutamente, inconsciamente, consapevolmente separatisti? – che sembrano non registrare, nel bene e nel male, i cambiamenti che pure sono avvenuti, che stanno avvenendo. E mettono in scacco la necessità di incrociare gli sguardi sul/nel mondo comune che tutte e tutti abitiamo. Come mettere in gioco pratiche discorsive che agiscano sul piano concreto e simbolico, identitario e immaginario? Politico, in fin dei conti, per come la politica, in questa fase di crisi e smarrimento, spesso segnata da passioni tristi – quando non dall’assenza di passioni – ha assunto senso e ragione nell’agire e nel pensiero di diverse generazioni del femminismo, e in alcuni gruppi maschili. La violenza sulle donne, le forme agonizzanti del patriarcato, la figura del padre, le rappresentazioni mediatiche, le reciproche fantasie che uomini e donne proiettano sull’altro/altra. Un dialogo tra uomini che va alla radice delle questioni a partire dal corpo e dalla sua ineludibile materialità, costruita e fantasmizzata. E un “forum” di giovani donne che rifiutano di discuterne sul piano dell’astrazione, mettendo in campo esperienze e pratiche di condivisione e distinzione. Provocazioni, ci auguriamo, che potranno fare molto discutere.

Dedichiamo uno “Speciale” alla comunicazione, per la cura di Giovanna Pezzuoli, con il contributo delle giornaliste di Giulia, che promuovono in questi mesi non solo una battaglia contro gli stereotipi sessisti che continuano a impazzare nella stampa nostrana, ma anche una inziativa di valorizzazione delle “esperte”: un rilancio di autorevolezza femminile per infrangere il muro di gomma di redazioni che sembrano – spesso, anche se non sempre e non allo stesso modo – sorde e cieche a quanto è cambiato.

In “Primopiano” c’è una gran festa di autrici “classiche” e novità editoriali tutte da gustare: da Jane Austen a Charlotte Brontë e Emily Dickinson, da Iris Murdoch a Wislawa Szymborska e Paola Masino. E ancora, tra l’altro, Chiara Mezzalama, Tami Hoag, Gordana Kuiƈ. Il “Ritratto” di questo numero è dedicato a Emma Goldman. “Letture” e “Under-15” – e naturalmente la nostra TopFive – completano le proposte del fascicolo per le/gli affette da libridine, di tutte le età.

Buona lettura!

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