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Tema / Letteratura

RADDOPPIARSI NELLE STORIE DELL’ALTRA

Se la scelta del doppio come topos letterario è prevalentemente maschile e autoreferenziale, quando le donne hanno cominciato a scrivere e a leggere è cominciato il grande gioco del riflesso.

Il doppio virtuoso scrittrice-lettrice.

di Barbara Mapelli


La figurazione e l’immaginario legati al Doppio hanno connotati prevalentemente maschi li, senz’altro in letteratura. Una storia inquietante di uomini affollata di ombre, specchi, ritratti, incubi, in cui le donne non ci sono o compaiono come figure minori, sostegno o amplificazione dell’io maschio che mantiene – pur nel dolore – la centralità della scena. Si tratta di un’illusione, tutta maschile, di autosufficienza, di solitudine di un soggetto che non solo ha “ingombrato” la storia, ma «ha ingombrato se stesso» (Paul Ricoeur, Gabriel Marcel), creando con la sua centralità e solitario protagonismo un vuoto, una mancanza di comunicazione e condivisione che ha pensato di poter continuare a riempire di sé. A partire dal primo, mitico doppio, Narciso. E Antonio Prete ci ricorda una possibile etimologia del nome: Narciso da nàrke, narcosi, l’incontro impossibile con un altro che non c’è «ricerca di un sé sfrangiato nell’iridescenza del riflesso che ogni passaggio di vento intorbida. O intorpida: narciso, nàrke, ha a che fare col torpore».

Questa illusione, che ha creato sofferenze e diseguaglianze non solo nei confronti delle donne ma allo stesso soggetto protagonista della sua solitudine, è ben descritta da Virginia Woolf, quando scrive di un suo passeggiare nel recinto immaginario di un college maschile, Oxbridge, precluso alle donne. «Mentre percorrevo le strade buie pensavo a questo e a quello, come si è soliti fare alla fine di una giornata di lavoro […] e pensavo com’è spiacevole rimanere chiusi fuori; e poi quanto deve essere peggio rimanere chiusi dentro». Chiusi dentro in un fortino con mura innalzate dalle proprie stesse mani.

Letteratura e psicanalisi si associano negli ultimi due secoli per descrivere le inquietudini e gli incubi che caratterizzano l’incedere del Doppio, la sua figurazione che spesso si fa portatrice di una rivelazione: la lotta, nell’interiorità del soggetto, tra il bene e il male. Questa la confessione del più famoso doppio letterario, il dottor Jekill.

Fu la natura prepotente delle mie aspirazioni, più che qualsiasi particolare degradazione nei miei errori, a rendermi quello che fui, e, con un abisso più profondo che nella moltitudine degli uomini, separò in me il dominio del bene dal dominio del male, che dividono e compongono la natura dualistica dell’uomo.

E ancora il Sosia di Dostoevskij, il Ritratto di Dorian Gray e decine di altre narrazioni, a partire, come accennavo, dalla vicenda di rispecchiamento e morte di Narciso.


Le donne sempre figure secondarie, ombre alle spalle o a fianco del grande Io. Tra le altre mi viene naturale – e ne ho scritto – pensare alla signora Maigret. Tanto per cominciare, chi ne sa il nome? È ricordata sempre e solo come la signora Maigret, che apre la porta di casa al commissario prima che lui bussi, che gli prepara cibi appetitosi, che lo consola quando è triste e gli raccomanda sciarpa e scarpe robuste quando piove. Eppure lo stesso Simenon, maestro di stereotipi sul femminile, in uno dei romanzi svela tutta la fragilità del grande commissario, il suo bisogno della moglie, della sua vicinanza che riconosce in lui il capo, la forza e l’intelligenza della coppia, ma non sempre… «forse questa volta non lo faceva con troppa convinzione, ma lui aspettava le sue parole come un bambino che ha bisogno di essere incoraggiato». E alla fine del racconto è la signora Maigret che scioglie il mistero della trama e risolve il caso al posto del grande marito, per poi immediatamente ritrarsi nella sua ombra.

E a proposito di un altro grande doppio, il Dorian Gray di Oscar Wilde, ne esiste una narrazione ironica e rovesciata a opera di Colette nel racconto Il ritratto. Due donne si ritrovano insieme nella casa di un uomo, fascinoso, famoso e bello, che ha disdegnato entrambe. Il protagonista della loro passione non è presente, loro sono amiche più che rivali, accomunate e non divise da quell’amore infelice per tutte e due. Ma alla fine del racconto accade qualcosa che le libera da questo legame a un uomo che le ha respinte. Nel salone della casa, a pianterreno, vi è un grande ritratto di quest’uomo, ma l’umidità, forse il tempo hanno compiuto

un disastro intelligente, un’opera di distruzione in cui il caso era l’arma di una malevolenza quasi miracolosa. Sul mento romano del grand’uomo, la muffa disegnava una barba biancastra da vegliardo trasandato. Delle bolle gonfiavano la carta sulla sommità delle guance, come due borse linfatiche. Un po’ di carboncino nero, scivolando dai capelli su tutto il ritratto, appesantivano di anni e rughe il viso da conquistatore…

E, uscendo dalla casa, una delle due saluta il ritratto, un addio per sempre, «povero vecchio!…».

