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Tema / La Questione

STORIE NELLA STORIA

di Anna Maria Crispino


Il romanzo storico va alla grande: chi non pratica il genere forse si farà prendere da lontane reminiscenze scolastiche e/o giovanili – I promessi sposi del Manzoni, ovviamente, ma anche Walter Scott e Alexander Dumas – ma siamo lontanissime/i da quegli esempi: oggi parliamo di storie e saghe che combinano contesti e personaggi/e in un mix inedito di ricerca e immaginazione. Qui la Storia dunque non funziona da mera cornice o sfondo di una trama, ma è elemento dinamico della stessa narrazione. E molti romanzi storici a firma femminile sembrano avere in più una cifra specifica, perché parlano del taciuto o del dimenticato, colmano e ingrandiscono quegli interstizi lasciati in ombra nelle grandi narrazioni, “inventano” personagge o riscrivono figure reali con dettagli di vita e sentimenti che molto devono all’accresciuta consapevolezza delle donne su di sé e sul proprio passato. Riscritte e/o inventate, parliamo di figure messe in pagina con l’antico espediente del verosimile, che presuppone un “patto” con la lettrice/lettore sulla sua credibilità. Non è solo questione di tecnica narrativa: si tratta di mettere a tema le domande dell’oggi attraverso storie che gettano nuova luce su vicende storiche il cui racconto finora ha privilegiato i protagonisti maschili – le loro guerre e i loro trattati, il loro potere, i loro vizi e virtù, le passioni e gli amori.

La fioritura di romanzi storici a firma di donne non deve però stupire: c’è già, per questo genere letterario in divenire, una forte genealogia femminile nel Novecento italiano: da Maria Bellonci ad Anna Banti, da Maria Corti a Elsa Morante fino a Rosetta Loy e Dacia Maraini. Ma molto ha anche contribuito l’attenzione delle studiose di Women’s studies, a partire da quel mini-romanzo storico sulla sorella di Shakespeare che Virginia Woolf inserì nel suo saggio Una stanza tutta per sé (1929), collocando appunto il personaggio fittizio di Judith nella ben nota storia del Bardo. «Il romanzo storico ha consentito alle scrittrici di esercitare la libertà di re-immaginare le vite non registrate delle donne, ma ha fatto molto più di questo», sostiene Diana Wallace, autrice di uno dei saggi di riferimento sulla questione (The Woman’s History Novel. British Women Writers, 1910-2000, Palgrave Macmillan 2005 – trad. mia).

Quel che è indubbio è che il genere è in piena fioritura, e l’industria editoriale – e quella della produzione televisiva e cinematografica (basta seguire ad esempio siti come www.willowandthatch.com, che segnala e recensisce le ultime novità nel campo dei cosiddetti Period Drama) – ne è ben consapevole: in Italia, editori come Newton Compton hanno messo a segno successi come la saga in quattro volumi de I Medici di Matteo Strukul (diventato subito anche una serie Tv e opzionato per il cinema) o quella sul mondo degli antichi romani con Andrea Frediani, autore da oltre un milione di copie vendute. Mentre la statunitense Alex Connor (vedi Leggendaria n. 132/2018) ambienta i suoi romanzi storici (con pennellate di thriller) nel mondo dell’arte (una trilogia su Caravaggio presto diventata bestseller e l’ultimo uscito nel 2019 Goya Enigma). Ma sono solo degli esempi: in realtà quasi tutti gli editori hanno romanzi storici nei loro cataloghi, commerciali o più raffinati come alcuni che vi segnaliamo nelle pagine di questo “Tema”, perché il genere, come si dice, “tira”. Come e quanto il giallo, meno forse della fantascienza pura, ma certo altrettanto popolare del fantasy, con il suo sterminato pubblico di Young Adults. Ed è certo segno dei tempi che ben due dei romanzi della cinquina del Premio Strega 2019 siano, appunto, romanzi storici (M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati e Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario).

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LEGGENDARIA N. 136/2019

STORIE NELLA STORIA

LUGLIO 2019 – 76 PAGINE

 

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Numero estivo, ma succulento assai: in “Apertura” abbiamo analizzato i risultati delle elezioni europee 2019 dal nostro punto di vista: quante donne sono state elette, chi siederà sulle cinque massime poltrone dell’Unione Europea, che cosa possiamo credibilmente aspettarci nei prossimi cinque anni. Il dibattito politico si è già spostato su altri argomenti in questo nostro Paese che sembra vivere in una eterna emergenza, ma il voto ha sancito che c’è un “caso Italia” piuttosto preoccupante: non solo per gli equilibri politici generali e l’operato del governo, ma anche perché si è segnalato un tasso assai alto di assenteismo femminile, ennesimo sintomo della crisi della rappresentanza, su cui crediamo occorra riflettere.

