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Tema / La Questione

SCUOLA, È GUERRA SUL GENDER 

L’esplorazione di sé oltre gli stereotipi, la libertà di relazioni tra i sessi, l’omosessualità, la corazza del genere. Tra i mille problemi della scuola, abbiamo scelto di parlare del conflitto in corso sulla “ideologia del gender” e della legge per l’educazione alle differenze che ancora non c’è

di Silvia Neonato

 

Bimbe e bimbi, in un asilo di Trieste, in marzo giocavano allegramente a scambiarsi i ruoli. Ma ecco che i grandi hanno subito litigato perché ai maschi si proponeva di travestirsi da principessa o strega cattiva. E alle femmine da cavaliere. Sotto accusa la psicologa, la docente e l’esperta in comunicazione che hanno inventato “Pari o dispari, il gioco del rispetto” http://giocodelrispetto.org/), un originale progetto ludico educativo finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e volto a «un cambiamento di atteggiamenti sul tema del genere e delle pari opportunità». Come in cento altre occasioni prima di questa, è scoppiata una specie di guerra. Interrogazioni parlamentari, media in allarme, genitori smarriti o furibondi. Si è mentito, anche spudoratamente su presunti “giochi morbosi all’asilo”: i nostri bimbi nudi e poi travestiti nei costumi diversi dal genere di appartenenza, costretti a toccarsi i genitali!

Come leggerete negli articoli del nostro Tema, sono ormai molti i casi che, ancora prima del decreto Letta del 2013, hanno spaccato l’Italia in due: il primo gruppo vorrebbe portare a scuola la differenza sessuale e il rispetto di tutte le differenze, come si fa in molti Paesi da tempo. Anche in Italia, malgrado manchi appunto una legislazione, sono davvero moltissimi i gruppi e i singoli, i presidi e i pedagogisti, le maestre, i genitori e gli attivisti, ma anche le Province, i Comuni e le Regioni, decisi a venir a capo delle discriminazioni e, in alcuni casi, delle violenze che subiscono le femmine e i maschi non adeguati al modello di virilità corrente. Italiani e stranieri.

Ma il conflitto infuria e a impedire che si legiferi (varie proposte sono in attesa in Parlamento) è il secondo fronte, che definirei conservatore e cattolico retrivo: combatte “l’ideologia del gender”, dipinta come una sorta di pensiero unico e dittatoriale. I suoi militanti si appellano all’articolo 30 della Costituzione che affida alla famiglia l’educazione dei figli. E se prevedibilmente il cardinale Bagnasco attacca la “scuola campo di rieducazione”, persino la moderata

Famiglia cristiana ha pubblicato un decalogo per difendersi dal gender. Ci spiegano i dettagli di questa guerra Luciana Di Mauro, che ha scavato con giornalistica pazienza tra mille leggi, cavilli e idee, e Graziella Priulla dell’università di Catania, autrice del manuale C’è differenza e appassionata formatrice. Ma intanto il caso triestino si è aggiustato, così come si realizzeranno i progetti educativi finanziati dalla Provincia di Roma e ideati dall’associazione Scosse: la presidente, Monica Pasquino, li racconta a Leggendaria. E l’assessora torinese Ilda Curti ci spiega come intende portare avanti il proprio lavoro di coordinatrice nazionale della Strategia LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), creata in Europa per combattere le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere (e approvata durante il governo Berlusconi nel 2010).

Il paradosso è che la Strategia LGBT viene attuata nei campi della sicurezza, del lavoro e dei media, mentre è bloccata esclusivamente per l’istruzione. Così sono stati formati poliziotti, impiegati degli uffici del lavoro e giornalisti, ma non il personale della scuola. Che può comunque ormai contare appunto su strateghi competenti e su una bibliografia veramente notevole, che Maria Serena Sapegno riporta aggiornata nel suo recente La differenza insegna.

LA PAURA E IL SESSO

Cosa terrorizza davvero il fronte conservatore? Possibile che la teoria del gender sia più triste della vita dei precari e più perniciosa dei soffitti che crollano e che la riforma di Matteo Renzi promette di restaurare? E l’esito tragico di tanti episodi di bullismo non fa scattare l’empatia verso gli adolescenti omosessuali? Certo, in ballo c’è l’educazione dei figli. Spaventa che si dica loro che i generi sono più di due, che si spieghi che virilità e femminilità sono processi culturali appresi oltre il sesso biologico, che si parli di famiglie gay o lesbiche. Tanto allarme allude però a sfere più profonde, a resistenze inconfessate, come scrive per noi la teologa Lucia Vantini, che parla di «paure identitarie, reazioni verso tutto ciò che mette in discussione i confini e il timore verso un elemento femminile e materno percepito come forza squilibrante».