Ma al di là di questa rivincita, alcune narrazioni del doppio femminile esistono, anche se meno numerose e meno note, e ci si chiede che caratteristiche abbiano, se anche lì, nelle figurazioni e racconti, non solo letterari, le donne vogliano o abbiano voluto rappresentare lo schema della lotta tra bene e male, o vi sia altro o di più che rappresenti storie, sensibilità, esperienze e vissuti differenti.

È una domanda infinita, cui si possono dare solo frammenti di risposte. Un accenno però mi appare significativo, un accenno alla scrittura, grande doppio del soggetto che scrive, per il significato e il valore differenti che ha avuto  nella storia delle donne e degli uomini. Le donne sono state le grandi assenti per secoli e millenni, salvo poche eccezioni, dalla scena letteraria: sono state scritte più che scrivere, strumenti utili al trionfo dei sentimenti dell’unico soggetto maschile: un doppio inerte, passivo. Ma arriva il tempo in cui le assenti iniziano a scrivere e, tramontato il mito della donna ignorante, oltre alle scrittrici iniziano a comparire le figure delle lettrici. Donne si specchiano nelle loro stesse parole, un fronte a fronte virtuoso, un Doppio che genera cambiamento. Che importa se non tutte sono Jane Austen e se l’amore continua a essere il centro e l’interesse principale delle narrazioni con prevedibili finali e altrettanto prevedibili protagoniste: intanto sono pagine di donne che si scambiano parole scritte tra loro e riconoscimenti reciproci. Sono gli stessi critici maschi a capire che qualcosa sta mutando, a impaurirsi, come sempre gli uomini quando temono invasioni femminili in terreni che hanno considerato solo propri. E mi è piaciuto leggere la risposta che Carolina Invernizio diede a un critico malevolo di un suo libro, peraltro di grande successo. La scrittrice si dice consapevole dei suoi limiti, ma si consola pensando che sul comodino della moglie del critico probabilmente c’è un suo romanzo.

L’ironia femminile che spezza in due il bastone della critica e la consapevolezza, che si specchia nel doppio virtuoso scrittrice-lettrice, che anche i limiti dell’esperienza femminile – la centralità dell’amore, competenza e gabbia al tempo stesso – sono l’avvio alla rottura del silenzio millenario delle assenti. La donna che legge riempie dei suoi contenuti, della sua storia, le pagine che la scrittrice ha composto, risuonano dentro di lei immagini che si avviano dall’ascolto ma a esso non si fermano, trovano rispondenza creativa nella mente e nel sentire di colei che legge. Un doppio generativo che si espande non al riconoscimento esclusivo del se medesimo, ma alla molteplicità.

E così per la letteratura e non solo naturalmente: si apre il terreno, come dicevo, a domande infinite che non chiudono mai a risposte univoche ma si fanno plurali nel procedere, e le riflessioni, che qui facciamo sul doppio al femminile, per questa volta ne sono una delle possibili chiavi.


 

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LEGGENDARIA N. 135/2019

SUL DOPPIO

MAGGIO 2019 – 84 PAGINE

 

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A chi non piacerebbe avere una fisionomia chiara, una soggettività ben definita, senza sbavature e ambiguità, da spendere nel mondo? Ma, lo sappiamo bene, non è così facile. E forse neanche auspicabile. Perché siamo il prodotto di materiali reali e immaginari che fanno di ciascuno e ciascuna di noi esseri complessi, che si raccontano e raccontano storie e vite complesse. Nel nostro Tema “Sul doppio”, pensato e curato da Barbara Mapelli, abbiamo tentato di mettere a fuoco la luce e l’ombra, il Bene e il Male, l’ambiguità e l’ambivalenza che alcune narrazioni ci restituiscono. In particolare, ci siamo chieste se su queste “doppiezze” donne e uomini lavorano diversamente: sui miti, l’arte, le narrazioni, i linguaggi, le relazioni. Ne viene fuori, crediamo, un panorama ricco con molte piste da seguire per andare più in profondità. Perché la domanda di fondo è sempre la stessa e sempre da riformulare: chi siamo, e come siamo diventate quello che oggi siamo?

Il Focus di Cristina Giudice mette a punto lo stato attuale degli Animal Studies, legandolo – dal nostro punto di vista – al discorso anti-specista e ambientalista, temi che ci riguardano in modo sempre più pressante mentre cresce l’allarme per il riscaldamento globale. 

L’assai ricca sezione dei Primopiano si apre con un denso attraversamento dell’opera dell’artista messicana Teresa Margolles (Annalisa Comes) e prosegue con affondi su poete come Anna Toscano, Maria Pia Quintavalla e sui romanzi di Titti Marrone e Giulia Caminito, Lili Grün e Rose Macaulay. Sul tema del post-coloniale l’articolo di Marina Vitale su un bel libro di Marina De Chiara e quello di Monica Luongo sull’Africa immaginata da Selwine Farr: due testi che si parlano. Ed è tutto da leggere la recensione di Antonella Fimiani al libro di Cristina Cattaneo, il medico legale che si è dedicata al riconoscimento dei corpi di migranti annegati nel Mediterraneo. Le Letture, ovviamente, sono sempre chicche preziose, come le nostre Rubriche, che a volte, con straordinaria sintonia, si riallacciano ai temi del numero, come in questo caso, In/note di Loredana Metta.