Il “Tema” mette a fuoco un genere di sempre maggiore successo: il romanzo storico, che vede una forte presenza di firme femminili, oltre che una attenta riflessione su che cosa oggi possiamo definire Storia, e come raccontarla.

Affrontiamo poi nel nostro “Focus” uno dei temi più divisivi nel femminismo: la prostituzione e, più in generale, le attività che mettono in gioco il nesso tra corpo e denaro. Le due tesi che vi offriamo sono contrapposte, ma ci auguriamo che possano servire a sviluppare un confronto rispettoso e libero tra tutte noi.

Grandi donne e grandi libri nella sezione dedicata ai “PrimoPiano” – da Margaret Atwood a Cynthia Ozick, da Ursula Hirschmann a Carla Voltolina, da Nadia Fusini a Patrizia Rinaldi, Saveria Chemotti, Franca Rovigatti, Nadia Tarantini, Mariolina Bertini, Sheila Heti, Sylvia Townsend Warren…

Fate il pieno di libri da leggere in vacanza pescando dalle nostre “Letture” e non dimenticate gli/le “Under-15”: vi forniamo una guida dai 3 anni in su. Le nostre “Rubriche”, come di consueto, sono luoghi/scritture di suggestioni da assecondare.


Buona estate e buone letture!

Prossimo appuntamento leggendario a fine settembre.


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LEGGENDARIA N. 136/2019

STORIE NELLA STORIA 

LUGLIO 2019 – 76 PAGINE

 

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APERTURA/ ELEZIONI EUROPEE

Dopo il voto del 26 maggio

di Anna Maria Crispino e Alessandra Quattrocchi … pag. 7


TEMA/STORIE NELLA STORIA

≡ LA QUESTIONE

di Anna Maria Crispino … pag. 12

≡ SCENARIO

Pescatrici di vite perdute

di Maria Vittoria Vittori … pag. 14

≡ HILARY MANTEL

La formula magica è entrare dentro la Storia

di Alessandra Quattrocchi … pag. 16

≡ STORIA VIVENTE

Ciò che può essere emerge da ciò che è stato

di Stefania Tarantino … pag. 18

≡ AUTOFICTION

Nelle pieghe del proprio passato

di Giovanna Pezzuoli … pag. 20

≡ SICILIA

Cercano le madri. E anche se stesse

di Gisella Modica … pag. 22

≡ ADRIANA ASSINI

Tutta un’altra Storia

Intervista di Anna Maria Crispino … pag. 24

≡ BRUNA PEYROT

Nella Torre dove la prigionia divenne una diversa libertà

di Matilde Passa … pag. 26

≡ MARCELLA MASCARINO

Grandi famiglie a Genova

di Simona Bonsignori … pag. 28

≡ MIRANDA MIRANDA

La scandalosa Maria d’Avalos

di Maria Vittoria Vittori … pag. 28

≡ BIANCA PITZORNO

Cucire la Storia

di Matilde Passa … pag. 29


A/MARGINE

≡ MARINA SAGONA

Un repertorio di desideri e fantasmi

di Titti Danese … pag. 30


FOCUS/PROSTITUZIONE

Non è sesso, non è lavoro

di Luciana Tavernini … pag. 31

Le femministe sono donne, le prostitute pure. E allora?