Paura di perdere i confini, di scoprire un lato femminile inedito, tanto più in un ambiente di donne come la scuola italiana. Eppure i genitori farebbero forse meglio a preoccuparsi di ciò che questa generazione apprende su Youporn, il sito più guardato al mondo dopo Youtube. Ne parla un fascicolo della rivista Hamelin, omonima all’associazione culturale bolognese e molto attenta ai temi della scuola. Tutto il numero, intitolato “Sesso e bugie”, fornisce informazioni preziose, ma mi soffermo sul saggio di Ilaria Bonato “Tu chiamale, se puoi, emozioni. La scoperta dell’amore ai tempi di Youporn”. Bonato presenta una ricerca tra 600 studenti e studentesse bolognesi tra i 13 e i 16 anni (il 58% è femmina): di questi solo tre giovani non guardano video porno. L’88 % delle ragazze trova la pornografia violenta e volgare, contro il 12% dei maschi, ma per un terzo di loro il sesso reale non è diverso da quello mostrato nella pornografia. Del resto il 16% la trova utile per imparare, il 12% divertente e per il 27% è normale esserne curiosi. La maggioranza dei ragazzi, che non parla di sesso e sentimenti con gli adulti, risulta tuttora condizionata dagli stereotipi della donna oggetto e dell’uomo macho. Tanto che l’autrice suggerisce accoratamente non solo corsi di educazione sessuale/medica ma anche un percorso di alfabetizzazione delle emozioni da condividere tra docenti, alunne/i e genitori. C’è di peggio. In una quarta elementare genovese, pochi mesi fa, è scoppiato il finimondo quando una mamma ha scoperto che suo figlio si scambiava, via Iphone, un video porno con i compagni.

LA PASSIONE DELLE DOCENTI

Curo dal 2012 con la bibliotecaria e docente Isabella Traverso, per conto della Società italiana delle letterate (SIL), dei corsi di formazione per maestre e prof (tutte donne meno uno) in Piemonte e Liguria, dove ho incontrato insegnanti motivate e curiose, affascinate dal rivedere il mondo alla luce delle differenze di genere (e leggerete qui cosa scrive del suo stare in classe Maria Vittoria Vittori). Con loro ho discusso lo scritto di Emanuela Abbatecola e Luisa Stagi “Approcci di genere ai temi delle diseguaglianze”, nel volume a più voci Potere negato. La loro ricerca, durata due anni in due scuole d’infanzia di Genova, una in un quartiere borghese, l’altra in uno popolare con molti bimbi/e immigrati/e, conferma studi anche internazionali: dagli anni Novanta è in corso una ri-genderizzazione ovvero un ritorno forte ai ruoli di genere di cui aveva già dato conto Loredana Lipperini nel suo Ancora dalla parte delle bambine. Bambine anche piccolissime sono orientate di nuovo verso il rosa, la bellezza, la cura di sé, le storie di fate. Ai maschi tocca invece una virilità fatta di celeste, giochi competitivi, racconti d’avventura. Alle due ricercatrici dell’ateneo genovese è saltato agli occhi come ancora le maestre giudicano più affidabili e disciplinate le bimbe. Ne sono consapevoli, come anche di incoraggiare poco l’intraprendenza femminile, mentre sono condiscendenti quando i maschi trasgrediscono certe regole. Bimbi e bimbe si adeguano dunque a una richiesta che viene dal mondo adulto, visto che a 2 anni cominciano a capire che ci si aspettano comportamenti differenti da loro e a 3 anni sono in grado di prevedere, ad esempio, che l’adulto sceglierà Barbie e fatine per lei, automobiline e lego per lui. Anche qui le autrici avvertono: non saranno solo le bimbe a pagare per gli stereotipi, la gabbia della mascolinità è più rigida di quella della femminilità. E infatti se a un ragazzino si dà della femminuccia è tuttora un insulto intollerabile, mentre le femmine non sono molto turbate se le si chiama maschiacci.

Un’altra studiosa, Irene Biemmi, ci mostra nel suo dettagliato Educazione sessista che negli attuali testi scolastici compaiono molte più donne di un tempo. Eppure documenta che i maschi trovano nei testi ben 60 diversi mestieri per loro, da medico di bordo a scultore, maestro, ingegnere, minatore… Possono sconfinare no? Al contrario delle femmine, a cui i testi riservano solo 15 mestieri di cui il primo è maestra, seguito da scrittrice, principessa, maga, Befana, infermiera…

Ecco perché l’educazione di genere ci sembra tanto importante e complessa. Ciascun adulto dovrebbe partire da sé e attingere alla propria esperienza di genere per trovare modelli che non diventino nuovi stereotipi. Per sperimentare un mondo di bambini e bambine liberi di scegliere e rispettosi delle scelte altrui.

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HAMELIN N. 34, 2013 

Rivista e Ass. Culturale Bologna.

http://hamelin.net

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AA.VV. 

Potere negato. Approcci di genere al tema delle diseguaglianze
a cura di Luisella Battaglia

Aracne, Roma 2014 – 344 pagine, 22 euro

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IRENE BIEMMI 

Educazione Sessista. Stereotipi di Genere nei libri delle Elementari

Rosenberg & Sellier, Torino 2011 – 214 pagine, 25 euro

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RITA TORTI 

Mamma perché dio è maschio?

Effatà, Torino 2013 – 22 pagine, 18 euro

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2 Responses to Tema / La Questione

  1. Giorgia says:

    Ho comprato la vostra rivista, che non conoscevo, proprio perché trattava l’argomento gender, tanto discusso e controverso. Avete creato un numero eccezionale, parlando dell’argomento sotto ogni prospettiva possibile. Dalle proposte di legge, alla Chiesa, alle insegnanti, un argomento trattato davvero a 360 gradi! Dal mese prossimo comprerò i vostri numeri singolarmente, durante l’estate i postini fanno troppi casini per rischiare di perdermi anche solo un numero. Dall’anno prossimo sarò una nuova abbonata 😉

  2. Forse, quando l’essere umano avrà capito e accettato la propria sessualità, riuscirà a capire e accettare anche quella altrui.

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