Buona lettura, dunque, in attesa dell’estate.

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LEGGENDARIA N. 135/2019

SUL DOPPIO

MAGGIO 2019 – 84 PAGINE

 

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TEMA/SUL DOPPIO

a cura di Barbara Mapelli


≡ LETTERATURA

Raddoppiarsi nelle storie dell’Altra

di Barbara Mapelli … pag. 7

≡ DIVINITÀ

La Dea Doppia

di Maristella Lippolis … pag. 9

≡ MITOLOGIA

Le molte duplicità di Medea

di Vittoria Longoni … pag. 11

≡ ARTE

Angelika e Arianna, sedotte e abbandonate

di Ezio Rovida … pag. 13

≡ MARINA CVETAEVA

L’Amazzone o Aspasia, alla ricerca di sé

di Annalisa Comes … pag. 16

≡ FILOSOFIA

Nell’Iliade, figure di forza e fragilità

di Elvira Federici … pag. 18

≡ INGEBORG BACHMANN

Chi è Malina? Uno, una, tanti, Io

di Claudia Alemani … pag. 20

≡ JHUMPA LAHIRI

Da una lingua all’altra

di Daniela Matrònola … pag. 22

≡ GENEALOGIA

Specchio, specchio delle mie brame

di Nadia Tarantini … pag. 24

≡ FEMMINISMO

Prendersi cura di sé e del mondo

di Marina Piazza … pag. 26

≡ CINEMA

Anime e volti in lotta sullo schermo

di Giovanna Pezzuoli … pag. 29

≡ SERIE TV

Killing Eve e la manomissione dell’identico

di Federica Fabbiani … pag. 31

Due in una: Lila e Lenù

di Anna Maria Crispino … pag. 33

≡ MONDO DIGITALE

Il lato oscuro di Senua, eroina dei videogiochi

di Fabrizia Malgieri … pag. 34


A/MARGINE

≡ MUSICA

Parole cantate

di Laura Colombo … pag. 36


FOCUS

≡ ANIMAL STUDIES

Umano versus animali? Recita contro natura

di Cristina Giudice … pag. 37

≡ AMBIENTE

Antropocene, qui e ora

di Dede Varetto … pag. 43

Piante ornamentali, metafora dell’inumano

di Giuseppe Mulas … pag. 45


PRIMOPIANO

≡ ARTE

Impronte: la testimonianza di Teresa Margolles

di Annalisa Comes … pag. 47

≡ ANNA TOSCANO

Come un Requiem mozartiano

di Valeria Viganò … pag. 51

≡ MARINA DE CHIARA

L’arte che denuncia l’ordine coloniale

di Marina Vitale … pag. 52

≡ FELWINE SARR

Immaginare un’altra Africa

di Monica Luongo … pag. 54

≡ MARIA PIA QUINTAVALLA

In volo poetico con la Madre

di Pasqualina Deriu … pag. 56

≡ CRISTINA CATTANEO

Quei corpi straziati dei senza nome

di Antonella Fimiani … pag. 58

≡ LILI GRÜN

I tempi migliori non tornano

di Francesca Caminoli … pag. 60

≡ ROSE MACAULAY

Nel furore della Grande Guerra

di Giovanna Mozzillo … pag. 62

≡ TITTI MARRONE

Capovolte, l’una nell’altra

di Elvira Federici … pag. 64

≡ GIULIA CAMINITO

Storie nella Storia

di Nadia Tarantini … pag. 65


LETTURE

≡ CHIARA INGRAO

Dalla Sicilia alla Germania e ritorno

di Anna Mainardi … pag. 67

≡ GUIDE

L’anima di Orvieto

di Elvira Federici … pag. 67

≡ MONICA GENTILE

Illuminare rapporti sbagliati

di N.T. … pag. 68

≡ ANNE C. BOMANN

Una nuova vita a 70 anni

di Luisa Ricaldone … pag. 69

≡ LETTERATURA

Una stanza che profuma di libertà

di Maria Vittoria Vittori … pag. 70

≡ PAOLA TAVELLA

Donne che scelgono uomini incorreggibili

di N.T. … pag. 70

≡ MANUELA LUNATI

Luoghi erotizzati ed erotizzanti

di Elvira Federici … pag. 71

≡ MARISTELLA LIPPOLIS

Lontana dal Continente, sull’isola-mondo

di Anna Maria Crispino … pag. 72


RUBRICHE

≡ GIARDINI IMMAGINARI

Il corpo, primo luogo del selvaggio

di Giuliana Misserville … pag. 73

≡ IN/VERSI

Le complesse relazioni tra madri e figlie

di Maria Clelia Cardona … pag. 74

≡ CANTO&CONTROCANTO

Aspirina ed Erbacce

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 75

≡ IN/NOTE

Finché morte non ci separi

di Loredana Metta … pag. 76

≡ TOPFIVE

I magnifici 5

di Monica Luongo … pag. 77

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 78

≡ CAMPAGNA ABBONAMENTI 2019 … pag. 80

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 82

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Tema / Apertura

LA RABBIA DEGLI UOMINI. LE DONNE IN CAMPO

di Anna Maria Crispino


Senza voler ripescare il vecchio refrain della “guerra dei sessi”, questa volta vogliamo dirlo con molta chiarezza: siamo sotto attacco. Perché gli uomini – molti uomini – sono pieni di rabbia contro ciò che noi, le donne – molte donne – siamo diventate: soggetti pensanti dotate di parola propria, in grado di esistere anche senza di loro, più e meglio istruite, capaci di scegliere sulla maternità e le relazioni sentimentali, insomma libere. Donne che lottano contro le perduranti discriminazioni, la violenza e le molestie, il disprezzo e la marginalizzazione, il sessismo, il machismo, il razzismo e lo sfruttamento (parola desueta ma più attuale che mai).