di Monica Luongo … pag. 34


PRIMOPIANO

≡ SAVERIA CHEMOTTI

La donna azzurra

Intervista di Elianda Cazzorla … pag. 37

≡ MARGARET ATWOOD

Quel che Omero non disse di Penelope

di Marina Vitale … pag. 39

≡ SHEILA HETI

Dire no al ricatto del Maternalismo

di Antonella Fimiani … pag. 41

≡ CYNTHIA OZICK

Parlare di fuoco a tacere della cenere

di Annalisa Comes … pag. 43

≡ CARLA VOLTOLINA

La rivoluzione di Carla, accanto ma al di là del Presidente

di Ivana Rinaldi … pag. 45

≡ ELISA GAMBARO

E la letteratura si fece donna

di Luisa Ricaldone … pag. 46

≡ FRANCA ROVIGATTI

L’educazione sentimentale delle ragazze

di Loredana Magazzeni … pag. 49

≡ PATRIZIA RINALDI

Blanca torna a indagare, su delitti e tradimenti

di Anna Maria Crispino … pag. 50

≡ NADIA TARANTINI

Rischiare l’oscuro

di Maria Vittoria Vittori … pag. 52

≡ NADIA FUSINI

La scelta di María, tra pietà e giustizia

di Giovanna Covi … pag. 53

≡ MARIOLINA BERTINI

Com’era dolce Torino nei favolosi anni ‘60

di Bianca Tarozzi … pag. 54

≡ SYLVIA TOWNSEND WARREN

Quanto esplode la dinamite nel cuore

di Elvira Federici … pag. 56

≡ URSULA HIRSCHMANN

In un cono d’ombra

di Giancarla Codrignani … pag. 58


UNDER-15/ESTATE

In vacanza con piccole pesti e scontrosi/e adolescenti

a cura di Sara Bennet … pag. 60


LETTURE

≡ ANDREA NAGELE

Nell’incubo dello stupro

di N. T. … pag. 64

≡ MARIA LUCCI

Nell’onda della vita

di Daniela Matrònola … pag. 64

≡ EVELINA SANTANGELO

Un viaggio onirico nella invisibilità del dolore

di Nadia Tarantini … pag. 64

≡ AMÉLIE NOTHOMB

Se non si ama, si può dimenticare

di Monica Luongo … pag. 65

≡ SIMONA VINCI

Di boschi, creature d’acqua e terrori infantili

di N. T. … pag. 66

≡ PAMELA SCHOENEVALDT

L’avventuroso viaggio di Irma

di N. T. … pag. 66

≡ JENNIFER EGAN

La luce prima della tempesta

di Maria Vittoria Vittori… pag. 67

≡ MARILINA GIAQUINTA

Verso neologale

di Daniela Matrònola… pag. 67

≡ LAURA LIPPMAN

Terra bruciata

di Maria Vittoria Vittori … pag. 68

≡ ANTONELLA CILENTO

Quando proibirono la lettura

di Nadia Tarantini … pag. 68


RUBRICHE

≡ GIARDINI IMMAGINARI

La donna di pietra

di Giuliana Misserville … pag. 69

≡ IN/VERSI

Interrogativi di senso

di Maria Clelia Cardona … pag. 70

≡ IN/NOTE

La riscoperta delle donne

di Loredana Metta … pag. 71

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 72

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 74

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LEGGENDARIA N. 136/2019

STORIE NELLA STORIA

LUGLIO 2019 – 76 PAGINE

 

≡ APERTURA ELEZIONI EUROPEE 2019
≡ FOCUS PROSTITUZIONE

Numero estivo, ma succulento assai: in “Apertura” abbiamo analizzato i risultati delle elezioni europee 2019 dal nostro punto di vista: quante donne sono state elette, chi siederà sulle cinque massime poltrone dell’Unione Europea, che cosa possiamo credibilmente aspettarci nei prossimi cinque anni. Il dibattito politico si è già spostato su altri argo-menti in questo nostro Paese che sembra vivere in una eterna emergenza, ma il voto ha sancito che c’è un “caso Italia” piuttosto preoccupante: non solo per gli equilibri politici generali e l’operato del governo, ma anche perché si è segnalato un tasso assai alto di assenteismo femminile, ennesimo sintomo della crisi della rappresentanza, su cui crediamo occorra riflettere…

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Tema / Letteratura

RADDOPPIARSI NELLE STORIE DELL’ALTRA

Se la scelta del doppio come topos letterario è prevalentemente maschile e autoreferenziale, quando le donne hanno cominciato a scrivere e a leggere è cominciato il grande gioco del riflesso.

Il doppio virtuoso scrittrice-lettrice.

di Barbara Mapelli


La figurazione e l’immaginario legati al Doppio hanno connotati prevalentemente maschi li, senz’altro in letteratura. Una storia inquietante di uomini affollata di ombre, specchi, ritratti, incubi, in cui le donne non ci sono o compaiono come figure minori, sostegno o amplificazione dell’io maschio che mantiene – pur nel dolore – la centralità della scena. Si tratta di un’illusione, tutta maschile, di autosufficienza, di solitudine di un soggetto che non solo ha “ingombrato” la storia, ma «ha ingombrato se stesso» (Paul Ricoeur, Gabriel Marcel), creando con la sua centralità e solitario protagonismo un vuoto, una mancanza di comunicazione e condivisione che ha pensato di poter continuare a riempire di sé. A partire dal primo, mitico doppio, Narciso. E Antonio Prete ci ricorda una possibile etimologia del nome: Narciso da nàrke, narcosi, l’incontro impossibile con un altro che non c’è «ricerca di un sé sfrangiato nell’iridescenza del riflesso che ogni passaggio di vento intorbida. O intorpida: narciso, nàrke, ha a che fare col torpore».