Gli uomini – molti uomini – odiano le donne? Sì, perché non siamo/sono più quelle creature – e quei corpi – docili e compiacenti che loro rimpiangono, e reagiscono con un senso di frustrazione e furia cieca, patendo una perdita che li mette in discussione proprio in quella idea di virilità inca- pace di autentica relazione che la cultura e la società hanno loro garantito come bene che pensavano immutabile. Colpa del femminismo, dicono. Che stravolge i capisaldi del loro potere: la famiglia tradizionale, l’idea proprietaria di mogli e figli/e, la subalternità/complementarietà delle donne nel lavoro, la storica divisione tra puttane e madonne, la certezza della differenza “naturale” tra maschile e femminile, l’uso del corpo delle donne a proprio piacimento. Tanto che, su proposta della Lega – ma con la compiacenza di tanti uomini, di destra e di sinistra – si tenterà di cancellare la legge Merlin e riaprire i bordelli.

Certo, uomini violenti e rabbiosi contro le donne ci sono sempre stati: la differenza è che ora questi sentimenti sembrano essere diventati legittimi, sono stati “sdoganati”, come si dice, sono componente rilevante e essenziale del discorso pubblico delle destre populiste e sovraniste che sembrano prevalere in Italia e sono in ascesa, o già al potere, in Europa e altrove nel mondo. E gli hate speech – i discorsi d’odio – si sprecano. In vista delle elezioni europee del prossimo maggio, ne parliamo ampiamente in questo nostro “Tema”, anche perché le loro idee si traducono in azioni politiche, provvedimenti legislativi e politiche sociali che sembrano riflettere il senso comune di una maggioranza un tempo silenziosa uscita allo scoperto con arroganza e senza remore. Non si tratta più di nicchie minoritarie – i sovranisti bianchi negli Usa e altrove, i fondamentalisti cristiani, i neofascisti e neonazisti in ascesa non solo nei sondaggi ma anche nelle urne in molti Paesi. Gestiscono potere e risorse, mezzi di comunicazione e consenso.

Ma non avranno gioco facile. In queste pagine, a questo torbido mare di rabbia contrapponiamo il protagonismo femminile, anche quello che non si dichiara esplicitamente femminista e che spesso si esprime in forme nuove: in azioni civiche e nella rappresentanza politica, nella resistenza militante e in proposte e pratiche alternative, nel discorso pubblico e, autorevolmente, nella cultura e nella scienza. È ciò di cui parla Leggendaria in tutti i suoi numeri ma che abbiamo voluto in maggiore evidenza in questo fascicolo – sacrificando a malincuore alcune pagine dedicate alle nostre rubriche – perché, colpevolmente, la grande stampa e le Tv, e a volte persino i social media, di tutto questo tacciono, lo oscurano o minimizzano quando non lo ridicolizzano. È capitato anche quest’anno, ad esempio, per l’annuncio dello Sciopero generale delle donne convocato – in sintonia con una estesa rete internazionale – da Non Una di Meno per l’8 marzo, come peraltro era accaduto nelle scarne cronache delle grandi manifestazioni dei due anni precedenti. E invece va detto forte, ad alta voce, senza timore – e fatto circolare. Perché in piazza per l’8 marzo le donne, di tutte le generazioni, saranno tantissime, ovunque nel mondo. Perché se soffia un forte vento di destra, misogino e illiberale, un vento altrettanto forte può contrastarlo: sarà una tempesta? Noi speriamo, contiamo, che sia femmina.

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LEGGENDARIA N. 134/2019

MA CHE RABBIA!

MARZO 2019 – 84 PAGINE

 

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Un altro 8 marzo di mobilitazione in tutto il mondo e la determinazione delle donne a non arretrare cresce. Perché la misoginia dilaga, le destre – nelle sue forme peggiori – avanzano, la violenza maschile, verbale e fisica, sembra potersi esprimere senza più alcuna remora. Non è solo un’impressione. Noi non siamo solitamente allarmiste perché, se guardiamo ai complessi processi in atto, allo stesso tempo vediamo sintomi di altro segno: ci pare che i nuovi femminismi ci dicano che il movimento è ormai chiaramente intergenerazionale e che forme nuove di protagonismo femminile stiano emergendo in politica come in altri campi: dalla rappresentanza alle iniziative civiche, dall’istruzione alle professioni, dall’interno di comunità cosiddette “minoritarie” e nella cultura in senso lato. Eppure, i segnali di rivalsa maschile, di attacchi espliciti su terreni che ritenevamo acquisiti in Occidente e in Europa – e in Italia: dalla 194 al diritto di famiglia, dalla pluralità delle forme di convivenza e delle identità sessuali alla Legge Merlin sulla prostituzione, dagli studi di genere al Welfare, per citarne solo alcuni – siano clamorosi e assai aggressivi. Ignorarli non si può e non serve: è necessario guarda- re, comprendere e giudicare ciò che accade. E se è vero che la misoginia è il primo ineludibile segnale di un processo che ci può portare verso una involuzione democratica, il prevalere di governi illiberali crea un contesto in cui le donne sono e saranno i principali bersagli. Dunque, mettere insieme alcuni tasselli di uno scenario ci è sembrato la cosa giusta da fare in questo fascicolo di Leggendaria. Perché dietro il rancore e l’odio che sembrano attualmente prevalere nelle società occidentali (verso i/le migranti, gli/le omosessuali, le comunità cosiddette di “minoranza”, i poveri, insomma tutti/e coloro che sono portatrici/portatori di “diversità” percepite come apparentemente intollerabili) c’è a nostro avviso la grande rabbia dell’uomo bianco, che teme la perdita dei suoi privilegi e di tutto ciò che definiva la sua identità virile: il controllo sulle donne e i figli, lo status economico, il suprematismo razziale e la sua centralità, anche simbolica, di detentore di un potere ordinativo in campo sociale, politico e culturale. Anche in vista delle prossime elezioni europee, dedichiamo quindi il nostro “Tema” – oltre 50 pagine – all’analisi dei due fenomeni: la rabbia degli uomini e i nuovi protagonismi femminili. Dai due venti contrapposti che stanno soffiando forte sulle nostre società, forse verrà fuori una grande tempesta. Non basterà, crediamo, resistere alle raffiche, magari ritirandosi nel privato: occorre mettere in campo tutta la creatività politica, sociale e culturale di cui saremo capaci.

Ma in questo fascicolo troverete comunque anche le nostre consuete sezioni e rubriche: da In memoria a Pratiche, dai Primopiano alle Letture, dalle Interviste alle News. E naturalmente la nostra Campagna abbonamenti 2019: rinnovate o sottoscrivete un nuovo abbonamento, abbiamo più che mai bisogno di voi.

Buona Lettura e Buon 8 Marzo!

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TEMA MA CHE RABBIA!

≡ APERTURA

La rabbia degli uomini. Le donne in campo

di Anna Maria Crispino … pag. 7

≡ MISOGINIA

Il maschio furioso

di Silvia Neonato … pag. 8

Ma gli uomini odiano le donne?

di Simona Bonsignori … pag. 11

≡ IMMIGRAZIONE

La “percezione” che stravolge la realtà

di Franca Fossati … pag. 13

≡ MOLESTIE

#MeToo un anno dopo

di Nadia Tarantini … pag. 15

≡ RAZZISMO

Perché torniamo a parlare di fascismo

di Gisella Modica … pag. 16

≡ PROSTITUZIONE

Come combattere la violenza della prostituzione

Intervista di Luciana Tavernini a Ilaria Baldini … pag. 18

≡ DECRETO PILLON

Sulla famiglia, indietro tutta

di Sara Pollice … pag. 20

Prove tecniche di restaurazione

di Simona Bonsignori … pag. 21

≡ UOMINI

Quelli che provano a parlare di sé

di Monica Luongo … pag. 22

Maschi isolati, mai liberi, sempre precari

di Daniela Matrònola … pag. 24

≡ UNGHERIA

La fine dello stato di diritto comincia dall’attacco alle donne

di Giorgia Serughetti … pag. 26

≡ POLONIA

Chi può salvarci dall’odio?

di Zuzanna Krasnopolska … pag. 28

≡ BRASILE

La reazione di Bolsonaro si tinge di rosa e d’azzurro

di Cecilia Casini … pag. 30

≡ POLITICA

Donne, finalmente?