Questa illusione, che ha creato sofferenze e diseguaglianze non solo nei confronti delle donne ma allo stesso soggetto protagonista della sua solitudine, è ben descritta da Virginia Woolf, quando scrive di un suo passeggiare nel recinto immaginario di un college maschile, Oxbridge, precluso alle donne. «Mentre percorrevo le strade buie pensavo a questo e a quello, come si è soliti fare alla fine di una giornata di lavoro […] e pensavo com’è spiacevole rimanere chiusi fuori; e poi quanto deve essere peggio rimanere chiusi dentro». Chiusi dentro in un fortino con mura innalzate dalle proprie stesse mani.

Letteratura e psicanalisi si associano negli ultimi due secoli per descrivere le inquietudini e gli incubi che caratterizzano l’incedere del Doppio, la sua figurazione che spesso si fa portatrice di una rivelazione: la lotta, nell’interiorità del soggetto, tra il bene e il male. Questa la confessione del più famoso doppio letterario, il dottor Jekill.

Fu la natura prepotente delle mie aspirazioni, più che qualsiasi particolare degradazione nei miei errori, a rendermi quello che fui, e, con un abisso più profondo che nella moltitudine degli uomini, separò in me il dominio del bene dal dominio del male, che dividono e compongono la natura dualistica dell’uomo.

E ancora il Sosia di Dostoevskij, il Ritratto di Dorian Gray e decine di altre narrazioni, a partire, come accennavo, dalla vicenda di rispecchiamento e morte di Narciso.


Le donne sempre figure secondarie, ombre alle spalle o a fianco del grande Io. Tra le altre mi viene naturale – e ne ho scritto – pensare alla signora Maigret. Tanto per cominciare, chi ne sa il nome? È ricordata sempre e solo come la signora Maigret, che apre la porta di casa al commissario prima che lui bussi, che gli prepara cibi appetitosi, che lo consola quando è triste e gli raccomanda sciarpa e scarpe robuste quando piove. Eppure lo stesso Simenon, maestro di stereotipi sul femminile, in uno dei romanzi svela tutta la fragilità del grande commissario, il suo bisogno della moglie, della sua vicinanza che riconosce in lui il capo, la forza e l’intelligenza della coppia, ma non sempre… «forse questa volta non lo faceva con troppa convinzione, ma lui aspettava le sue parole come un bambino che ha bisogno di essere incoraggiato». E alla fine del racconto è la signora Maigret che scioglie il mistero della trama e risolve il caso al posto del grande marito, per poi immediatamente ritrarsi nella sua ombra.

E a proposito di un altro grande doppio, il Dorian Gray di Oscar Wilde, ne esiste una narrazione ironica e rovesciata a opera di Colette nel racconto Il ritratto. Due donne si ritrovano insieme nella casa di un uomo, fascinoso, famoso e bello, che ha disdegnato entrambe. Il protagonista della loro passione non è presente, loro sono amiche più che rivali, accomunate e non divise da quell’amore infelice per tutte e due. Ma alla fine del racconto accade qualcosa che le libera da questo legame a un uomo che le ha respinte. Nel salone della casa, a pianterreno, vi è un grande ritratto di quest’uomo, ma l’umidità, forse il tempo hanno compiuto

un disastro intelligente, un’opera di distruzione in cui il caso era l’arma di una malevolenza quasi miracolosa. Sul mento romano del grand’uomo, la muffa disegnava una barba biancastra da vegliardo trasandato. Delle bolle gonfiavano la carta sulla sommità delle guance, come due borse linfatiche. Un po’ di carboncino nero, scivolando dai capelli su tutto il ritratto, appesantivano di anni e rughe il viso da conquistatore…

E, uscendo dalla casa, una delle due saluta il ritratto, un addio per sempre, «povero vecchio!…».

Ma al di là di questa rivincita, alcune narrazioni del doppio femminile esistono, anche se meno numerose e meno note, e ci si chiede che caratteristiche abbiano, se anche lì, nelle figurazioni e racconti, non solo letterari, le donne vogliano o abbiano voluto rappresentare lo schema della lotta tra bene e male, o vi sia altro o di più che rappresenti storie, sensibilità, esperienze e vissuti differenti.

È una domanda infinita, cui si possono dare solo frammenti di risposte. Un accenno però mi appare significativo, un accenno alla scrittura, grande doppio del soggetto che scrive, per il significato e il valore differenti che ha avuto  nella storia delle donne e degli uomini. Le donne sono state le grandi assenti per secoli e millenni, salvo poche eccezioni, dalla scena letteraria: sono state scritte più che scrivere, strumenti utili al trionfo dei sentimenti dell’unico soggetto maschile: un doppio inerte, passivo. Ma arriva il tempo in cui le assenti iniziano a scrivere e, tramontato il mito della donna ignorante, oltre alle scrittrici iniziano a comparire le figure delle lettrici. Donne si specchiano nelle loro stesse parole, un fronte a fronte virtuoso, un Doppio che genera cambiamento. Che importa se non tutte sono Jane Austen e se l’amore continua a essere il centro e l’interesse principale delle narrazioni con prevedibili finali e altrettanto prevedibili protagoniste: intanto sono pagine di donne che si scambiano parole scritte tra loro e riconoscimenti reciproci. Sono gli stessi critici maschi a capire che qualcosa sta mutando, a impaurirsi, come sempre gli uomini quando temono invasioni femminili in terreni che hanno considerato solo propri. E mi è piaciuto leggere la risposta che Carolina Invernizio diede a un critico malevolo di un suo libro, peraltro di grande successo. La scrittrice si dice consapevole dei suoi limiti, ma si consola pensando che sul comodino della moglie del critico probabilmente c’è un suo romanzo.

L’ironia femminile che spezza in due il bastone della critica e la consapevolezza, che si specchia nel doppio virtuoso scrittrice-lettrice, che anche i limiti dell’esperienza femminile – la centralità dell’amore, competenza e gabbia al tempo stesso – sono l’avvio alla rottura del silenzio millenario delle assenti. La donna che legge riempie dei suoi contenuti, della sua storia, le pagine che la scrittrice ha composto, risuonano dentro di lei immagini che si avviano dall’ascolto ma a esso non si fermano, trovano rispondenza creativa nella mente e nel sentire di colei che legge. Un doppio generativo che si espande non al riconoscimento esclusivo del se medesimo, ma alla molteplicità.

E così per la letteratura e non solo naturalmente: si apre il terreno, come dicevo, a domande infinite che non chiudono mai a risposte univoche ma si fanno plurali nel procedere, e le riflessioni, che qui facciamo sul doppio al femminile, per questa volta ne sono una delle possibili chiavi.


 

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LEGGENDARIA N. 135/2019

SUL DOPPIO

MAGGIO 2019 – 84 PAGINE

 

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A chi non piacerebbe avere una fisionomia chiara, una soggettività ben definita, senza sbavature e ambiguità, da spendere nel mondo? Ma, lo sappiamo bene, non è così facile. E forse neanche auspicabile. Perché siamo il prodotto di materiali reali e immaginari che fanno di ciascuno e ciascuna di noi esseri complessi, che si raccontano e raccontano storie e vite complesse. Nel nostro Tema “Sul doppio”, pensato e curato da Barbara Mapelli, abbiamo tentato di mettere a fuoco la luce e l’ombra, il Bene e il Male, l’ambiguità e l’ambivalenza che alcune narrazioni ci restituiscono. In particolare, ci siamo chieste se su queste “doppiezze” donne e uomini lavorano diversamente: sui miti, l’arte, le narrazioni, i linguaggi, le relazioni. Ne viene fuori, crediamo, un panorama ricco con molte piste da seguire per andare più in profondità. Perché la domanda di fondo è sempre la stessa e sempre da riformulare: chi siamo, e come siamo diventate quello che oggi siamo?

Il Focus di Cristina Giudice mette a punto lo stato attuale degli Animal Studies, legandolo – dal nostro punto di vista – al discorso anti-specista e ambientalista, temi che ci riguardano in modo sempre più pressante mentre cresce l’allarme per il riscaldamento globale. 

L’assai ricca sezione dei Primopiano si apre con un denso attraversamento dell’opera dell’artista messicana Teresa Margolles (Annalisa Comes) e prosegue con affondi su poete come Anna Toscano, Maria Pia Quintavalla e sui romanzi di Titti Marrone e Giulia Caminito, Lili Grün e Rose Macaulay. Sul tema del post-coloniale l’articolo di Marina Vitale su un bel libro di Marina De Chiara e quello di Monica Luongo sull’Africa immaginata da Selwine Farr: due testi che si parlano. Ed è tutto da leggere la recensione di Antonella Fimiani al libro di Cristina Cattaneo, il medico legale che si è dedicata al riconoscimento dei corpi di migranti annegati nel Mediterraneo. Le Letture, ovviamente, sono sempre chicche preziose, come le nostre Rubriche, che a volte, con straordinaria sintonia, si riallacciano ai temi del numero, come in questo caso, In/note di Loredana Metta.