di Alessandra Quattrocchi … pag. 32

Speriamo che sia femmina

Interviste di Alessandra Quattrocchi a Elly Schlein e Lia Quartapelle … pag. 33

C’è un punto di vista femminista per rifondare l’Europa

Intervista di Sara Pollice a Eleonora Forenza … pag. 36

Una sindaca tra l’Abruzzo e l’Europa

di Maria Rosaria La Morgia … pag. 38

≡ PROTAGONISMI-ROMA

Quando loro dicono basta

di Marina Cavallieri … pag. 40

Noi ci rimbocchiamo le maniche

Intervista a Emma Amiconi … pag. 41

≡ PROTAGONISMI-TORINO

Madamine, un’intervista mancata

di Paola Gamna … pag. 42

Le scienziate, donne eccellenti

di Giovanna Pezzuoli … pag. 44

Femminismi, tra nuove sfide e nuovi conflitti

di Giorgia Serughetti … pag. 48

Nel mondo delle zingare

di Giovanna Pezzuoli … pag. 50


PRATICHE

≡ PARI OPPORTUNITÀ

Educare alle relazioni di genere? No, grazie

di Giovanna Covi … pag. 53


IN MEMORIA

≡ SILVANA MAJA

Quella vita passata a regalare sogni

di Nadia Tarantini … pag. 54


INTERVISTE

≡ TAKOUA BEN MOHAMED

L’ironia sotto il velo che svela i pregiudizi

di Maria Vittoria Vittori … pag. 56

≡ STEFANIA TARANTINO

Voglia di Teoria

di Gisella Modica … pag. 58


PRIMOPIANO

≡ MARIALUISA BOCCIA

Il corpo, pietra d’inciampo del pensiero

di Elvira Federici … pag. 60

≡ PINAR SELEK

Lontana dal Bosforo

di Antonella Fimiani … pag. 62

≡ CAMILLA ENDRICI

Aborto, le parole per dirlo

di Giovanna Covi … pag. 64

≡ LIDIA CURTI

Una trascinante epica dell’Altra

di Marina Vitale … pag. 65

≡ EPISTOLARI

Cara madre ti scrivo…

di Saveria Chemotti … pag. 67

≡ MEMORIA

Scrivere in tempo di guerra

di Patrizia Larese … pag. 69

≡ SERIE TV

Storie inedite di personagge impreviste

di Anna Maria Crispino … pag. 70


LETTURE

≡ JENNIFER HAIGH

Nel profondo dell’America

di Maria Vittoria Vittori … pag. 72

≡ PIROMALLI/SALEMI

Il fascino indiscreto dei mariti inutili

di Giovanna Mozzillo … pag. 72

≡ NONA FERNÁNDEZ

Fantasmi di un golpe

di Paola Meneganti … pag. 73

≡ LAURA PUGNO

Domande che prendono corpo

di Maria Vittoria Vittori … pag. 74

≡ EDNA O’BRIEN

Una feroce faida

di Anna Trapani … pag. 74

≡ RAFFAELLA BATTAGLINI

Quella inquietudine che non lascia scampo

di Maria Vittoria Vittori … pag. 74

≡ LAUREN GROFF

Cartografia di emozioni

di M.V.V. … pag. 75


RUBRICHE

≡ IN/NOTE

Un progetto meraviglioso in terra di Puglia

di Loredana Metta … pag. 76

≡ CANTO&CONTROCANTO

Coi morti ci si prende troppe libertà

di Francesca Maffioli e Laura Marzi … pag. 77

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 78

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Un altro 8 marzo di mobilitazione in tutto il mondo e la determinazione delle donne a non arretrare cresce. Perché la misoginia dilaga, le destre – nelle sue forme peggiori – avanzano, la violenza maschile, verbale e fisica, sembra potersi esprimere senza più alcuna remora. Non è solo un’impressione. Noi non siamo solitamente allarmiste perché, se guardiamo ai complessi processi in atto, allo stesso tempo vediamo sintomi di altro segno: ci pare che i nuovi femminismi ci dicano che il movimento è ormai chiaramente intergenerazionale e che forme nuove di protagonismo femminile stiano emergendo in politica come in altri campi: dalla rappresentanza alle iniziative civiche, dall’istruzione alle professioni, dall’interno di comunità cosiddette “minoritarie” e nella cultura in senso lato..

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Tema / Apertura

DONNE E ’68:
STORIE DI CHI C’ERA
E ANCORA C’È

Nel cinquantenario dell’anno che ha segnato la storia di più generazioni, una serie di volumi a firma femminile testimoniano e riflettono sui cambiamenti avvenuti nella dialettica tra singole esistenze e movimenti collettivi.

Un mosaico ricchissimo composto da frammenti di vite e testi, esperienze e contesto, allargando lo sguardo anche al Sud spesso dimenticato.

di Anna Maria Crispino

 


Si è chiuso un altro anniversario del ’68: il cinquantesimo che, in una foga che qualcuno ha definito “reducista” (Marco Grispigni, 2009), ha visto moltiplicarsi la mole di testimonianze e ricostruzioni di quelli/quelle “che c’erano”, come era accaduto peraltro già nel decennale, ventennale, trentennale e così via. Nel trascorrere del tempo, quell’anno “mitico” sembra aver cambiato sempre più di segno, tanto che nella maggior parte dei casi ora, negli ambienti della grande stampa e della politica di ogni colore, se ne parla sempre più spesso come della madre di tutti i problemi del nostro presente: pernicioso anti-autoritarismo, brodo di cultura del terrorismo, dell’uso della droga e delle pratiche di promiscuità sessuale, innesco della crisi di valori nostalgicamente ritenuti consolidati: famiglia, istruzione, identità di genere, partiti e istituzioni. Come se davvero non si riuscisse a fare i conti fino in fondo con un anno, un periodo per la verità, specie in Italia, che ha profondamente svecchiato un Paese cresciuto economicamente ma molto in ritardo socialmente e culturalmente, portando alla ribalta, si è detto da più parti, due nuovi soggetti: i Giovani e le Donne. Categorie astratte e generalizzanti entrambe, ovviamente, perché se pure i movimenti coinvolsero più o meno direttamente un numero significativo di giovani donne e giovani uomini, in nessun momento furono tutti i giovani o tutte le donne: molti/e non se ne accorsero, altrettanti seguirono altre strade. E occorre tenere sempre conto del fatto che si trattò di appartenenti alle generazioni del boom demografico post-bellico, i/le cosiddette baby-boomers, nati/e nate grosso modo tra il 1945 e il 1955 – che erano purtuttavia soggetti singolari, ciascuno e ciascuna con una sua propria storia. Questo spiega probabilmente la profusione di testimonianze: un tentativo di dar conto del complesso articolarsi del rapporto tra l’io e il noi che così tanti scritti memoriali ci restituiscono, tra i soggetti e il contesto insomma.