Buona lettura, dunque, in attesa dell’estate.

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LEGGENDARIA N. 135/2019

SUL DOPPIO

MAGGIO 2019 – 84 PAGINE

 

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TEMA/SUL DOPPIO

a cura di Barbara Mapelli


≡ LETTERATURA

Raddoppiarsi nelle storie dell’Altra

di Barbara Mapelli … pag. 7

≡ DIVINITÀ

La Dea Doppia

di Maristella Lippolis … pag. 9

≡ MITOLOGIA

Le molte duplicità di Medea

di Vittoria Longoni … pag. 11

≡ ARTE

Angelika e Arianna, sedotte e abbandonate

di Ezio Rovida … pag. 13

≡ MARINA CVETAEVA

L’Amazzone o Aspasia, alla ricerca di sé

di Annalisa Comes … pag. 16

≡ FILOSOFIA

Nell’Iliade, figure di forza e fragilità

di Elvira Federici … pag. 18

≡ INGEBORG BACHMANN

Chi è Malina? Uno, una, tanti, Io

di Claudia Alemani … pag. 20

≡ JHUMPA LAHIRI

Da una lingua all’altra

di Daniela Matrònola … pag. 22

≡ GENEALOGIA

Specchio, specchio delle mie brame

di Nadia Tarantini … pag. 24

≡ FEMMINISMO

Prendersi cura di sé e del mondo

di Marina Piazza … pag. 26

≡ CINEMA

Anime e volti in lotta sullo schermo

di Giovanna Pezzuoli … pag. 29

≡ SERIE TV

Killing Eve e la manomissione dell’identico

di Federica Fabbiani … pag. 31

Due in una: Lila e Lenù

di Anna Maria Crispino … pag. 33

≡ MONDO DIGITALE

Il lato oscuro di Senua, eroina dei videogiochi

di Fabrizia Malgieri … pag. 34


A/MARGINE

≡ MUSICA

Parole cantate

di Laura Colombo … pag. 36


FOCUS

≡ ANIMAL STUDIES

Umano versus animali? Recita contro natura

di Cristina Giudice … pag. 37

≡ AMBIENTE

Antropocene, qui e ora

di Dede Varetto … pag. 43

Piante ornamentali, metafora dell’inumano

di Giuseppe Mulas … pag. 45


PRIMOPIANO

≡ ARTE

Impronte: la testimonianza di Teresa Margolles

di Annalisa Comes … pag. 47

≡ ANNA TOSCANO

Come un Requiem mozartiano

di Valeria Viganò … pag. 51

≡ MARINA DE CHIARA

L’arte che denuncia l’ordine coloniale

di Marina Vitale … pag. 52

≡ FELWINE SARR

Immaginare un’altra Africa

di Monica Luongo … pag. 54

≡ MARIA PIA QUINTAVALLA

In volo poetico con la Madre

di Pasqualina Deriu … pag. 56

≡ CRISTINA CATTANEO

Quei corpi straziati dei senza nome

di Antonella Fimiani … pag. 58

≡ LILI GRÜN

I tempi migliori non tornano

di Francesca Caminoli … pag. 60

≡ ROSE MACAULAY

Nel furore della Grande Guerra

di Giovanna Mozzillo … pag. 62

≡ TITTI MARRONE

Capovolte, l’una nell’altra

di Elvira Federici … pag. 64

≡ GIULIA CAMINITO

Storie nella Storia

di Nadia Tarantini … pag. 65


LETTURE

≡ CHIARA INGRAO

Dalla Sicilia alla Germania e ritorno

di Anna Mainardi … pag. 67

≡ GUIDE

L’anima di Orvieto

di Elvira Federici … pag. 67

≡ MONICA GENTILE

Illuminare rapporti sbagliati

di N.T. … pag. 68

≡ ANNE C. BOMANN

Una nuova vita a 70 anni

di Luisa Ricaldone … pag. 69

≡ LETTERATURA

Una stanza che profuma di libertà

di Maria Vittoria Vittori … pag. 70

≡ PAOLA TAVELLA

Donne che scelgono uomini incorreggibili

di N.T. … pag. 70

≡ MANUELA LUNATI

Luoghi erotizzati ed erotizzanti

di Elvira Federici … pag. 71

≡ MARISTELLA LIPPOLIS

Lontana dal Continente, sull’isola-mondo

di Anna Maria Crispino … pag. 72


RUBRICHE

≡ GIARDINI IMMAGINARI

Il corpo, primo luogo del selvaggio

di Giuliana Misserville … pag. 73

≡ IN/VERSI

Le complesse relazioni tra madri e figlie

di Maria Clelia Cardona … pag. 74

≡ CANTO&CONTROCANTO

Aspirina ed Erbacce

di Laura Marzi e Francesca Maffioli … pag. 75

≡ IN/NOTE

Finché morte non ci separi

di Loredana Metta … pag. 76

≡ TOPFIVE

I magnifici 5

di Monica Luongo … pag. 77

≡ NEWS

Appuntamenti e notizie

a cura di Giulia Crispino … pag. 78

≡ CAMPAGNA ABBONAMENTI 2019 … pag. 80

≡ LE NOSTRE LEGGENDARIE MADRINE … pag. 82

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LEGGENDARIA N. 135/2019

SUL DOPPIO

MAGGIO 2019 – 84 PAGINE

 

A chi non piacerebbe avere una fisionomia chiara, una soggettività ben definita, senza sbavature e ambiguità, da spendere nel mondo? Ma, lo sappiamo bene, non è così facile. E forse neanche auspicabile. Perché siamo il prodotto di materiali reali e immaginari che fanno di ciascuno e ciascuna di noi esseri complessi, che si raccontano e raccontano storie e vite complesse. Nel nostro Tema “Sul doppio”, pensato e curato da Barbara Mapelli, abbiamo tentato di mettere a fuoco la luce e l’ombra, il Bene e il Male, l’ambiguità e l’ambivalenza che alcune narrazioni ci restituiscono. In particolare, ci siamo chieste se su queste “doppiezze” donne e uomini lavorano diversamente: sui miti, l’arte, le narrazioni, i linguaggi, le relazioni…

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Tema / Apertura

LA RABBIA DEGLI UOMINI. LE DONNE IN CAMPO

di Anna Maria Crispino


Senza voler ripescare il vecchio refrain della “guerra dei sessi”, questa volta vogliamo dirlo con molta chiarezza: siamo sotto attacco. Perché gli uomini – molti uomini – sono pieni di rabbia contro ciò che noi, le donne – molte donne – siamo diventate: soggetti pensanti dotate di parola propria, in grado di esistere anche senza di loro, più e meglio istruite, capaci di scegliere sulla maternità e le relazioni sentimentali, insomma libere. Donne che lottano contro le perduranti discriminazioni, la violenza e le molestie, il disprezzo e la marginalizzazione, il sessismo, il machismo, il razzismo e lo sfruttamento (parola desueta ma più attuale che mai).

Gli uomini – molti uomini – odiano le donne? Sì, perché non siamo/sono più quelle creature – e quei corpi – docili e compiacenti che loro rimpiangono, e reagiscono con un senso di frustrazione e furia cieca, patendo una perdita che li mette in discussione proprio in quella idea di virilità inca- pace di autentica relazione che la cultura e la società hanno loro garantito come bene che pensavano immutabile. Colpa del femminismo, dicono. Che stravolge i capisaldi del loro potere: la famiglia tradizionale, l’idea proprietaria di mogli e figli/e, la subalternità/complementarietà delle donne nel lavoro, la storica divisione tra puttane e madonne, la certezza della differenza “naturale” tra maschile e femminile, l’uso del corpo delle donne a proprio piacimento. Tanto che, su proposta della Lega – ma con la compiacenza di tanti uomini, di destra e di sinistra – si tenterà di cancellare la legge Merlin e riaprire i bordelli.

Certo, uomini violenti e rabbiosi contro le donne ci sono sempre stati: la differenza è che ora questi sentimenti sembrano essere diventati legittimi, sono stati “sdoganati”, come si dice, sono componente rilevante e essenziale del discorso pubblico delle destre populiste e sovraniste che sembrano prevalere in Italia e sono in ascesa, o già al potere, in Europa e altrove nel mondo. E gli hate speech – i discorsi d’odio – si sprecano. In vista delle elezioni europee del prossimo maggio, ne parliamo ampiamente in questo nostro “Tema”, anche perché le loro idee si traducono in azioni politiche, provvedimenti legislativi e politiche sociali che sembrano riflettere il senso comune di una maggioranza un tempo silenziosa uscita allo scoperto con arroganza e senza remore. Non si tratta più di nicchie minoritarie – i sovranisti bianchi negli Usa e altrove, i fondamentalisti cristiani, i neofascisti e neonazisti in ascesa non solo nei sondaggi ma anche nelle urne in molti Paesi. Gestiscono potere e risorse, mezzi di comunicazione e consenso.