Tenendo fermi il valore e l’importanza – per metodo, contenuti e bellezza – di un testo ineludibile sull’argomento, qual è A colpi di cuore. Storie del sessantotto di Anna Bravo (2008), una delle novità di questo cinquantennale è stata il numero di volumi e testi che hanno testimoniato e riflettuto sulla partecipazione delle donne ai movimenti. Si è spesso data per scontata una stretta relazione tra ’68 e femminismo, come se l’uno avesse “partorito” l’altro, mentre il rapporto non è (stato) né semplice né diretto. Si trattò al contrario di una relazione spesso problematica, generalmente convinta nella partecipazione ma, per molte donne, non sempre agevole. Un disagio – ben sintetizzata dall’espressione “angeli del ciclostile” – che emanava da quella stessa emancipazione che pur consentiva la partecipazione delle giovani donne alla politica dei loro coetanei – fatto certamente inedito nei numeri e nella varietà delle provenienze geografiche, sociali e culturali – ma che ben presto mise in luce una persistente disparità di collocazione, concreta e simbolica.

 


Le ragazze del ’68 sono state profondamente coinvolte in una radicale messa in discussione della “Politica” attraverso una presa di coscienza del proprio vissuto, che i loro coetanei non hanno voluto né saputo fare per sé. Ed è principalmente da quel “disagio dell’emancipata” (Maria Luisa Boccia) che le ragazze e le giovani donne del ’68 partirono per mettere in discussione la loro partecipazione in movimenti che le vedevano illusoriamente pari ai loro “compagni”, innescando la riflessione che pochi anni dopo avrebbe portato alla nuova ondata  del  femminismo di massa e alle sue innovative, dirompenti pratiche: l’autocoscienza nei piccoli gruppi, il partire da sé, il discorso sui ruoli familiari, la maternità e la sessualità, la riflessione sul rapporto tra personale e politico (più che su pubblico/ privato, come spesso  viene  riferito, facendo  confusione), il separatismo che, nella maggioranza dei casi, divenne pratica comune intorno alla metà degli anni Settanta, passando per crisi personali e clamorose fuoriusciste collettive dai gruppi extraparlamentari della sinistra (in particolare Lotta Continua e il manifesto – v. p. 25). Processo che si affiancò e intrecciò, non sempre senza attriti, con un filone – allora meno consistente, ma che presto si sarebbe rivelato decisivo – di pratiche separatiste e anti-autoritarie avviato da donne della generazione precedente già negli anni Sessanta, e poi alla riflessione più tardiva delle comuniste, una parte delle quali attardate in pratiche di doppia militanza.

 


IN SICILIA E AL SUD

Un’altra novità certamente rilevante riguarda la dimensione geografica, cartografica direi: le ricostruzioni del ’68, sia quelle di carattere generale sia quelle riguardanti le donne, si erano finora basate quasi esclusivamente sugli eventi in alcuni luoghi: Torino, Trento, Milano, Roma, Pisa… tutte città del centro nord, come se il Sud fosse rimasto nel frattempo addormentato, estraneo e lontano. Ben venga dunque un volume che raccoglie 11 testimonianze di donne siciliane o transitate nell’isola o nel Sud in quel periodo: La mamma milita, con quel “mamma” nel titolo a indicare che non di ragazze si tratta. Qui, le testimoni sono nate tra il 1935 e il 1947 (solo due sono degli anni Cinquanta) quindi già adulte, spesso laureate o laureande, a volte già madri, appunto.

Il progetto è stato promosso dalle sei fondatrici di Archivia-Donne in relazione, una realtà palermitana che si è concretizzata con la nascita di una associazione nel 2017, ed è arricchito da vignette di Anni Barazzetti della serie Topastro. «In Sicilia le nuove idee e soprattutto i tanti desideri sepolti – che fino a quel momento erano stati repressi provocando spesso malinconie croniche e depressioni – irrompevano su un tessuto femminile variamente composito, solo in parte toccato dall’emancipazione e in modo abbastanza diverso da quanto succedeva al centro e al nord d’Italia», scrive Angela Lanza nell’Introduzione. E di grande interesse – anche alla luce del dibattito odierno sulle migrazioni – è il testo di Toni Maraini, che il suo ’68 l’ha vissuto in Marocco, e che da quel particolare osservatorio ci consente di aggiungere un tassello importante di scenario: le relazioni tra le due sponde del Mediterraneo nel quadro della decolonizzazione.

Il secondo elemento subito in evidenza alla lettura del volume è che molti dei racconti ruotano più o meno direttamente intorno a un evento cruciale del 1968 che non ha nulla a che vedere con la scuola, l’università o la fabbrica: il terremoto nel Belìce. Una catastrofe che coinvolse tutta la Sicilia occidentale in un tempo in cui la creazione della Protezione civile era ancora al di là da venire e che dunque fu affrontata soprattutto da volontari e organizzazioni civili e religiose. Giovani, maschi e femmine, che quella esperienza – durata giorni, mesi o per alcuni/e anni – l’hanno nella memoria come essenziale e dirimente per la loro vita. Lo racconta bene Marta Garimberti nel testo d’apertura: nata a Roma ma laureata in architettura a Venezia, già madre di una bambina è stata per tre anni (1969-72) a Partanna per lavorare alla ricostruzione post-terremoto. Racconta delle ragioni della scelta (sua e del marito), dei dibatti politici intorno alla violenza/non violenza (a ridosso dell’esperienza di Danilo Dolci e Lorenzo Barbera), delle discussioni sulle crisi internazionali – la guerra in Vietnam in primo piano –, della vita quotidiana nelle baracche e dell’educazione dei bambini. Ma sfiora soltanto i temi che nel frattempo il nascente femminismo stava cominciando a porre all’ordine del giorno: «[…] le nostre azioni contro le autorità responsabili erano non-violente, però di fronte alla violenza nella vita privata che il corpo delle donne denunciava, noi non abbiamo fatto nulla. Non abbiamo proprio avuto un ruolo. Non l’abbiamo proprio affrontata».

Donatella Barazzetti – anche lei nordica, di Torino, anche lei architetta ma anche sociologa – scrive: «Il Sud è stato per me un nuovo ‘68»: arriva in Calabria nei primissimi anni Settanta, quando l’autunno caldo è già lontano, il “sogno” di cambiare il mondo mostra le prime crepe nell’irrigidimento delle strutture organizzative dei gruppi extra-parlamentari e nei segnali dell’imminente svolta di alcuni/e verso la lotta armata. E soltanto qualche anno dopo, il femminismo: «un’illuminazione. […] Era iniziato per me “un nuovo ‘68” più travolgente e radicale di tutti gli altri». In Calabria resterà poi come docente di sociologia (Politiche di Pari Opportunità e Teorie di genere all’Università di Arcavacata di Rende tra il 1992 e il 2014).

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LEGGENDARIA N. 133/2019

DONNE DEL/NEL ’68

GENNAIO 2019 – 76 PAGINE

«Fabrizia Ramondino» 

 

« L’Editoriale »

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Primo numero del Nuovo Anno e facciamo un bilancio ragionato sui volumi usciti in occasione del cinquantenario del ’68: testimonianze e riflessioni di donne che c’erano e hanno vissuto quel mitico anno scegliendo la militanza politica e/o l’impegno sociale. L’insieme restituisce un mosaico cangiante e ricchissimo che ci consente di capire come e perché il nodo politica/femminismo sia tuttora così complesso e problematico pure in un contesto assai diverso, non solo perché è lo scenario politico, sociale e culturale del nostro Paese a essere profondamente mutato, ma anche perché “per fortuna” ci sono nuove figure di protagonismo femminile a occupare la scena. Non ci furono solo “ragazze” nel ’68, ma anche donne già adulte: datare gli eventi è importante perché spiega la complessità e il senso di ciò che è accaduto. E dà ragione di una continuità che la componente maschile di quei movimenti generalmente non ha avuto.

Parliamo di teatro attraverso il dialogo tra Sarah Perruccio e l’attrice Elena Bucci, di Women’s Studies negli Usa con una intervista di Loredana Magazzeni a Cosetta Seno e un articolo di Gabriella Romani; Anna Toscano ricorda la veneziana Alda Monico e Maria Vittoria Vittori ha intervistato la scrittrice Elisabeth Åsbrink. Pina Mandolfo e Anna Trapani ci raccontano l’ultimo bellissimo libro di Maria Attanasio mentre Daniela Matrònola sceglie un recente breve romanzo di Patrizia Carrano. Dedichiamo alcune pagine all’amata Fabrizia Ramondino, scrittrice che non merita l’oblio in cui si trova. E c’è an-che un piccolo Focus sull’amore, dentro e fuori il matrimonio, come lo raccontano scrittrici e scrittori di lingue e paesi di-versi.

E ancora: a che punto è la relazione tra padri e figlie? Ce ne parla Saveria Chemotti. E come stanno cambiando le relazioni d’intimità? Lo mette a fuoco Giuliana Misserville in una recensione dell’ultimo libro di Barbara Mapelli. Marina De Chiara ha letto il magnifico libro di María de las Nieves sullo stereotipo della “puella” e Daniela Daniele annuncia l’uscita (finalmente anche in italiano) del volume di Shari Benstock sulle donne della Rive Gauche.

Infine, in occasione del Giorno della Memoria, vi segnaliamo l’articolo di Annalisa Comes su Mireille Gansel e la rubrica di Loredana Metta. Letture, under-15, Rubriche e News completano il menu di questo fascicolo. In cui vi preghiamo di non tra-scurare le pagine della nostra Campagna abbonamenti: siamo sicure che non vorrete certo trascorrere il 2019 senza la vostra Leggendaria!

Ci vediamo a marzo (8-10), alla seconda edizione della Fiera dell’editoria delle donne: Feminism/2. Stiamo preparando un numero fantasmagorico per l’occasione. Vi aspettiamo e intanto buone letture.