Ma non avranno gioco facile. In queste pagine, a questo torbido mare di rabbia contrapponiamo il protagonismo femminile, anche quello che non si dichiara esplicitamente femminista e che spesso si esprime in forme nuove: in azioni civiche e nella rappresentanza politica, nella resistenza militante e in proposte e pratiche alternative, nel discorso pubblico e, autorevolmente, nella cultura e nella scienza. È ciò di cui parla Leggendaria in tutti i suoi numeri ma che abbiamo voluto in maggiore evidenza in questo fascicolo – sacrificando a malincuore alcune pagine dedicate alle nostre rubriche – perché, colpevolmente, la grande stampa e le Tv, e a volte persino i social media, di tutto questo tacciono, lo oscurano o minimizzano quando non lo ridicolizzano. È capitato anche quest’anno, ad esempio, per l’annuncio dello Sciopero generale delle donne convocato – in sintonia con una estesa rete internazionale – da Non Una di Meno per l’8 marzo, come peraltro era accaduto nelle scarne cronache delle grandi manifestazioni dei due anni precedenti. E invece va detto forte, ad alta voce, senza timore – e fatto circolare. Perché in piazza per l’8 marzo le donne, di tutte le generazioni, saranno tantissime, ovunque nel mondo. Perché se soffia un forte vento di destra, misogino e illiberale, un vento altrettanto forte può contrastarlo: sarà una tempesta? Noi speriamo, contiamo, che sia femmina.

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LEGGENDARIA N. 134/2019

MA CHE RABBIA!

MARZO 2019 – 84 PAGINE

 

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Un altro 8 marzo di mobilitazione in tutto il mondo e la determinazione delle donne a non arretrare cresce. Perché la misoginia dilaga, le destre – nelle sue forme peggiori – avanzano, la violenza maschile, verbale e fisica, sembra potersi esprimere senza più alcuna remora. Non è solo un’impressione. Noi non siamo solitamente allarmiste perché, se guardiamo ai complessi processi in atto, allo stesso tempo vediamo sintomi di altro segno: ci pare che i nuovi femminismi ci dicano che il movimento è ormai chiaramente intergenerazionale e che forme nuove di protagonismo femminile stiano emergendo in politica come in altri campi: dalla rappresentanza alle iniziative civiche, dall’istruzione alle professioni, dall’interno di comunità cosiddette “minoritarie” e nella cultura in senso lato. Eppure, i segnali di rivalsa maschile, di attacchi espliciti su terreni che ritenevamo acquisiti in Occidente e in Europa – e in Italia: dalla 194 al diritto di famiglia, dalla pluralità delle forme di convivenza e delle identità sessuali alla Legge Merlin sulla prostituzione, dagli studi di genere al Welfare, per citarne solo alcuni – siano clamorosi e assai aggressivi. Ignorarli non si può e non serve: è necessario guarda- re, comprendere e giudicare ciò che accade. E se è vero che la misoginia è il primo ineludibile segnale di un processo che ci può portare verso una involuzione democratica, il prevalere di governi illiberali crea un contesto in cui le donne sono e saranno i principali bersagli. Dunque, mettere insieme alcuni tasselli di uno scenario ci è sembrato la cosa giusta da fare in questo fascicolo di Leggendaria. Perché dietro il rancore e l’odio che sembrano attualmente prevalere nelle società occidentali (verso i/le migranti, gli/le omosessuali, le comunità cosiddette di “minoranza”, i poveri, insomma tutti/e coloro che sono portatrici/portatori di “diversità” percepite come apparentemente intollerabili) c’è a nostro avviso la grande rabbia dell’uomo bianco, che teme la perdita dei suoi privilegi e di tutto ciò che definiva la sua identità virile: il controllo sulle donne e i figli, lo status economico, il suprematismo razziale e la sua centralità, anche simbolica, di detentore di un potere ordinativo in campo sociale, politico e culturale. Anche in vista delle prossime elezioni europee, dedichiamo quindi il nostro “Tema” – oltre 50 pagine – all’analisi dei due fenomeni: la rabbia degli uomini e i nuovi protagonismi femminili. Dai due venti contrapposti che stanno soffiando forte sulle nostre società, forse verrà fuori una grande tempesta. Non basterà, crediamo, resistere alle raffiche, magari ritirandosi nel privato: occorre mettere in campo tutta la creatività politica, sociale e culturale di cui saremo capaci.

Ma in questo fascicolo troverete comunque anche le nostre consuete sezioni e rubriche: da In memoria a Pratiche, dai Primopiano alle Letture, dalle Interviste alle News. E naturalmente la nostra Campagna abbonamenti 2019: rinnovate o sottoscrivete un nuovo abbonamento, abbiamo più che mai bisogno di voi.

Buona Lettura e Buon 8 Marzo!